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mercoledì 29 novembre 2023

🕎🔯 Storia e discendenze dell'Ebraismo n°3 guerra degli ultimi tempi

Gog: fu figlio di scemaiah e padre di Scimei, è uno dei discendenti di Ruben(1Cr-5,4)                  È anche il principe di rosh, di meseck, e di tubal (Ez-38,2)che negli ultimi tempi invaderà il paese d'Israele, ritornato nella sua terra dalle varie nazioni del mondo(Ez-38,8). Gog compirà questa invasione, venendo dalle estreme parti del Nord, alla testa di una grande Confederazione di popoli, tra cui la Persia, l'Etiopia, Put, Gomer e Togarmah(Ez 38-4,7), con l'intenzione di saccheggiare e depredare Israele che ora abita al sicuro(Ez 38-10,13).

Magog: Fu il secondo figlio di jafet(Ge-10,2)        (1 Cr-1,5) presumibilmente è anche il popolo discendente da Magog e che, secondo Ezechiele, era anche localizzato nelle estreme parti del Nord(Ez 38-2,15), in rapporto ovviamente a Israele.

Gomer: Fu il figlio maggiore di Jafet e il padre di Ashkenaz, Rifath e Togarma. Sono probabilmente gli antichi Cimmeri che secondo Erodoto, abitavano nel Chersoneso taurico,(l'odierna penisola di Crimea). Si stabilirono poi in Cappadocia e minacciarono l'impero Assiro, ma furono sconfitti da Assarhaddon. In seguito Aliatte scacciò i Cimmeri dalla Lidia. Ezechiele nomina Gomer assieme alla Persia, Etiopia, Put e Togarmah, come alleati di Gog il quale negli ultimi tempi invaderà Israele alla testa di una grande Confederazione di Popoli(Ez 38-5,6).

Togarmah: Fu uno dei figli di Gomer e il fratello di Ashkenaz e Rifath(Ge-10,3)(1Cr-1,6). I discendenti di Togarmah commerciavano con tiro in cavalli e muli(Ez 27,14). Togarmah assieme alla Persia, Etiopia, farà parte degli alleati di Gog il quale negli ultimi tempi invaderà Israele alla testa di una grande Confederazione di Popoli(Ez 38-5,6).

Put: Si ritiene generalmente che Put fosse una regione dell'Africa(Gr-46,9). Molti affermano che era la Libia, altri sostengono che era una regione a sud dell'Etiopia e che si trovava quindi probabilmente sulla costa dell'odierna Somalia.

Giudei: Sono gli appartenenti alla tribù di Giuda o al paese o regno di Giuda (Il regno del Sud) che aveva la sua capitale in Gerusalemme(2 Re 16,6---25,25---Gr 32,12---38,19---40,11---41,3). In seguito poiché gli appartenenti alla tribù di Giuda, formavano una buona parte di quelli ritornati dalla cattività Babilonese, il nome Giudei venne a significare l'intera Nazione ebraica(Gv 4,9). Infine questo termine venne a significare tutti gli Ebrei sparsi nel mondo(Mt 2,2---At 18,2,24). La stessa lingua ebraica venne anch'essa chiamata lingua giudaica o lingua dei Giudei(2 Re 18,26--- Ne 13,24).

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          ‭‭Ezechiele‬ ‭38:1‭-‬23‬                                                                                                                                 Gog strumento di Dio:                                        [1] Il Signore mi parlò: [2] «Ezechiele, rivolgiti verso Gog, capo supremo dei popoli di Mesec e di Tubal della regione di Magog. Pronunzia il mio messaggio contro di lui. [3] Riferiscigli quel che io, Dio, il Signore, dichiaro: Agirò contro di te, Gog, capo supremo dei popoli di Mesec e di Tubal. [4] Ti metterò ganci alle mascelle per costringerti a uscire dal tuo territorio con tutto il tuo esercito: i cavalieri in magnifiche uniformi con i cavalli e un gran numero di soldati armati di scudo, corazza e spada. [5] Si aggiungeranno anche soldati di Persia, di Etiopia e di Put, con scudo ed elmo. [6] I soldati della regione di Gomer, quelli di Bet-Togarmà all’estremo nord verranno con te, insieme a truppe di tanti altri popoli. [7] Fa’ i preparativi necessari e tieni le truppe pronte ai tuoi ordini. [8] Tra molti anni riceverai l’ordine di invadere il territorio d'Israele. I suoi abitanti, sopravvissuti alla guerra, dopo aver lasciato i paesi stranieri dove si trovavano, si raduneranno sulle montagne d'Israele abbandonate da tanto tempo. Là vivranno in tutta sicurezza, lontani dalle altre nazioni. [9] Ma tu, il tuo esercito e i tuoi numerosi alleati, li attaccherete con la furia di una tempesta, e invaderete il paese come una nube che copre la terra. [10] «Ora io, Dio, il Signore, dichiaro che in quel momento ti verranno in mente tante idee ed elaborerai un progetto malvagio. [11] Deciderai d'invadere un territorio indifeso. I suoi abitanti, gente pacifica, vivono tranquilli in città dove non ci sono né mura, né porte sbarrate. [12] Farai razzie e saccheggi tra gente che abita città una volta in rovina. Questo popolo, dopo aver lasciato nazioni straniere, si è di nuovo riunito, ha acquistato bestiame e altri beni. Vivono al centro del mondo. [13] I commercianti di Tarsis, gli abitanti di Saba e di Dedan e delle località vicine ti chiederanno: “Hai riunito il tuo esercito per saccheggiare e fare razzie? Sei venuto per prenderti tutto questo bottino: argento, oro, bestiame e beni?”. [14] «Perciò, Ezechiele, ti ordino di riferire a Gog quel che io, Dio, il Signore, dichiaro: Quando Israele vivrà in pace, tu ti metterai in marcia. [15] Partirai dal tuo paese all’estremo nord, alla testa delle tue truppe composte da soldati di diversi popoli. Voi sarete tutti a cavallo e formerete un grande esercito. [16] Attaccherai Israele, il mio popolo, invaderai la sua terra come una nube copre la terra. Quando arriverà quel lontano momento, ti farò venire contro la mia terra per far sapere alle nazioni che io sono Dio, il Santo. Lo dimostrerò attraverso di te, Gog. [17] «Io, Dio, il Signore, dichiaro che sei tu quello di cui parlavo tanto tempo fa, quando ordinai ai miei servi, i profeti d'Israele, di annunziare per anni che avrei mandato qualcuno ad attaccare Israele».            Il Signore punisce Gog:                                      [18] «In quel giorno, quando Gog invaderà Israele, la mia collera si scatenerà. Lo dico io, Dio, il Signore. [19] Per la violenza e l’ardore del mio furore giuro che in quel giorno un terribile terremoto scuoterà la terra d'Israele. [20] I pesci nel mare, gli uccelli nel cielo, gli animali selvatici, i serpenti che strisciano per terra e gli uomini che vivono sulla terra, tremeranno tutti di paura davanti a me. Le montagne e le pareti rocciose sprofonderanno, le mura crolleranno. [21] Io manderò la guerra contro Gog sulle mie montagne; lo affermo io, Dio, il Signore. I suoi soldati si uccideranno fra di loro. [22] Lo punirò con la peste e con massacri. Riverserò su di lui, sul suo esercito, sui suoi numerosi alleati torrenti di pioggia, di grandine, con fulmini e zolfo. [23] Mostrerò a tutte le nazioni che io sono il Dio grande e santo. Allora riconosceranno che io sono il Signore».

‭‭Ezechiele‬ ‭39:1‭-‬10‬ ‭                                                                                                                                            La sconfitta di Gog:                                                  [1] Il Signore continuò: «Ezechiele, riferisci a Gog le minacce che io, Dio, il Signore, pronunzio contro di lui: Agirò contro di te, Gog, capo supremo dei popoli di Mesec e di Tubal. [2] Ti farò uscire dalla tua terra, ti costringerò a lasciare l’estremo nord per mandarti a conquistare le montagne d'Israele. [3] Ma poi spezzerò l’arco nella tua mano sinistra, farò cadere le frecce dalla tua destra. [4] Tu, il tuo esercito e i tuoi numerosi alleati, troverete la morte sulle montagne d'Israele. Vi darò in pasto agli uccelli rapaci e agli animali feroci. [5] Morirai in aperta campagna, come io ti avevo annunziato. Lo dico io, Dio, il Signore. [6] Darò fuoco al paese di Magog e alle rive lontane dove la gente pensa di vivere tranquilla. Allora riconosceranno che io sono il Signore. [7] Farò in modo che Israele, mio popolo, riconosca che io sono santo. Allora non sarò più disonorato e le nazioni riconosceranno che io sono il Signore, il Santo d'Israele. [8] Quel giorno sta per arrivare, quegli avvenimenti stanno per avverarsi come avevo annunziato. Lo dico io, Dio, il Signore. [9] Gli Israeliti usciranno dalle loro città a raccogliere le armi e con quelle accenderanno il fuoco. Bruceranno gli scudi, gli archi, le frecce e le lance. Ne avranno da bruciare per sette anni. [10] Non avranno più bisogno di raccogliere legna in campagna o di tagliarla nei boschi perché bruceranno quelle armi. Deprederanno e saccheggeranno a loro volta quelli che li avevano saccheggiati. Lo affermo io, Dio, il Signore!».


L'antico impero Kazaro :                                        Si estendeva dalla capitale Kiev fino alle steppe dell'attuale Kazakistan. I Kazari per scelte politiche cambiarono da paganesimo con rituali di sangue all'ebraismo talmudico babilonese, unendo le proprie stirpi con quelle degli ashkenaziti(tribù ebraica,discendenti di Jafet,terzogenito di Noè). Da li ci fu così la 13 tribù dei FALSI EBREI,i cosiddetti CryptoEbrei,coloro che tramite il Nazismo(da notare la somiglianza dei nomi) Ashkenaz/Nazista sterminarono la discendenza di Sem(primogenito di Noè),i Semiti. Gli Ashkenaziti ed i Kazari(ormai mescolati in un unica stirpe) stanno cercando di eliminare tutte le stirpi e religioni Abramitiche,e per questo che hanno creato il Sionismo tanto voluto così fortemente per la creazione di un falso Stato d'Israele dopo la seconda guerra mondiale. Oggi cercano di creare la grande guerra dei discendenti di Gog e Magog la 3° guerra mondiale !!! Da notare i colori UGUALI della bandiera Ucraina e  quella del Kazakistan (Gog e Magog) oggi la base dell'impero Kazaro è la capitale del Kazakistan Astana anagramma di (Satana) che oggi cambia nome in Nur-Sultan(Saturn-Lun) Saturno è un altro nome di lucifero ci sono culti dedicati a lui,Lun spiego molto bene in un articolo sul blog cosa vuol dire,con un intera ricerca,cmq riguarda tecnologie di controllo mentale attraverso nanoantenne e nanochip... 

Cimmeri,Sciti,Sarmati

Nella realtà storiografica i Cimmeri furono una antica popolazione indoeuropea del Caucaso. A un certo punto pressati dagli Sciti si spostarono a Ovest e Sud, dilagando nel Vicino Oriente, dove furono alla fine sconfitti dagli Assiri. Gli Assiri stessi si accorsero che tra Cimmeri e Sciti avveniva una guerra in famiglia dal momento che entrambi appartenevano alla genia degli irani delle steppe.

