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mercoledì 19 agosto 2020

😑🔴❗ARRIVA DAGLI USA UN’ALTRA EPIDEMIA: MIGLIAIA DI MORTI PER MANCANZA DI SENSO

Arrivano dagli Usa, storica avanguardia delle tendenze che poi invaderanno gran parte del mondo economicamente avanzato, segni nefasti: uno dei più tragici è legato alla diffusione delle “morti per disperazione”. Una vera e propria epidemia che ha visto, solo negli Stati Uniti, nel 2017, morire 158.000 persone di suicidio, overdose o malattie correlate all'abuso di alcool

La ricerca di un senso profondo per la nostra vita, le relazioni, il lavoro, rappresenta il bisogno più fondamentale che ogni essere umano cerca consciamente o inconsciamente di soddisfare. Riuscire a costruire una narrazione logica e coerente della propria vicenda esistenziale, sentirsi utili agli altri, capaci di fare la differenza, consapevoli di operare in vista di un fine che riteniamo giusto e degno di valore; sono questi gli elementi che ci aiutano ad attribuire significato alle nostre azioni. Ne stiamo parlando ormai da varie settimane, qui su “Mind the Economy”, anche in ambito economico. Poi, naturalmente, c'è il contesto, l'ambiente nel quale ci muoviamo, il microcosmo e il macrocosmo che abitiamo e che è determinante nel facilitare o ostacolare questo processo di costruzione del senso..

Arrivano dagli Usa, storica avanguardia delle tendenze che poi invaderanno gran parte del mondo economicamente avanzato, segni nefasti relativi all'evoluzione di questo ambiente. Uno dei più tragici è legato alla diffusione delle “morti per disperazione” (deaths of despair). Una vera e propria epidemia che ha visto, solo negli Stati Uniti, nel 2017, morire 158.000 persone di suicidio, overdose o malattie correlate all'abuso di alcool. È come se ogni giorno di quell'anno tre Boeing 737 MAX si fossero schiantati, causando la morte di tutti i passeggeri. Una tragedia di dimensioni enormi che ha la sua radice in “una società che non riesce più a offrire ai suoi membri un ambiente nel quale essi possano vivere una vita dotata di senso”. Così si esprime il premio Nobel per l'economia Angus Deaton che, con Anne Case, ha appena pubblicato un corposo studio sul tema (“Deaths of Despair and the Future of Capitalism”, Princeton University Press, 2020). Questa ‘”epidemia” è selettiva, colpisce infatti in maniera prevalente americani bianchi della classe media o operaia e con un livello basso di istruzione. È a queste persone che, progressivamente ma inesorabilmente, la vita appare sempre meno degna di essere vissuta. Questo è il primo dato anomalo.

Nel suo classico studio sul suicidio, il sociologo Émile Durkheim aveva, infatti, ipotizzato che il fenomeno riguardasse principalmente le classi istruite e ricche. Oggi assistiamo invece a un fenomeno differente: una diffusione crescente del dolore cronico – sia fisico che psicologico – tra coloro che vengono lasciati indietro, che non riescono a stare al passo di un modello di vita che viene narrato come l'unico degno di essere perseguito, ma che inevitabilmente gli è precluso a causa delle condizioni economiche, educative e di salute, che negli anni sono andate peggiorando. Come i “deboli - che nella ‘fiumana del progresso' di cui parla Verga nella prefazione a ‘I Malavoglia' - restano per via, i fiacchi che si lasciano sorpassare dall'onda per finire più presto, i vinti che levano le braccia disperate, e piegano il capo sotto il piede brutale dei sopravvegnenti”. Coloro che restano per via, gli scarti, i sofferenti di una sofferenza che trova origine sempre più spesso nella “lenta disintegrazione della vita sociale ed economica” della classe operaia americana che, da questa sofferenza, viene spinta sempre più frequentemente verso la dipendenza e il suicidio.

Il capitalismo – e questo non lo si dirà mai abbastanza – continua a produrre gli ‘scarti' che poi vorrebbe curare […] Una grave forma di povertà di una civiltà è non riuscire a vedere più i suoi poveri, che prima vengono scartati e poi nascosti […] Le società dell'azzardo finanziano campagne per curare i giocatori patologici che esse creano. E il giorno in cui le imprese di armi finanzieranno ospedali per curare i bambini mutilati dalle loro bombe, il sistema avrà raggiunto il suo culmine. Questa è l'ipocrisia!”. Così si esprimeva Papa Francesco rivolgendosi a mille imprenditori durante l'udienza del 3 febbraio del 2017, mettendo a nudo il cortocircuito di un certo capitalismo predatorio, fatto di imprese che producono moltissima ricchezza per pochi, distruggendo, al contempo, vero valore per molti.

Occorre cambiare rotta, se ne sono accorti in tanti, ma non ancora abbastanza da fare una massa critica capace di agire per cambiare. Occorre salvare il capitalismo dai capitalisti, per parafrasare il titolo del bel libro del 2003 di Raghuram Rajan e Luigi Zingales. La diagnosi di Case e Deaton sull'origine del cortocircuito e la diffusione dell'epidemia è categorica: “l'industria [della salute] è un cancro al cuore dell'economia, diffusamente metastatizzato, che ha prodotto la riduzione dei salari, la distruzione di buoni posti di lavoro, che ha reso sempre più difficile per gli stati e il governo federale potersi permettere ciò di cui i cittadini hanno bisogno. La finalità pubblica e il benessere dei cittadini sono stati subordinati al guadagno privato dei già ricchi”. Questo processo, naturalmente, origina dall'industria, ma coinvolge la politica acquiescente con i grandi interessi economici, così come le agenzie di regolamentazione e in molti casi anche la professione medica - si parla, non a caso, sempre più spesso di morti “iatrogene”, causate cioè dalle terapie prescritte dai medici curanti.

Robin Hood è sparito dalla scena ed ora la redistribuzione del reddito è gestita dallo sceriffo di Nottingham e il suo strumento principe è la “rendita di posizione”, l'esatto contrario di ciò su cui dovrebbero fondarsi i mercati, liberi e ben funzionanti. Si sa che aliquote fiscali molto alte non farebbero aumentare significativamente il gettito fiscale dato l'esiguo numero di chi dichiara un reddito elevato. Allo stesso tempo, invece, vediamo che la sottrazione anche di piccole quote di ricchezza dai poveri ai ricchi funziona benissimo, proprio grazie all'elevato numero di coloro che hanno un reddito basso. “Questo è quello che sta avvenendo oggi e dovremmo fermarlo” sostengono sempre Case e Deaton.

In questo senso il caso dell'industria farmaceutica è davvero paradigmatico. Nel 2015, un terzo di tutti gli adulti, negli Usa, ha ottenuto una prescrizione di medicinali a base di oppioidi. Stiamo parlando di 98 milioni di persone. Non tutti questi, fortunatamente, sono morti di overdose, ma nel 2000 si sono registrate quattordicimila vittime e si sa che, per ogni morte di questo tipo, ci sono almeno cento altre persone che sono in serio pericolo a causa dell'abuso regolare. Dal 2000 al 2017 sono morte per overdose, negli Usa, più persone di quante ne siano morte complessivamente nella Prima e nella Seconda Guerra Mondiale.

Questi e molti altri dati mettono in evidenza la natura profonda di questo fenomeno. Se, da una parte, esso è legato alla accresciuta domanda di una cura per la perdita di senso e di connessione sociale, dall'altra, a completare l'opera, vediamo una offerta invadente e spregiudicata di questi sostituti, alcool e, soprattutto, medicinali a base di oppioidi.




👉Stefania Sodacci 👈

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