Dei Cimmeri sono stati tramandati i nomi di tre re: Teushpa, Tugdamme e Sandakshatra. Si noti soprattutto nel terzo nome la forte valenza indo-iranica (gli Kshatrya in India erano gli appartenenti alla casta guerriera). I Cimmeri diedero il primo nome alla penisola di Crimea in antico denominata appunto Cimmeria.

A distanza di secoli fu Goethe a riprendere l’immagine omerica nella sua opera “Italienische Reise”, identificando con i Cimmeri i popoli del Nord immersi nelle nebbie, in contrapposizione al luminoso Mediterraneo. È cimmero il barbaro Conan partorito dalla fantasia dello scrittore americano del Novecento Robert E. Howard.

Il secondo popolo ad apparire nell’area a nord del Mar Nero per effetto di uno spostamento in direzione est-ovest furono gli Sciti. I Greci li consideravano progenie di Eracle e del mostro serpentino Echidna. Anche la loro origine storica si riconduce alla famiglia iranica. Gli Sciti chiamavano sé stessi Scoloti (Skuta o Saka), dal nome del re Skules. Nel nome nazionale si riconosce la radice indoeuropea *skeud: “gettare”, “tirare” (confronta con l’inglese to shoot), nome adeguato a un popolo di arcieri e cacciatori.


Amalek e Amaleciti

Gli Amaleciti (o Amalechiti) sono un popolo ricordato più volte nella Bibbia ebraica e sono considerati come discendenti di un ancestrale personaggio di nome Amalek, ricollegato alla discendenza di Iram, figlio di Sem, figlio di Noè. Amalek era uno degli sceicchi di Edom.

Secondo il Libro del Genesi e del 1º Libro delle Cronache, Amalek (Arabo عماليق, ʿAmālīq, ebraico עֲמָלֵק, ʻAmaleq o ʻĂmālēq) fu il figlio di Elifaz e il nipote di Esaù (Gen36,12); (1Cron1,36); e capo di una tribù edomita (Gen36,16). Sua madre fu una Hurrita, appartenente cioè a una tribù il cui territorio, secondo la Bibbia, era stato conquistato dai discendenti di Esaù, a cui Amalek appartiene, per vivervi nell'abiezione morale.

Secondo la genealogia di Gen36,12 e di 1Cron1,36) Amalek era figlio di Elifaz (primogenito di Esaù) e della concubina Timna, una Hurrita sorella di Lotan. Il passaggio di Gen36,16 si riferisce a lui come al "capo di Amalek", per cui il suo nome potrebbe essere inteso come un titolo riferibile al clan o al territorio sul quale questi avrebbe regnato. In realtà una tradizione extra-biblica, registrata da Nachmanide,[1] riferisce che gli Amaleciti non discendevano dal nipote di Esaù, bensì da un uomo chiamato Amalek, e il nome di questi sarebbe stato imposto anche al nipote di Esaù. Anche le tradizioni arabe lo ricordano come antenato eponimo degli Amaleciti.

Gli Amalekiti furono sempre acerrimi nemici del popolo d'Israele e sono ricordati come una delle prime tribù che, pur non essendo araba, s'erano insediate in Hijaz e avevano tra i primi parlato Arabo, all'epoca del profeta arabo Hud,[2] al pari dei Ṭasm, dei Jadīs e dei Thamūd.[3] Esiste una tradizione arabo-islamica, riportata dal Kitāb al-Aghānī, che spiega l'insediamento ebraico in Hijaz, collegandolo agli Amaleciti. Gli ebrei di quella città-oasi sostenevano infatti di essersi insediati in Arabia nel periodo immediatamente successivo alla morte del profeta Mosè. Affermavano che Mosè aveva inviato un esercito per espellere gli Amaleciti dal territorio di Yathrib, ordinandogli di non risparmiare alcun Amalecita. L'esercito israelita eseguì gli ordini del profeta ma risparmiò la vita di un affascinante principe, figlio del re amalecita, portandolo con sé in Palestina. Mosè era intanto morto e i suoi successori alla guida d'Israele, a causa della vita così risparmiata di quell'Amalecita, che costituiva una palese disubbidienza delle disposizioni ricevute e una violazione della legge mosaica, esclusero l'esercito dalla loro comunità. Esso tornò allora a Yathrib insediandovisi per sempre.[4]

Nella Torah sono descritti come la prima popolazione che attaccò il popolo d'Israele.

Il nome è talvolta tradotto "abitante della vallata"[5][6].

Alcuni interpretano il seguente passo che si riferisce alla terra degli Amaleciti

« e devastarono tutto il territorio degli Amaleciti » (Genesi 14,7)

come la dimostrazione del fatto che gli Amaleciti esistevano già prima del tempo del patriarca Abramo nella regione che sarebbe più tardi diventata la provincia romana dell'Arabia Petraea [1]. Questa opinione corrobora la convinzione di Nachmanide circa un'origine degli Amaleciti anteriore a quella del nipote di Esaù. Tuttavia il passaggio in questione non comporta necessariamente detta interpretazione, dal momento che potrebbe riferirsi alla regione che solo più tardi avrebbe ricevuto quella denominazione, malgrado lo stesso Tanakh in realtà convalidi il fatto che gli Amaleciti siano una cultura indigena e aborigena nel definirla:

« la prima delle nazioni » (Numeri 24,20)

Nel Pentateuco, gli Amaleciti sono nomadi che attaccano gli Israeliti a Refidim nel deserto del Sinai durante il loro esodo dall'Egitto:


Guerra di sterminio contro gli Amaleciti

Come osserva la Jewish Encyclopedia, "David intraprese una guerra santa di sterminio contro gli Amaleciti", che di conseguenza scomparvero dalla storia. Tempo dopo, all'epoca di Ezechia, 500 Simeoniti annichilirono i restanti Amaleciti che erano sopravvissuti" sul Monte Seir, e s'insediarono sulle loro terre:

« Una parte di questi figli di Simeone, cinquecento uomini, andarono verso il monte Seir, sotto la guida di Pelatia, Nearia, Refaia ed Uziel, figli di Isi;

distrussero gli Amalechiti superstiti e si stabilirono in quel luogo, dove sono rimasti fino a oggi » (1 Cronache 4,42-43)

Le relazioni bibliche fra tribù ebraiche e amalecite furono di irriducibile ostilità da parte delle prime ai danni delle seconde, essenzialmente a causa degli attacchi di Amalek a Israele lungo il loro esodo dall'Egitto:

« Allora venne Amalec per combattere contro Israele a Refidim.

E Mosè disse a Giosuè: «Scegli per noi alcuni uomini ed esci a combattere contro Amalec; domani io starò sulla vetta del colle con il bastone di Dio in mano».

Giosuè fece come Mosè gli aveva detto e combatté contro Amalec; e Mosè, Aaronne e Cur salirono sulla vetta del colle.

E quando Mosè teneva le mani alzate, Israele vinceva; e quando le abbassava, vinceva Amalec.

Ma le mani di Mosè si facevano pesanti. Allora essi presero una pietra, gliela posero sotto ed egli si sedette; Aaronne e Cur gli tenevano le mani alzate, uno da una parte e l'altro dall'altra. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole.

E Giosuè sconfisse Amalec e la sua gente passandoli a fil di spada. (Es 17,8)


‭‭Apocalisse‬ ‭13:1‭-‬18‬

Il mostro che sale dal mare:                              [1] Vidi allora un mostro che saliva dal mare. Aveva sette teste e dieci corna. Su ogni corno portava un diadema, e su ogni testa era scritto un nome che è una bestemmia. [2] Il mostro era simile a una pantera. Aveva zampe come quelle di un orso, e una bocca come la bocca di un leone. Il drago gli affidò il suo potere, il suo trono e una grande autorità. [3] Una delle teste del mostro sembrava mortalmente colpita, ma la ferita mortale fu guarita. Allora tutta la terra fu presa da meraviglia e ubbidì al mostro. [4] Tutti adorarono il drago, perché aveva dato l’autorità al mostro, e si inginocchiarono davanti al mostro, dicendo: «Chi è simile al mostro e chi potrà mai combattere contro di lui?». [5] Al mostro fu concesso di dire parole arroganti e di insultare Dio, ed ebbe il potere di far questo per quarantadue mesi. [6] Il mostro cominciò a parlare e a offendere Dio, a maledire il suo nome e il suo *santuario, e insultare tutti quelli che sono nel cielo; [7] e gli fu permesso di far guerra contro quelli che appartengono al Signore e di vincerli; gli fu dato potere sopra ogni razza, popolo, lingua e nazione. [8] Davanti a lui si inginocchieranno gli abitanti della terra, quelli che non hanno il loro nome scritto fin dalla creazione del mondo nel libro della vita, il quale appartiene all’Agnello che è stato sgozzato. [9] Chi è in grado di udire ascolti: [10] Chi deve andare in prigionia andrà certamente in prigionia; chi deve essere ucciso di spada sarà certamente ucciso di spada. Qui si vedrà la fermezza e la fede di quanti appartengono al Signore.            La bestia che sale dalla terra:                         [11] Dopo il mostro vidi un’altra bestia che saliva su dalla terra. Aveva due corna come quelle d'un agnello, e una voce come quella d'un drago. [12] Essa esercita tutto il potere del mostro in sua presenza, e costringe la terra e i suoi abitanti ad adorare, come un dio, il mostro guarito dalla sua ferita mortale. [13] La bestia fa grandi *miracoli: fa persino scendere fuoco dal cielo sulla terra, davanti agli occhi della gente. [14] Con i miracoli che ha il potere di fare alla presenza del mostro, inganna gli abitanti della terra, ordinando loro di fare una statua al mostro, che vive nonostante la ferita di spada. [15] La bestia ebbe il potere di dare la vita alla statua del mostro, perché potesse parlare e far uccidere tutti coloro che non lo adoravano. [16] La bestia fece mettere un marchio sulla mano destra e sulla fronte di tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi. [17] Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome del mostro o il numero che corrisponde al suo nome. [18] Qui ci vuole saggezza. Chi è intelligente calcoli il significato del numero del mostro, un numero che corrisponde a un uomo. Il numero è seicentosessantasei.

Riproponiamo un pezzo dell'articolo già pubblicato in altra occasione.👇

Cazari

Secondo i criteri genealogici di matrice veterotestamentaria, i Cazari non appartenevano alla discendenza di Sem, né tanto meno a quella di Cam, bensì a quella di Jafet: la letteratura ecclesiastica altomedioevale li dice infatti “figli di Magog” o comunque li localizza “nelle terre di Gog e Magog”, mentre Ibn Fadlan li identifica tout court coi coranici Ya’jûj e Ma’jûj.Da Teofane il Confessore, che li definì “Turchi orientali”, fino a Lev Gumilëv, che vide in loro un gruppo daghestano o sarmatico o alano turchizzato, gli storici e gli etnologi li hanno ricollegati, in un  modo o nell’altro, alla famiglia dei popoli turchi. Alcuni ritengono che il nome dei Cazari derivi da kaz (“errante”) ed er (“uomo”); Douglas Dunlop richiama invece il nome cinese di una antica tribù uigurica, Ko-sa. In ogni caso, “una risposta definitiva circa le origini dei Cazari non è ancora disponibile. Deve essere comunque sottolineato il fatto che nella formazione del popolo cazaro è comprovata l’importanza di migrazioni da est ad ovest”.    

Sul decisivo ruolo geopolitico e geostrategico del regno cazaro insiste Arthur Koestler nel suo celeberrimo libro. “Il paese occupato dai Cazari, una popolazione di origine turca, occupava una posizione strategica sul vitale passaggio tra il Mar Nero e il Mar Caspio, dove le grandi potenze orientali dell’epoca si confrontavano tra loro. Funzionò da stato-cuscinetto a protezione dell’impero bizantino dalle invasioni delle rudi tribù barbare delle steppe nordiche: Bulgari, Magiari, Peceneghi ecc., e più tardi Vichinghi e Russi. Altrettanto, se non più importante dal punto di vista della diplomazia bizantina e della storia europea, fu l’efficace opera di contenimento esercitata dalle armate cazare nei confronti della valanga araba nei suoi primi e più devastanti stadi, un’opera che impedì la conquista musulmana dell’Europa orientale”. Prima di Koestler, già D. M. Dunlop aveva rivendicato al regno cazaro la funzione di antemurale christianitatis: “È quasi certo che, se non ci fossero stati i Cazari nella regione a nord del Caucaso, la stessa Bisanzio, baluardo della civiltà europea in Oriente, si sarebbe trovata circondata dagli Arabi e la storia della Cristianità e dell’Islam forse sarebbe stata assai diversa da quella che conosciamo.

Facciamo adesso un passo indietro nel tempo, arrivando alle loro origini,la discendenza dei Cazari  che abbiamo detto si pensa fossero Sciti e Sarmati che regnavano quelle terre da centinaia di anni prima di loro. Erodoto diceva che vi  fossero oscure popolazioni di guerrieri dagli occhi di serpente, altri invece dicono che provenissero da un accoppiamento tra alcuni sciti con Amazzoni,le donne guerriere nate da popolazioni rettiliane. Infatti nella cultura Sarmata vigeva il matriarcato e le donne guerreggiavano come gli uomini. Ma in realtà oltre a Sciti e Sarmati a sud della Siberia vi erano popolazioni della steppa e delle foreste  più profonde,il quale non si menzionano neanche di nome,alcuni come strabone le chiama le popolazioni oscure della steppa.

Continua a leggere l'articolo qui👇

Alfa-romeo-visconti-sarmati-kazari,la stirpe dei Sauromati

Potremmo dedurre quindi,leggendo la bibbia e un po di storia,quindi le cose che stanno accadendo oggi nel mondo,che I paesi in guerra saranno proprio coloro che determineranno la 3° guerra mondiale e il ritorno di nostro Signore Gesù Cristo?Deduciamo che la Russia con altri alleati attaccherà Israele?  Continueremo ad indagare...


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Grazie al libro di Gianfranco Ravasi "Antico Testamento" 

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🕎Gre-Resistence 🕎

domenica 26 novembre 2023

🕎👹JOHN D. ROCKEFELLER- "Non potranno fare nulla"

 JOHN D. ROCKEFELLER:


"Quando si solleveranno contro di noi, li schiacceremo come insetti, perché sono meno di questo. Non potranno fare nulla al riguardo"

Vedranno che i nostri prodotti vengono utilizzati nei film e si abitueranno a loro e non conosceranno mai il loro vero effetto.

Quando partoriranno, inietteremo veleni nel sangue dei loro figli e li convinceremo che li stiamo aiutando! Inizieremo prima, quando le loro menti saranno giovani, indirizzeremo i loro figli con ciò che i bambini amano di più, le cose dolci.

Quando i loro denti si deteriorano, li riempiremo di metalli che uccideranno le loro menti e ruberanno il loro futuro.

Quando la loro capacità di apprendimento è stata influenzata, abbiamo creato farmaci che li renderanno più malati e causeranno loro altre malattie, per le quali creeremo ancora più farmaci.

Li renderemo docili e deboli davanti a noi, con il nostro potere. Diventeranno depressi, lenti e obesi e quando verranno da noi per chiedere aiuto, daremo loro più veleno.

Focalizzeremo la nostra attenzione sul denaro e sui beni materiali in modo che non si connettano mai con il loro io interiore.

Li distrarremo con fornicazione, piaceri esterni e videogiochi, in modo che non siano mai uno con l'unità di tutti.

Le loro menti apparterranno a noi e faranno come diciamo.

Se rifiutano, troveremo modi per implementare la tecnologia che altera la mente nelle loro vite.

Useremo la paura come nostra arma. Istituiremo i loro governi e stabiliremo l'opposizione al loro interno.

Possederemo entrambe le parti. Nasconderemo sempre il nostro obiettivo, ma continueremo il nostro piano.

Faranno il lavoro per noi e noi prospereremo grazie alla loro fatica.

Le nostre famiglie non si mescoleranno mai alle loro.

Il nostro sangue deve essere puro (perché lo è).

Li faremo ammazzare a vicenda quando si opporranno a noi.

Li terremo separati dall'unità attraverso i dogmi e la religione.

Controlleremo tutti gli aspetti della loro vita e diremo loro cosa pensare e come.

Li guideremo gentilmente e faremo credere loro che stanno guidando se stessi.

Istigeremo animosità tra di loro attraverso le nostre fazioni.

Quando una luce risplende tra loro, la spegneremo con la beffa o la morte, che ci si addice meglio.

Faremo loro a pezzi i loro cuori e ad uccidere i loro stessi figli.

Realizzeremo questo usando l'odio come nostro alleato, la rabbia come nostro amico.

L'odio li accecherà completamente e non vedranno mai che nei loro conflitti noi saremo i loro leader.

Saranno impegnati a uccidersi a vicenda.

Si laveranno nel proprio sangue e uccideranno i loro vicini, purché vedremo che sono contro di noi.

Ne trarremo grande beneficio, perché non ci vedranno, perché non possono vederci.

Continueremo a prosperare dalle loro guerre e dalle loro morti. Lo ripeteremo fino al raggiungimento del nostro obiettivo finale.


Continueremo a farli vivere nella paura e nella rabbia, daremo loro immagini e suoni.


Useremo tutti gli strumenti a nostra disposizione per raggiungere questo obiettivo.


Gli strumenti saranno forniti dal loro lavoro. Faremo in modo che odino se stessi ei loro vicini.


Nasconderemo sempre loro la verità divina, che siamo tutti uno. Che non deve mai sapere!


Non devono mai sapere che il colore è un'illusione, devono sempre credere che non sono uguali.


Goccia dopo goccia, goccia dopo goccia avanzeremo il nostro obiettivo.


Prenderemo il controllo delle loro terre, risorse e ricchezze per esercitarne il controllo.


Li indurremo ad accettare leggi che ruberanno la poca libertà che hanno. Istituiremo un sistema monetario che li spegnerà per sempre, mantenendo debiti loro e i loro figli.


Quando li bandiremo insieme, li accuseremo di omicidio e presenteremo una storia diversa al mondo perché saremo proprietari di tutti i media.


Useremo i media per controllare il flusso di informazioni e i loro sentimenti a nostro favore.


Quando si solleveranno contro di noi, li schiacceremo come insetti, perché sono meno di quello.


Non potranno fare nulla al riguardo!"

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🕎Gre Resistence 👹

🕎✡️ I Protocolli dei Savi Anziani di Sion

Nel 2010 già pubblicammo questi protocolli,che all'epoca si diceva che fossero un falso. Ma allora per quale motivo ci è stato censurato ?!? 

Oggi lo riproponiamo con la speranza che non sarà di nuovo estirpato dal web, senza preavviso .


 Sergej Aleksandrovič Nilus

I Protocolli dei Savi Anziani

di Sion

1921

(1905)

Mi è stato dato, da un amico personale ora defunto, un manoscritto il quale, con una precisione e chiarezza straordinaria, descrive il piano e lo sviluppo di una sinistra congiura mondiale, che ha il preciso scopo di de­terminare lo smembramento inevitabile del mondo non rigenerato. Questo documento venne nelle mie mani circa quattro anni fa (1901) insieme con l’assoluta garanzia che è la traduzione verace di documenti (originali), ru­bati da una donna ad uno dei capi più potenti, e più altamente iniziati della Massoneria Orientale. Il furto fu compiuto alla fine di un’assemblea segreta degli « Iniziati » in Francia paese che è il nido della « cospirazione massonica ebraica ».

A coloro che desiderano di vedere e udire oso svelare questo manoscrit­to col titolo di « Protocolli degli Anziani di Sionne ».

Chi esamina questi appunti può, a prima vista, riportarne l’impressione che essi contengano ciò che di solito chiamiamo assiomi; vale a dire delle verità più 0 meno conosciute, quantunque espresse con un’asprezza ed un sentimento d’odio che di solito non accompagnano le manifestazioni di si­mili verità. Ribolle fra le righe quell’arrogante e profondo odio di razza e di --- religione che per lungo tempo è riuscito a nascondersi; ora questo odio gorgoglia, si riversa e sembra che trabocchi da un recipiente colmo di furo­re e di vendetta, odio pienamente conscio della meta agognata che si avvi­cina!

Debbo avvertire che il titolo di questo libro non corrisponde esattamente al contenuto. Non si tratta precisamente di verbali di adunanze, ma bensì di un rapporto, diviso in sezioni non sempre logicamente seguentisi, presenta­te da un potente personaggio. Il documento dà l'impressione di essere una parte di un complesso minaccioso e di maggiore importanza, del quale manca il principio. L’origine, già menzionata, di questo documento è evi­dente.

Secondo le profezie dei Santi Padri, le gesta degli Anti-Cristo devono sempre essere una parodia della vita di Cristo, ed essi pure debbono avere il loro Giuda. Ma, ben inteso, dal Punto di vista terrestre questo Giuda non raggiungerà il suo scopo; e perciò, benché di breve durata, una vitto­ria completa di questo « Sovrano del mondo » (l’Anti-Cristo) è assicurata. Si comprende che questo accenno alle parole di W. Soloviev non è adope­rato qui come prova della loro autorità scientifica. Dal punto di vista esca­tologico, non è la scienza che lavora, ma bensì il destino che eseguisce la propria parte importante. Soloviev ci fornisce il canovaccio, sarà il mano-scritto che eseguirà il ricamo.

Ci si potrà rimproverare la natura apocrifa di questo documento, ma se fosse possibile di provare l’esistenza di questo complotto mondiale per mezzo di lettere e di testimonianze, e di smascherare i capi tenendone i fili sanguinolenti per le mani, i «Misteri dell’iniquità» sarebbero violati. Se­condo la tradizione non devono essere smascherati completamente sino al giorno della incarnazione del «Figlio della perdizione» (l’Anticristo). Non possiamo, nell’attuale complicazione di procedimenti delittuosi, sperar di avere prove dirette, ma dobbiamo contentarci della certezza acquistata me­diante l’insieme delle circostanze, per cui non rimarrà alcun dubbio nella mente di ogni osservatore cristiano. Ciò che segue dovrebbe esser prova sufficiente per tutti coloro che hanno « orecchi per sentire ». Lo scopo che d siamo prefissi è di spingere tutti a proteggersi a tempo e a tenersi in guar­dia. La nostra coscienza sarà soddisfatta se, con l’aiuto di Dio, potremo raggiungere il nostro scopo, senza tuttavia suscitare ira contro il popolo ac­cecato d’Israele. Confidiamo che i Gentili non nutriranno sentimenti di odio verso la massa credenzona degli israeliti, inconsapevole del peccato satanico dei suoi capi gli Scribi e i Farisei i quali hanno di già dato la prova di essere la distruzione di Israele. Per scansare l’ira di Dio rimane una sola via: l’unione di tutti i cristiani in Nostro Signore Gesù Cristo, il pentimento nostro e degli altri oppure lo sterminio totale. Ma è que­sto possibile dato le condizioni attuali del mondo non rigenerato? Non è possibile per il mondo, ma lo è ancora per la Russia credente. La condizio­ne politica degli Stati Europei Occidentali è dei loro possedimenti o domini in altri continenti, fu profetizzata dal Principe degli Apostoli. L’umanità che aspira al perfezionamento della sua vita terrestre va in cerca di una rea­lizzazione maggiore dell’idea di potenza, che dovrebbe assicurare il benes­sere di tutti; e brama un regno di sazietà universale, essendo questo diven­tato il più alto ideale della vita umana. Essa ha cambiato l’indirizzo dei suoi ideali, dichiarando completamente screditata la Fede Cristiana perché essa non ha giustificato le speranze che si riponevano in essa. L’umanità rove­scia i suoi idoli di ieri, ne crea dei nuovi, innalza nuovi Dei sugli altari, eri­ge loro tempi, più lussuosi e magnifici gli uni degli altri; poi li depone e li distrugge nuovamente. Il genere umano ha perduto Perfino il concetto del potere dato da Dio ai suoi Eletti e si avvicina sempre più allo stato di anar­chia. Fra poco il pernio della bilancia repubblicana e costituzionale sarà consumato; la bilancia crollerà, e crollando trascinerà tutti i Governi nell’abisso dell’anarchia furente.

L’ultima barricata, l’ultimo rifugio del mondo contro l’uragano che vie­ne è la Russia. In essa la vera fede vive ancora e l’Imperatore consacrato rimane il suo protettore sicuro.

Tutti gli sforzi di distruzione dei servi sinistri e palesi dell’Anticristo, tutti gli sforzi dei suoi lavoratori coscienti e incoscienti, sono concentrati contro la Russia. Le ragioni di questo sforzo sono conosciute, l’obiettivo è conosciuto e deve essere conosciuto dalla Russia fedele e credente. Quanto più è minaccioso il momento che si approssima e più spaventevoli sono gli avvenimenti che si avvicinano nascosti nelle dense nubi, tanto più devono battere con coraggio e determinazione sempre maggiore i cuori russi intre­pidi ed audaci. Devono coraggiosamente unirsi intorno allo stendardo sacro della loro Chiesa ed al Trono del loro Imperatore. Fintanto che vive l’anima, fintanto che il cuore batte nel petto non deve trovar posto lo spet­tro mortale della disperazione; tocca a noi con la nostra fede di ottenere la misericordia dell’Onnipotente e di ritardare l’ora della caduta della Russia.

Parleremo apertamente, discuteremo il significato di ogni riflessione e, per mezzo di paragoni e deduzioni, arriveremo a dare una spiegazione completa esponendo così il concetto della nostra politica e di quella dei gojm (per noi i Gentile così li chiama il traduttore).

Si deve anzitutto notare che gl’individui corrotti sono assai più numerosi di coloro che hanno nobili istinti, perciò nel governare il mondo i migliori risultati sono ottenuti colla violenza e l’intimidazione, anziché con le di­scussioni accademiche. Ogni uomo mira al potere, ognuno vorrebbe essere un dittatore e sono, in vero, assai rari coloro che non sono pronti a sacrifi­care il benessere altrui pur di raggiungere le proprie finalità. Che cosa ha frenato quelle belve che chiamiamo uomini? Che cosa li ha governati? Nei primordi della civiltà si sono sottomessi alla forza cieca e brutale, poi alla legge la quale in realtà è la stessa forza, ma mascherata. Da ciò deb­bo dedurre, che, secondo la legge della natura, il diritto stà nella forza.

La libertà politica non è un fatto, ma una idea.

Si deve sapere come applicare questa idea quando necessita, allo scopo di servirsene come di un’esca per attirare la forza della plebe al proprio par­tito, se detto partito ha deciso di usurpare il potere di un rivale. Il problema viene semplificato, se questo rivale diventa infetto da idee di «libertà» dal cosiddetto liberalismo e se per questo ideale cede una parte del suo potere. In queste circostanze trionfa il nostro concetto. Una nuova mano af­ferra le abbandonate redini del Governo, secondo vuole la legge vitale, per­ché la forza cieca del popolo non può esistere per un solo giorno senza un Capo che la guidi, ed il nuovo Governo non fa che sostituire il vecchio in­debolito dal suo liberalismo.

Oggi giorno la potenza dell’oro ha sopraffatto i regimi liberali. Vi fu un tempo in cui la religione governava. Il concetto della libertà non è realizza­bile perché nessuno sa adoperarla con discrezione. Basta dare l’autonomia di governo ad un popolo, per un periodo brevissimo, perché esso diventi una ciurmaglia disorganizzata. Da quel momento stesso cominceranno i dissidi, i quali presto si trasformano in guerre civili, l’incendio si appicca ovunque e gli Stati cessano virtualmente di esistere. Lo Stato, sia che si esaurisca in convulsioni interne, sia che la guerra civile lo dia in mano a un nemico esterno può considerarsi definitivamente e totalmente distrutto e sarà in nostro potere. Il dispotismo capitalista, che è interamente nelle no­stre mani, gli tenderà un fuscello al quale lo Stato dovrà inevitabilmente aggrapparsi per evitare di cadere inesorabilmente nell’abisso.

Se qualcuno per motivo di liberalismo asserisce che simili discussioni sono immorali farò una domanda: perché non è immorale per uno Stato che ha due nemici, uno esterno e l’altro interno, il servirsi contro l’uno di mezzi difensivi diversi da quelli che usa contro l’altro, formando cioè piani segreti di difesa, e di attacco di notte o con forze superiori? Dunque, perché do­vrebbe essere immorale per lo Stato servirsi di questi medesimi mezzi con­tro ciò che rovina le sue fondamenta ed il benessere della sua stessa esi­stenza? Può una mente sana e logica sperare di governare una massa con successo per mezzo di argomenti c ragionamenti, quando sussiste la possi­bilità che essi siano contraddetti da altri i quali, anche se assurdi e ridicoli, vengano presentati in guisa attraente a quella parte della plebe, che non è capace di ragionare o di approfondire, guidata come è interamente da pic­cole passioni e convenzioni, o da teorie sentimentali?

Il grosso della plebe, non iniziata ed ignorante, assieme a coloro che so­no sorti e saliti da essa, vengono avviluppati da dissensi di partito, che ren­dono impossibile qualsiasi accordo anche sulla base di argomenti sani e convincenti. Ogni decisione della massa dipende da una maggioranza ca­suale o predisposta la quale, nella sua totale ignoranza dei misteri politici, approva risoluzioni assurde, seminando in questo modo i germi dell’anarchia. La politica non ha niente di comune con la morale; un sovra­no che si lascia guidare dalla morale non è un accorto politico, conseguen­temente non è sicuramente assiso sul trono. Chi vuol regnare deve ricorrere all’astuzia ed all’ipocrisia. L’onestà e la sincerità, grandi qualità umane, di­ventano vizi in politica. Esse fanno perdere il trono più certamente che non il più acerrimo nemico. Queste qualità devono essere gli attributi delle na­zioni Gentili, ma noi non siamo affatto costretti a lasciarci guidare da esse. Il nostro diritto sta nella forza. La parola «diritto» rappresenta un’idea astratta senza base alcuna, e significa né più né meno che: «datemi quello che voglio perché io possa dimostrarvi in conseguenza che io son più forte di voi».

Dove principia il diritto e dove termina? In uno Stato dove il potere è male organizzato, ove le leggi e le personalità del regnante sono resi ineffi­caci dal continuo liberalismo invadente, io mi servo di una nuova forma di attacco usando del diritto della forza per distruggere i canoni e i regolamen­ti già esistenti, impadronirmi delle leggi, riorganizzare tutte le istituzioni, e diventare così il dittatore di coloro i quali hanno spontaneamente rinunciato al loro potere conferendolo a noi. La nostra forza, nelle attuali traballanti condizioni dell’autorità civile, sarà maggiore di qualsiasi altra, perché sarà invisibile, sino al momento che saremo diventati tanto forti da non temere più nessun attacco per quanto astutamente preparato. Dal male temporaneo, al quale siamo obbligati a ricorrere, emergerà il benefizio in un regime in­crollabile che reintegrerà il funzionamento dell’esistenza naturale, distrutto dal liberalismo.

Il fine giustifica i mezzi.

Nel formulare i nostri piani, dobbiamo fare attenzione non tanto a ciò che è buono o morale, quanto a ciò che è necessario e vantaggioso.

Abbiamo davanti un piano dove è tracciata una linea strategica dalla qua­le non dobbiamo deviare, altrimenti distruggeremo il lavoro di secoli. Per stabilire uno schema d’azione adeguato, dobbiamo tener presente la me­schinità, l’incostanza e la mancanza di equilibrio morale della folla, nonché l’incapacità sua di comprendere e di rispettare le condizioni stesse del suo benessere e della sua esistenza. Si deve comprendere, che la forza della fol­la è cieca e senza acume; che porge ascolto ora a destra ora a sinistra.

Se il cieco guida il cieco, ambedue cadranno nella fossa. Conseguente­mente quei membri della folla che sono venuti su da essa, non possono, an­che essendo degli uomini d’ingegno, guidare le masse senza rovinare la Nazione.

Solamente chi è stato educato alla sovranità autocratica può leggere le parole formate con l’alfabeto politico. Il popolo abbandonato a sé stesso, cioè in balìa di individui saliti su dalla plebe, viene rovinato dai dissensi di partito che hanno origine dall’avidità di potere e dalla bramosia di onori, generatrici di agitazioni e disordini.

È forse possibile che le masse possano giungere tranquillamente ed am­ministrare senza gelosia gli affari di Stato che non devono confondere con i loro interessi personali? Possono le masse organizzare la difesa contro il nemico esterno? Ciò è assolutamente impossibile, perché un piano suddivi­so in tante parti quante sono le menti della massa, perde il suo valore e quindi diventa inintelligibile ed ineseguibile. Soltanto un autocrate può concepire piani più vasti, assegnando la sua parte a ciascun ente del mecca­nismo della macchina statale. Quindi concludiamo essere utile per il benes­sere del paese, che il governo del medesimo sia nelle mani di un solo indi­viduo responsabile. Senza il dispotismo assoluto la civiltà non può esistere, perché la civiltà può essere promossa solamente sotto la protezione del re­gnante, chiunque egli sia, e non dalla massa.

La folla è barbara, ed agisce barbaramente in ogni occasione. La turba, appena acquista la libertà, rapidamente la trasforma in anarchia, la quale è per sé stessa la massima delle barbarie. Date uno sguardo a quei bruti al­coolizzati ridotti all’imbecillità dalle bevande il cui consumo illimitato è tollerato dalla libertà! Dovremo poi permettere a noi stessi ed ai nostri simi­li di fare altrettanto? I popoli della Cristianità sono fuorviati dall’alcool; la loro gioventù è resa folle dalle orge classiche e premature alle quali l’hanno istigata i nostri agenti e cioè i precettori, i domestici, le istitutrici, gli impiegati, i commessi e via dicendo ; dalle nostre donne nei loro luoghi di divertimento; ed a queste ultime aggiungo anche le cosiddette «Signore della Società» loro spontanee seguaci nella corruzione e nella lussuria.

Il nostro motto deve essere: «Qualunque mezzo di forza ed ipocrisia!».

In politica vince soltanto la forza pura, specialmente se essa si nasconde nell’ingegno indispensabile per un uomo di Stato. La violenza deve essere il principio; l’astuzia e l’ipocrisia debbono essere la regola di quei governi che non desiderano di deporre la loro corona ai piedi degli agenti di una po­tenza nuova. Il male è l’unico mezzo per raggiungere il bene. Pertanto non dobbiamo arrestarci dinanzi alla corruzione, all’inganno e al tradimento, se questi mezzi debbono servire al successo della nostra causa.

In politica dobbiamo saper confiscare le proprietà senza alcuna esitazio­ne, se con ciò possiamo ottenere l’assoggettamento altrui e il potere per noi.

Il nostro Stato, seguendo la via della conquista pacifica, ha il diritto di sostituire agli orrori della guerra le esecuzioni, meno appariscenti e più uti­li, che sono i mezzi necessari per mantenere il terrore, producendo una sot­tomissione cieca. La severità giusta ed implacabile è il fattore principale della potenza dello Stato. Non solo perché è vantaggioso, ma altresì per do­vere e per la vittoria, dobbiamo attenerci al programma della violenza e dell’ipocrisia.

I nostri principi sono altrettanto potenti quanto i mezzi coi quali li met­tiamo in atto. Questo è il motivo per cui non solo con questi mezzi mede­simi ma anche con la severità delle nostre dottrine, trionferemo ed assog­getteremo tutti i Governi al nostro Super-Governo. Basta che si sappia che siamo implacabili per prevenire ogni recalcitranza. Anche nel passato noi fummo i primi a gettare al popolo le parole d’ordine: «Libertà, uguaglianza, fratellanza». Parole così spesso ripetute, da quel tempo in poi, da pappagalli ignoranti, accorrenti in folla da ogni dove intorno a quest’insegna. Costoro, ripetendole, tolsero al mondo la prosperità ed all’individuo la vera libertà personale, che prima era stata così bene salvaguardata, impedendo alla ple­baglia di soffocarla.

I Gentili sedicenti dotti ed intelligenti, non percepirono quanto fossero astratte le parole che pronunciavano e non si accorsero che queste parole non solo non si accordavano, ma si contraddicevano addirittura.

Essi non seppero vedere che l’eguaglianza non esiste nella natura, la quale crea calibri diversi e disuguali di mente, carattere e capacità. Così è d’uopo assoggettarsi alle leggi della natura. Questi sapientoni non seppero intuire che la massa è una potenza cieca e che coloro i quali, emergendo da essa, vengono chiamati al governo, sono ugualmente ciechi in fatto di poli­tica; che un uomo destinato a regnare può governare, anche se sia uno sciocco, ma che un uomo il quale non è stato preparato a tale compito, non comprenderebbe nulla di politica anche se fosse un genio. I Gentili hanno messo da parte tutto ciò, mentre è su questa base, che fu fondato il governo dinastico. Il padre soleva istruire il figlio nel significato e nello svolgimento delle evoluzioni politiche, in maniera tale che nessuno, fuorché i membri della dinastia, potesse averne conoscenza e che pertanto nessuno potesse svelarne i segreti al popolo governato. Col tempo il significato dei veri in­segnamenti politici, quali erano trasmessi-nelle dinastie da una generazione all’altra, andò perduto, e questa perdita contribuì al successo della nostra causa. Il nostro appello di: «libertà, uguaglianza, fratellanza», attirò intere legioni nelle nostre file dai quattro canti del mondo attraverso i nostri in­consci agenti, e queste legioni portarono i nostri stendardi estaticamente. Nel frattempo queste parole rodevano, come altrettanti vermi, il benessere dei Cristiani e distruggevano la loro, pace, la loro costanza, la loro unione, rovinando così le fondamenta degli Stati. Come vedremo in seguito, questa azione determinò il nostro trionfo. Esso ci dette, fra l’altro, la possibilità di giocare l’asso di briscola, vale a dire di ottenere l’abolizione dei privilegi; ossia, in altre parole, l’abolizione dell’aristocrazia dei Gentili, la quale era la unica difesa che le Nazioni ed i paesi possedevano contro di noi. Sopra le rovine di una aristocrazia naturale ed ereditaria, costruimmo un’aristocrazia nostra a base plutocratica. Fondammo questa nuova aristocrazia sulla ric­chezza, che noi controllavamo, e sulla scienza-promossa dai nostri dotti. Il nostro trionfo fu facilitato dal fatto, che noi, mediante le nostre relazioni con persone che erano indispensabili, abbiamo sempre agito sulla parte su­scettibile della mente umana; cioè sfruttando l’avidità di guadagno delle nostre vittime, la loro ingordigia, la loro instabilità, nonché profittando del­le esigenze naturali dell’uomo, poiché ognuna di queste debolezze, presa a sé, è capace di distruggere l’iniziativa, ponendo così la potenza volitiva del popolo in balìa di coloro che vorrebbero privarlo di tutto il suo potere di iniziativa. Il significato astratto della parola libertà rese possibile di convin­cere le turbe che il Governo non è altro che un gerente rappresentante il possessore vale a dire la Nazione ; e pertanto può essere messo da parte come un paio di guanti usati. Il fatto che i rappresentanti della Nazio­ne possono essere destituiti li diede in nostro potere e fece sì che la loro nomina è praticamente nelle nostre mani.

Per il nostro scopo è indispensabile che le guerre non producano modifi­cazioni territoriali. In tal modo, senza alterazioni territoriali, la guerra ver­rebbe trasferita sopra una base economica. Allora le nazioni dovranno rico­noscere la nostra superiorità per l’assistenza che sapremo dare ad esse, e questo- stato di cose metterà entrambe le parti alla mercé dei nostri inter­mediari internazionali dagli occhi di lince, i quali hanno inoltre mezzi asso­lutamente illimitati. Allora i nostri diritti internazionali cancelleranno le leggi del mondo e noi governeremo i paesi nello stesso modo che i singoli governi governano i loro sudditi.

Sceglieremo fra il pubblico amministratori che abbiano tendenze servili. Essi non avranno esperienza dell’arte di governare, e perciò saranno facil­mente trasformati in altrettante pedine del nostro- giuoco; pedine che sa­ranno nelle mani dei- nostri astuti ed eruditi consiglieri, specialmente edu­cati fino dall’infanzia nell’arte di governare il mondo. Come già sapete, questi uomini hanno studiato la scienza del governo dai nostri piani politici, dalla esperienza dataci dalla storia e dalla osservazione degli avvenimenti che si susseguono. I Gentili non traggono profitto da costanti osservazioni storiche, ma seguono una routine teorica senza considerare quali possano esserne le conseguenze, quindi non occorre prenderli in considerazione. Lasciamo che si divertano finché l’ora suonerà, oppure lasciamoli vivere nella speranza di nuovi divertimenti, o nel ricordo di godimenti che furono. Lasciamoli nella convinzione che le leggi teoriche, che abbiamo ispirato lo­ro, siano per essi di suprema importanza. Con questa méta in vista e coll’aiuto della nostra stampa, aumentiamo continuamente la loro cieca fi­ducia in queste leggi. Le classi istruite dei Gentili si vanteranno della pro­pria erudizione e metteranno in pratica, senza verificarle, le cognizioni ot­tenute dalla scienza che i nostri agenti scodellarono loro allo scopo prefisso di educarne le menti secondo le nostre direttive. Non crediate che le nostre asserzioni siano parole vane: notate il successo di Darwin, di Marx e di Nietsche, che fu interamente preparato da noi. L’azione demoralizzatrice di queste scienze sulle menti dei Gentili dovrebbe certamente esserci evidente. Per evitare di commettere errori nella nostra politica e nel nostro lavoro di amministrazione, è per noi essenziale di studiare e di tener presente l’attuale andamento del pensiero, le caratteristiche e le tendenze delle na­zioni.

Il successo del nostro piano consiste nella sua adattabilità al tempera­mento delle nazioni colle quali veniamo a contatto. Esso non può riuscire se la sua applicazione pratica non è basata sull’esperienza del passato, inte­grata con le osservazioni dell’ora presente. La stampa è una grande forza nelle mani dei presenti Governi, i quali per suo mezzo controllano le menti popolari. La stampa dimostra le pretese vitali della popolazione, ne rende note le lagnanze e talvolta crea lo scontento nella plebe. La realizzazione della libertà di parola nacque nella stampa, ma i governi non seppero usu­fruire di questa forza ed essa cadde nelle nostre mani. Per mezzo della stampa acquistammo influenza pur rimanendo dietro le quinte.

In virtù della stampa accumulammo l’oro: ci costò fiumi di sangue ed il sacrificio di molta gente nostra, ma ogni sacrificio dal lato nostro, vale mi­gliaia di Gentili nel cospetto di Dio.

Oggi vi posso assicurare che siamo a pochi passi dalla nostra méta. Ri­mane da percorrere ancora una breve distanza e poi il ciclo del Serpente Simbolico emblema della nostra gente sarà completo. Quando questo ciclo sarà chiuso, tutti gli Stati Europei vi saranno costretti come da catene infrangibili. La bilancia sociale ora esistente andrà presto in isfacelo, allo scopo di logorarla e distruggerne l’efficienza al più presto possibile.

I Gentili credettero che tale bilancia fosse forte e resistente e confidava­no di tenerla sempre accuratamente in equilibrio. Ma i suoi sostegni, cioè i capi degli Stati, trovano un impedimento nei loro servitori i quali non gio­vano nulla ad essi, perché sono trascinati dalla loro illimitata forza d’intrigo, causata dai terrori che prevalgono nelle Corti. Il Sovrano, sicco­me non ha i mezzi per penetrare nel cuore del suo popolo, non può difen­dersi contro gli intriganti avidi di potere. Dacché noi abbiamo scisso il po­tere cieco della popolazione, entrambi hanno perduto il loro significato, perché una volta divisi, sono spersi l’uno e l’altro come un cieco al quale manchi il suo bastone.

Per indurre gli amanti del potere a fare cattivo uso dei loro diritti, aiz­zammo tutte le Potenze, le une contro le altre, incoraggiandone le tendenze liberali verso l’indipendenza. Abbiamo fomentato ogni impresa in questo senso, ponendo così delle armi formidabili nelle mani di tutti i partiti, e ab­biamo fatto sì che il potere fosse la méta di ogni ambizione.

I governi li abbiamo trasformati in arene dove si combattono le guerre di partito. Fra poco il disordine ed il fallimento appariranno ovunque. Chiac­chieroni irrefrenabili trasformarono le assemblee parlamentari ed ammini­strative in riunioni di controversia. Giornalisti audaci, e sfacciati scrittori di opuscoli, attaccano continuamente i poteri amministrativi. L’abuso del po­tere preparerà definitivamente il crollo di tutte le istituzioni e tutto cadrà sotto i colpi della popolazione inferocita. Il popolo è assoggettato nella mi­seria dal sudore della sua fronte in un modo assai più formidabile che non dalle leggi della schiavitù. Da quest’ultima i popoli poterono affrancarsi in un modo o in un altro, mentre nulla li potrà liberare dalla tirannide della completa indigenza.

Ponemmo cura di inserire nelle costituzioni molti diritti che per le masse sono puramente fittizi. Tutti i cosiddetti «diritti del popolo» possono esiste­re solo in teorie le quali non sono praticamente applicabili. Qual vantaggio deriva ad un operaio del proletariato, curvato dalle sue dure fatiche ed op­presso dal destino, dal fatto che un ciarlone ottiene il diritto di parlare, od un giornalista quello di stampare qualsiasi sciocchezza? A che giova una costituzione al proletariato, se da essa non riceve altro benefizio che lÈ bri­ciole che gli gettiamo dalla nostra tavola quale ricompensa perché dia i suoi voti ai nostri agenti? I diritti repubblicani sono un’ironia per il povero, per­ché la dura necessità del lavoro quotidiano gli impedisce di ricavare qual­siasi beneficio da diritti di tal genere e non fa che togliergli la garanzia di uno stipendio fisso e continuo rendendolo schiavo degli scioperi, di chi gli dà lavoro e dei suoi compagni. Sotto i nostri auspici la plebe ha completa­mente distrutto l’aristocrazia, la quale sempre la sovvenne e la custodì per il vantaggio proprio, che era inseparabile dal benessere della popolazione. Oggi giorno il popolo, avendo distrutto i privilegi dell’aristocrazia, è caduto sotto il giogo di furbi sfruttatori e di gente venuta su dal nulla.

Noi abbiamo l’intenzione di assumere l’aspetto di liberatori dell’operaio, venuti per affrancarlo da ciò che lo opprime, quando gli suggeriamo di unirsi alla fila dei nostri eserciti di socialisti, anarchici e comunisti. Soste­niamo i comunisti, fingendo di amarli giusta i principii di fratellanza e dell’interesse generale dell’umanità, promosso dalla nostra massoneria so­cialista. L’aristocrazia, la quale — per diritto spartiva il guadagno delle classi operaie, si interessava perché queste classi fossero ben nutrite, sane e robuste. Il nostro scopo è invece l’opposto, vale a dire che ci interessiamo alla degenerazione dei Gentili. La nostra forza consiste nel tenere conti­nuamente l’operaio in uno stato di penuria ed impotenza, perché, così fa­cendo, lo teniamo assoggettato alla nostra volontà e, nel proprio ambiente, egli non troverà mai la forza e l’energia di insorgere contro di noi. La fame conferirà al Capitalismo dei diritti sul lavoratore infinitamente più potenti di quelli che il legittimo potere del Sovrano potesse conferire alla aristocra­zia.

Noi governiamo le masse mediante 1 sentimenti di gelosia ed odio fo­mentati dall’oppressione e dalla miseria. Ed è facendo uso di questi senti­menti che togliamo di mezzo tutti coloro che ci ostacolano.

Quando verrà il giorno dell’incoronazione del nostro Sovrano Mondiale, provvederemo con questi stessi mezzi, e cioè servendoci della plebe, a di­struggere tutto ciò che potrebbe ostacolare il nostro cammino. I Gentili non sono più capaci di ragionare in materia di scienza, senza il nostro aiuto. Per questo motivo essi non comprendono la necessità vitale di certe condizioni, che noi ci facciamo un dovere di tener nascoste sino al momento in cui giungerà la nostra ora: e cioè che specialmente nelle scuole si dovrebbe in­segnare la sola vera e più importante di tutte le scienze, che è la scienza della vita dell’uomo e delle condizioni sociali, le quali richiedono entrambe la spartizione del lavoro e conseguentemente la classificazione degli indi­vidui in caste e classi.

È assolutamente indispensabile che tutti sappiano che la vera eguaglian­za non può esistere, data la natura diversa delle varie qualità di lavoro; e che pertanto coloro i quali agiscono a detrimento di tutta una casta incorro-no in una responsabilità ben diversa, davanti alla legge, di quelli che com­mettono un delitto nocivo soltanto al loro onore personale.

La vera scienza delle condizioni sociali, ai segreti della quale non am­mettiamo i Gentili, convincerebbe il mondo che il lavoro e gli impieghi si dovrebbero assegnare a caste ben distinte, allo scopo di evitare le sofferen­ze umane derivanti da una educazione non corrispondente al lavoro che gli individui sono chiamati ad eseguire. Se essi studiassero questa scienza, il popolo si sottometterebbe volontariamente ai poteri governativi e alle caste di governo classificate da essi.

Date le condizioni attuali della scienza, che segue una linea tracciata da noi, la plebe, nella sua ignoranza, crede ciecamente nelle parple stampate e nelle illusioni erronee opportunamente ispirate da noi, ed odia tutte le classi che crede più elevate della sua. Ciò perché essa non comprende l’ignoranza di ogni singola casta. Questo odio diventerà ancora più acuto quando si tratterà di crisi economiche, perché allora arresterà i mercati e la produzio­ne.

Determineremo una crisi economica universale con tutti i mezzi clande­stini possibili e coll’aiuto dell’oro, che è tutto nelle nostre mani. In pari tempo getteremo sul lastrico folle enormi di operai in tutta l’Europa. Allora queste masse si getteranno con gioia su coloro dei quali, nella loro ignoran­za, sono stati gelosi sin dall’infanzia, ne saccheggeranno gli averi e ne ver­seranno il sangue.

A noi non recheranno danno, perché il momento dell’attacco ci sarà ben noto, e prenderemo lt misure necessarie per proteggere i nostri interessi. Siamo riusciti a persuadere i Gentili che il liberalismo avrebbe dato loro il regno della ragione. Il nostro dispotismo sarà di questa specie, perché avrà il potere di sopprimere le ribellioni e di sradicare con giusta severità ogni idea liberale dalle istituzioni.

Quando la plebe si avvide che in nome della libertà le venivano concessi diritti di ogni genere, si immaginò di essere la padrona e tentò di assumere il potere. Naturalmente s’imbatté come un cieco qualsiasi, in ostacoli in­numerevoli. Allora, non volendo tornare al regime di prima, depose il suo potere ai nostri piedi.

Ricordatevi della rivoluzione francese, che chiamiamo la Grande Rivo­luzione: ebbene, tutti i segreti della sua preparazione organica ci sono ben noti, essendo opera delle nostre mani. Da allora in poi abbiamo fatto subire alle nazioni una delusione dopo l’altra, cosicché esse dovranno perfino rin­negarci, in favore del Re Despota, uscito dal sangue di Sionne, che stiamo preparando al mondo.

Nel momento attuale noi come forza interazionale siamo invulnerabili,

perché quando siamo assaliti da uno dei governi dei Gentili, altri ci sosten­gono. Nella loro immensa bassezza, i popoli Cristiani aiutano la nostra in­dipendenza. Ciò fanno quando si prosternano davanti alla forza; quando sono senza pietà per i deboli, crudeli per le colpe e indulgenti per i delitti; quando si rifiutano di ammettere le contraddizioni della libertà; quando so­no pazienti fino al martirio nel sopportare la violenza di una tirannia auda­ce.

Essi tollerano da parte dei loro attuali dittatori, Presidenti dei Consigli e Ministri, degli abusi per il più piccolo dei quali avrebbero ucciso cento re. Come si spiega questo stato di cose? Perché le masse sono tanto illogiche nel farsi un concetto degli avvenimenti? La ragione è che i despoti persua­dono il popolo, per mezzo dei loro agenti, che l’abuso del potere con evi­dente danno allo Stato è compiuto per uno scopo elevato, vale a dire per ot­tenere la prosperità della popolazione e per l’amore della fratellanza inter­nazionale, dell’unione e dell’uguaglianza. Si capisce che questi agenti non dicono al popolo, che tale unificazione può essere ottenuta soltanto sotto il nostro dominio; di modo che vediamo la popolazione condannare gl’innocenti ed assolvere i colpevoli, convinta che potrà sempre fare ciò che le pare e piace. La plebe, data questa sua condizione mentale, distrugge tutto ciò che è stabile e crea lo scompiglio ovunque.

La parola «libertà» porta la società a lottare contro tutte le potenze, per­sino contro le potenze della Natura di Dio. Questo è il motivo per cui, quando noi arriveremo al potere, dovremo cancellare la parola «libertà» dal dizionario umano, essendo essa il simbolo della forza bestiale che trasfor­ma le popolazioni in belve assetate di sangue. Occorre però tener presente che queste belve si addormentano appena saziate di sangue e che in quel momento è facile affascinarle e ridurle in ischiavitù. Se non si procura ad esse del sangue, non si addormenteranno ma lotteranno fra di loro.

Ogni Repubblica attraversa varie fasi. La prima fase è rappresentata dai primi giorni di furia cieca, quando le turbe annientano e distruggono a de­stra e a sinistra. La seconda è il regno del demagogo, che promuove l’anarchia ed impone il potere assoluto. Questo dispotismo non è ufficial­mente legale ed è, pertanto irresponsabile; esso è nascosto ed invisibile, ma nel medesimo tempo si fa sentire. Esso è generalmente controllato da una organizzazione segreta la quale agisce dietro le spalle di qualche agente ed è conseguentemente tanto più audace e senza scrupoli. A questa forza se­greta non importerà di mutare gli agenti che la mascherano. Questi muta­menti aiuteranno persino l’organizzazione, la quale con questo mezzo si sbarazzerà dei suoi vecchi servitori, ai quali avrebbe dovuto dare un forte premio, data la durata del loro servizio. Chi o che cosa può detronizzare una potenza segreta . Ebbene tale è appunto il nostro Governo.

La loggia massonica in ogni parte del mondo agisce inconsciamente da maschera al nostro scopo. Ma l’uso che faremo di questa potenza nel nostro piano di azione, come i nostri quartieri generali, restano perpetuamente sconosciuti all’universo.

La libertà potrebbe non essere dannosa e sussistere nei governi e nei pae­si senza pregiudicare il benessere del popolo, se fosse basata sulla religio­ne, sul timore di Dio e sulla fratellanza umana, scevra da quei concetti di uguaglianza che sono in contraddizione diretta con le leggi della creazione che hanno ordinato la sottomissione. Retto da una fede simile, il popolo sa­rebbe governato dalle parrocchie c vivrebbe tranquillamente ed umilmente sotto la tutela dei suoi pastori spirituali, sottomettendosi all’ordinamento da Dio stabilito sulla terra. Ed è perciò che dobbiamo cancellare persino il concetto di Dio dalle menti dei Cristiani, rimpiazzandolo con calcoli arit­metici e bisogni materiali. Allo scopo di stornare le menti cristiane dalla nostra politica è assolutamente necessario di tenerle occupate nell’industria e nel commercio. Così tutte le nazioni lavoreranno incessantemente per il loro proprio vantaggio, ed in questa lotta universale non si accorgeranno del nemico comune.

Ma perché la libertà sconnetta e rovini completamente la vita sociale dei Gentili, dobbiamo mettere il commercio sopra una base di speculazione. Il risultato di ciò sarà che le ricchezze della terra, ricavate per mezzo della produzione, non rimarranno nelle mani dei Gentili, ma passeranno, attra­verso la speculazione, nelle nostre casseforti. La lotta per la supremazia e la speculazione continua nel mondo degli affari, produrrà una società demora­lizzata, egoista e senza cuore. Questa società diventerà completamente in­differente e persino nemica della' religione- e disgustata dalla politica. La bramosia dell’oro sarà l’unica sua guida. E questa società lotterà per l’oro, facendo un vero culto dei piaceri materiali che esso può procacciarle. Allo­ra le classi inferiori si uniranno a noi contro i nostri rivali cioè contro i Gentili privilegiati senza neppur fingere di essere animate da un motivo nobile, e neppure per amore delle ricchezze, ma unicamente per il loro odio schietto contro le classi più elevate.

Che genere di governo si può dare ad una società nella quale il suboma­mento e la corruzione sono penetrate ovunque; dove le ricchezze si possono ottenere solamente di sorpresa o con mezzi fraudolenti; dove il dissenso prevale in tutto, e la moralità si mantiene unicamente per mezzo del castigo e di leggi severe, e non in conseguenza di principi volontariamente accetta­ti; dove il sentimento patriottico e religioso affoga nelle convinzioni co­smopolitiche? Quale altra forma di governo si può dare a simili società, fuorché quella dispotica che vi descriverò ora?

Organizzeremo un governo fortemente centralizzato, in modo da acqui­stare le forze sociali per noi. Per mezzo di nuove leggi regoleremo la vita politica dei nostri sudditi come se fossero tanti pezzi di una macchina. Tali leggi limiteranno gradatamente tutte le franchigie c le libertà accordate dai Gentili. In questo modo il nostro regno si svilupperà in un dispotismo così possente, da essere in grado di schiacciare i Gentili malcontenti o recalci­tranti in qualunque ora ed in qualunque luogo.

Ci diranno che il genere di potere assoluto che suggerisco non confà col progresso attuale della civiltà, ma vi dimostrerò, invece, che è proprio vero il contrario. Allorquando i popoli consideravano i loro sovrani come l’espressione della volontà di Dio, si sottomettevano tranquillamente al di­spotismo dei loro monarchi. Ma dal giorno in cui infondemmo nelle popo­lazioni il concetto dei loro diritti, esse cominciarono a considerare i Re co­me semplici mortali. Al cospetto della plebe la santa unzione cadde dal ca­po dei monarchi, e quando ad essa togliemmo anche la religione, il potere fu gettato sulla via come pubblica proprietà e venne afferrato da noi. Oltre a ciò, fra le nostre doti amministrative contiamo quella di saper governare le masse e gl’individui per mezzo di fraseologie astute, di teorie confezionate furbamente, di regole di vita e di ogni altro mezzo d’inganno allettante. Tutte queste teorie, che i Gentili non comprendono affatto, sono [nasate sull’analisi e sull’osservazione unite ad una così sapiente argomentazione, che non trova lo uguale fra i nostri rivali, così come essi non possono com­petere con noi nella costruzione di piani di solidarietà e di azione politica. L’unica società da noi conosciuta che sarebbe capace di farci concorrenza in queste arti potrebbe essere quella dei Gesuiti. Ma siamo riusciti a scredi­tare i Gesuiti agli occhi della plebe stupida per la ragione che questa società è un’organizzazione palese, mentre noi ci teniamo dietro le quinte, mante­nendo il segreto della nostra. Al mondo, in fin dei conti, importerà poco se diventerà suo padrone il capo della Chiesa Cattolica, oppure un autocrate del sangue di Sionne. Ma per noi «popolo prediletto» la questione non è in­differente.

Per un certo periodo i Gentili potrebbero forse esser capaci di tenerci te-

sta. Ma a questo riguardo non abbiamo da temere perché siamo salvaguar­dati dall’odio profondamente radicato che nutrono gli uni verso gli altri e che non si può estirpare. Abbiamo messo in contrasto gli uni con gli altri tutti gli interessi personali e nazionali dei Gentili, fomentandone tutti i pre­giudizi religiosi e nazionali per quasi venti secoli. A tutto questo lavorìo si deve il fatto, che nessun governo troverebbe appoggio. nei suoi vicini, se si appellasse ad essi per opporsi a noi, perché ognuno di essi sarebbe convinto che un’azione contro di noi potrebbe essere disastrosa per la sua esistenza individuale.

Noi siamo troppo potenti; il mondo intero deve fare i conti con noi. I Governi non possono fare il più piccolo trattato senza il nostro intervento segreto. «Per me.reges regunt» i sovrani regnano per mezzo mio . Leggiamo nella Legge dei Profeti, che siamo prescelti da Lio per governare il mondo. Dio ci ha dato l’ingegno c la capacità di compiere questo lavoro. Se vi fosse un genio nel campo nemico, egli potrebbe forse ancora combat­terci, ma un nuovo venuto non potrebbe competere con dei vecchi lottatori come noi, e il conflitto fra lui e noi assumerebbe un carattere tale, che il mondo non ne avrebbe ancora visto l’eguale. Oramai è troppo tardi per il loro Genio. Tutte le ruote del meccanismo statale sono messe in moto da una forza che è nelle nostre mani: l’oro!

La scienza dell’economia politica, studiata dai nostri grandi sapienti ha già dimostrato che la forza del capitale supera il prestigio della Corona.

Il capitale per avere il campo libero, deve ottenere l’assoluto monopolio dell’industria e del commercio. Questo scopo viene già raggiunto da una mano invisibile in tutte le parti del mondo. Questo privilegio farà sì che tut­te la forza politica sarà nelle mani dei commercianti, i quali col profitto abusivo opprimeranno la popolazione.

Oggi giorno conviene disarmare i popoli piuttosto che condurli alla guer­ra. É più importante sapersi servire per la nostra causa delle passioni arden­ti che spegnerle. Incoraggiare le idee altrui e farne uso pel piano nostro piuttosto che disperderle. Il problema principale per il nostro governo è questo: come indebolire il cervello pubblico mediante la critica; come fargli perdere la facoltà di ragionare che è fomite di opposizione; come distrarre la mentalità del pubblico per mezzo di fraseologie insensate.

In tutti i tempi le nazioni, al pari degli individui, hanno preso le parole per fatti, perché si contentano di quello che odono e ben di rado si curano di verificare se le promesse siano state adempiute, o pur no. Conseguentemen­te noi, soltanto per darla ad intendere, organizzeremo delle istituzioni i cui membri dimostreranno e loderanno, con eloquenti discorsi, la loro contri­buzione al «progresso».

Prenderemo un atteggiamento liberale per tutti i partiti e per tutte le ten-

denze e lo comunicheremo a tutti i nostri oratori, i quali saranno talmente loquaci, da stancare il pubblico, il quale sarà stufo e ristucco di qualunque genere d’eloquenza e ne avrà abbastanza.

Per impadronirci della pubblica opinione dovremo anzitutto confonderla al massimo grado mediante la espressione da tutte le parti delle opinioni più contradditorie, affinché i Gentili si smarriscano nel labirinto delle medesi­me. Ed allora essi comprenderanno, che la miglior via da seguire è quella di non avere opinioni in fatto di politica; la politica non essendo cosa da esse­re intesa dal pubblico, ma riservata soltanto ai dirigenti gli affari. E questo è il primo segreto.

Il secondo segreto, necessario al successo completo del nostro governo, consiste nel moltiplicare ad un punto tale gli errori, i vizi, le passioni e le leggi convenzionali del paese, che nessuno possa vederci chiaro in simile caos. Quindi gli uomini cesseranno di comprendersi a vicenda. Questa poli­tica ci aiuterà pure a seminare la zizzania in tutti i partiti; a dissolvere tutte le forze collettive, a scoraggiare ogni iniziativa individuale, la quale po­trebbe in qualche modo intralciare i nostri progetti. Non vi è nulla di più dannoso dell’iniziativa individuale: se è assecondata dall’intelligenza essa ci può recare maggior danno dei milioni di esseri che abbiamo aizzato a di­laniarsi vicendevolmente.

Dobbiamo dare all’educazione di tutta la società cristiana un indirizzo ta­le, che le cadano le braccia per disperazione in tutti i casi nei quali un’impresa domandi dell’iniziativa individuale. La tensione prodotta dalla propria libertà d’azione, perde di forza quando incontra la libertà d’azione altrui. Ne conseguono le scosse morali, le disillusioni ed i fallimenti.

Con questi mezzi opprimeremo i cristiani ad un tale punto, che li obbli­gheremo a chiederci di governarli internazionalmente. Quando raggiunge­remo una simile posizione, potremo immediatamente assorbire tutti i poteri governativi del mondo e formare un Super-governo universale; al posto dei governi ora esistenti, metteremo up colosso che si chiamerà l’'«Amministrazione del Supergoverno». Le sue mani si allungheranno co­me immense tanaglie e disporrà di una tale organizzazione, che otterrà cer­tamente la completa sottomissione di tutti i paesi.

Fra breve principieremo ad organizzare vasti monopoli serbatoi di ricchezze colossali nei quali persino le grandi fortune dei Gentili saran­no coinvolte in modo tale che crolleranno insieme al credito del loro gover­no il giorno dopo che avrà avuto luogo la crisi politica. .

Coloro fra gli astanti che sono economisti, calcolino l’importanza di que­sto progetto.

Dobbiamo adoperare ogni mezzo per sviluppare la popolarità del nostro supergoverno, presentandolo come il protettore e il rimuneratore di tutti co­loro che volontariamente si sottometteranno a noi.

L’aristocrazia dei Gentili non esiste più quale potenza politica; di essa non dobbiamo ulteriormente tenerne conto da questo punto di vista. Però essa, in quanto proprietaria di terreni, costituisce sempre un pericolo per noi, giacché le sue rendite le assicurano l’indipendenza. Pertanto è essen­ziale per noi di spogliare l’aristocrazia delle terre, a qualunque costo. Per raggiungere questo scopo, il modo migliore è quello di aumentare conti­nuamente le tasse e le imposte, e con ciò il valore dei terreni si manterrà al più basso livello possibile.

Gli aristocratici dei Gentili, i quali, date le loro abitudini ereditarie, sono incapaci di accontentarsi di poco, andranno presto in rovina.

Nel medesimo tempo dobbiamo dare con ogni impegno la massima pro­tezione possibile alle industrie ed al commercio e specialmente alla specu­lazione, il cui compito principale è di agire come contrappeso all’industria. Senza la speculazione, l’industria aumenterebbe il capitale privato e tende­rebbe a sollevare l’agricoltura, liberando le terre dai debiti e dalle ipoteche per gli anticipi delle banche agricole. È invece essenziale che l’industria prosciughi la terra di tutte le sue ricchezze, c che la speculazione concentri nelle nostre mani tutte le ricchezze del mondo ottenute con questi mezzi. In questo modo tutti i Gentili verranno ridotti nelle file del proletario, ed allo­ra essi si piegheranno davanti a noi per ottenere il diritto di esistere.

Allo scopo di rovinare le industrie dei Gentili e di aiutare la speculazio­ne, incoraggeremo l’amore pel lusso sfrenato, che abbiamo già sviluppato. Aumenteremo i salari, ciò che non porterà beneficio all’operaio, perché contemporaneamente accresceremo il prezzo delle sostanze più necessarie, col pretesto dei cattivi risultati dei lavori agricoli. Con astuzia mineremo le basi della produzione, seminando i germi dell’anarchia fra gli operai ed in­coraggiandoli nell’abuso degli alcoolici. Nel tempo stesso adopreremo tutti i mezzi possibili per iscac- ciare dal paese tutti i Gentili intelligenti.

Per evitare che i Gentili comprendano prematuramente il vero stato delle cose, nasconderemo il nostro piano sotto l’apparente desiderio di aiutare le classi lavoratrici alla soluzione dei grandi problemi economici: questa no-stra propaganda viene aiutata in tutto e per tutto dalle nostre teorie econo­miche.

L’intensificazione del servizio militare, nonché l’aumento della polizia sono pure essenziali alla riuscita dei progetti sopraindicati. Per noi è essen­ziale aggiustare le cose in modo, che oltre noi, in tutti i paesi non siavi altro che un enorme proletariato, cioè altrettanti soldati c poliziotti fedeli alla no­stra causa.

In tutta l’Europa, e con l’aiuto dell’Europa, sugli altri continenti dob­biamo fomentare sedizioni, dissensi e ostilità reciproche. In questo havvi un doppio vantaggio: in primo luogo, con tali mezzi otteniamo il rispetto di tutti i paesi, i quali si rendono ben conto che abbiamo il potere o di suscita­re qualunque rivolta a piacer nostro, oppure di ristabilire l’ordine. Tutti i paesi hanno l’abitudine di rivolgersi a noi per la necessaria repressione quando essa occorre. In secondo luogo, a furia di intrighi imbroglieremo i fili tessuti da noi nei ministeri di tutti i Governi, non solo mediante la no­stra politica, ma altresì con i trattati di commercio e le obbligazioni finan­ziarie. Per riuscire a quest’intento, dobbiamo usare molta astuzia e sotti­gliezza durante le trattative e gli accordi; ma in quello che chiamasi «il lin­guaggio ufficiale», assumeremo la tattica opposta, vale a dire avremo l’apparenza di essere onestissimi e disposti a sottometterci. Così i governi dei Gentili, ai quali abbiamo insegnato a vedere solamente la parte pompo­sa degli affari, pel modo come glieli presentiamo, ci terranno perfino in conto di benefattori e di salvatori dell’umanità.

Dobbiamo metterci in condizioni tali da poter rispondere ad ogni opposi­zione, con una dichiarazione di guerra da parte del paese confinante a quel­lo Stato che osasse attraversarci la strada; e qualora tali confinanti alla loro volta decidessero di unirsi contro noi, dovremo rispondere promuovendo una guerra universale.

Il principale successo in politica consiste nel grado di segretezza impie­gato nel conseguirlo. Le azioni di un diplomatico non devono corrispondere alle sue parole.

Per giovare al nostro piano mondiale, che si avvicina al termine deside­rato, dobbiamo impressionare i governi dei Gentili mediante la cosiddetta pubblica unione, che in realtà viene dovunque preparata da noi per mezzo di quel massimo fra i poteri che è la stampa, la quale fatte insignificanti eccezioni di cui non è il caso tener conto è completamente nelle nostre mani. In breve: per dimostrare che tutti i governi dei Gentili sono nostri schiavi, faremo vedere il nostro potere ad uno di essi per mezzo di atti di violenza, vale a dire, con un regno di terrore, e qualora tutti i governi in­sorgessero contro di noi, la nostra risposta sarà data dai cannoni americani, cinesi e giapponesi.

Dobbiamo impadronirci di tutti i mezzi che i nostri nemici potrebbero ri­volgere contro noi. Ricorreremo alle più intricate e complicate espressioni del dizionario della legge, allo scopo di scolparci nella eventualità che fos­simo costretti a pronunciare decisioni che potessero sembrare eccessiva­mente audaci, oppure ingiuste. Perché sarà sommamente importante espri­mere queste decisioni in guisa così efficace, che.si presentino alle genti come la massima manifestazione di moralità, equità e giustizia. Il nostro governo deve essere circondato da tutte le forze della civiltà in mezzo alle quali esso dovrà agire. Attirerà a sé i pubblicisti, gli avvocati, i praticanti, gli amministratori, i diplomatici ed infine gli individui preparati nelle no­stre scuole avanzate speciali. Questi individui conosceranno i segreti della vita sociale; saranno padroni di tutte le lingue messe insieme con le lettere e le parole politiche; avranno una perfetta conoscenza della parte intima e segreta della natura umana, con tutte le sue corde più sensibili, che essi do­vranno far risuonare e vibrare secondo la loro volontà. Queste corde costi­tuiscono l’insieme del cervello dei Gentili; delle loro qualità buone o catti­ve, delle loro tendenze e dei loro vizi, nonché delle loro peculiarità di caste e di classi.

S’intende che questi sapienti consiglieri della nostra potenza non saranno scelti fra i Gentili, che sono abituati a fare il loro lavoro amministrativo senza tener presenti i risultati che devono conseguire, e persino senza sape­re lo scopo per cui tali risultati sono richiesti. Gli amministratori dei Gentili formano i documenti senza leggerli e prestano servizio o per amore di de­naro o per ambizione.

Circonderemo il nostro governo con un vero esercito di economisti. Que­sto è il motivo per cui agli Ebrei si insegna principalmente la scienza della economia. Saremo circondati da migliaia di banchieri, di commercianti e, cosa ancora più importante, di milionari, perché, in realtà, ogni cosa sarà decisa dal danaro. Nel frattempo, fintanto che non sarà prudente riempire gli incarichi di governo con i nostri fratelli Giudei, affideremo tali posti importanti a individui la cui fama e il cui carattere siano così cattivi da sca­vare un abisso fra essi e la Nazione, ed anche a gente di tal risma, che abbia timore di finire in galera se ci disobbedirà. E tutto questo allo scopo di ob­bligare costoro a difendere i. nostri interessi finché abbiano fiato in corpo.

Nell’applicare questi nostri principi dovete badare specialmente alle ca­ratteristiche della nazione nella quale vi trovate e nella quale dovete opera­re. Non dovete aspettarvi di applicare genericamente con successo i nostri principi, fino a che la nazione di cui si tratta non sarà stata rieducata secon­do le nostre dottrine. Procedendo con cautela nell’applicazione dei nostri principi, vedrete, prima che siano passati dieci anni, cambiati i caratteri più ostinati, e noi così avremmo aggiunto un’altra nazione alle file di quelle che ci sono già sottomesse.

Alle parole liberali della nostra divisa massonica: «libertà, uguaglianza e fratellanza», sostituiremo, non quelle del nostro vero motto, ma bensì delle parole esprimenti semplicemente un’idea, e diremo: «il diritto della libertà, il dovere della uguaglianza ed il concetto della fratellanza» e così prende­remo il toro per le corna. In realtà noi abbiamo già distrutto tutte le forze di governo fuorché la nostra, benché esistano ancora in teoria.

Al momento attuale, se un Governo assume un atteggiamento a noi con­trario si tratta di una pura formalità; esso agisce essendo noi pienamente in­formati del suo operato e col nostro consenso, accordato perché le dimo­strazioni anti-semitiche ci sono utili per mantenere l’ordine fra i nostri fra­telli minori. Non amplierò di più questo argomento, perché lo abbiamo già discusso molte altre volte.

Il fatto sta ed è, che non incontriamo ostacoli di sorta. Il nostro Governo occupa una posizione così eccessivamente forte di fronte alla legge, che quasi possiamo, per designarlo, adoperare la potente parola: dittatura. Pos­siamo onestamente asserire che al momento attuale noi siamo legislatori; giudichiamo e castighiamo, giustiziamo e perdoniamo; siamo, per così dire, il comandante in capo di tutti gli eserciti e cavalchiamo alla loro testa.

Governiamo con una forza potentissima, perché abbiamo nelle mani i frammenti di un partito che una volta fu forte ed è ora soggetto a noi. Ab­biamo un’ambizione senza limiti, un’ingordigia divoratrice, un desiderio di vendetta spietato ed un odio intenso. Siamo la sorgente di un terrore che esercita la sua influenza a grande distanza. Abbiamo al nostro servizio in­dividui di tutte le opinioni e di tutti i partiti: uomini che desiderano ristabi­lire le monarchie, socialisti, comunisti, e tutti coloro che aderiscono ad ogni genere di utopie. Tutti costoro sono aggiogati al nostro carro. Ciascuno di essi mina, a modo proprio, i residui del potere cercando di distruggere le leggi tutt’ora esistenti. Con questi procedimenti tutti i governi sono tormen­tati, urlano chiedendo tranquillità e per amor di pace sono disposti a qua­lunque sacrificio. Ma noi negheremo ad essi tranquillità e pace finché non riconosceranno umilmente il nostro super-governo internazionale.»

Le plebi proclamano a gran voce la necessità di risolvere il problema so-

ciale, mediante l’internazionale. I dissensi fra i partiti li danno nelle nostre mani, perché, per condurre un’opposizione è essenziale aver del denaro, e questo lo controlliamo noi.

Temevamo che il potere esperimentato dei sovrani Gentili facesse al­leanza con la potenza cieca della plebe; ma abbiamo preso tutte le misure preventive necessarie per evitare che ciò avvenisse. Fra queste due potenze abbiamo edificato una muraglia che consiste nel terrore che ambedue nu­trono l’una verso l’altra. Di modo che il potere cieco della plebe è diventato il sostegno del nostro partito. Noi soli ne saremo i capi e lo guideremo ver­so l’adempimento del nostro scopo. Perché la mano del cieco non si liberi dalla nostra stretta, dobbiamo tenerci costantemente in contatto colle mas­se, se non di persona, per lo meno mediante i fedeli fratelli. Quando diven­teremo una potenza riconosciuta, arringheremo la popolazione di persona, nelle piazze, e la istruiremo nella politica in quel modo e con quell’indirizzo che giudicheremo conveniente.

Come potremo verificare ciò che sarà insegnato al popolo nelle scuole di campagna? In ogni caso le parole pronunciate dall’inviato governativo o dal sovrano stesso, saranno conosciute certamente dalla intera nazione, per­ché le diffonderà la voce stessa del popolo.

Per non distruggere prematuramente le istituzioni dei Gentili, noi vi ab­biamo posto sopra le nostre mani esperte impadronendoci delle molle mo­trici dei loro meccanismi. Questi erano, una volta, congegnati con severità e giustizia; ma noi abbiamo sostituito a tutto ciò amministrazioni liberali e disordinate.

Abbiamo messo le nostre mani ovunque: nella giurisdizione, nelle ele­zioni, nell’amministrazione della stampa, nel promuovere la libertà indivi­duale, e cosa ancor più importante, nell’educazione, che costituisce il so­stegno principale della libera esistenza.

Abbiamo corbellato e corrotto la nuova generazione dei Gentili, inse­gnandole principii e teorie di cui conoscevamo la falsità assoluta, pur aven­doli inculcati con assidua cura. Pur senza veramente alterare le leggi in vi­gore, ma soltanto deformandone il significato ed interpretandole in senso diverso da quello che avevano in mente coloro che le formularono, abbia­mo ottenuto dei risultati estremamente utili. Si è potuto ciò ottenere princi­palmente per il fatto, che l’interpretazione nostra nascose il vero significato delle leggi, ed in seguito le rese talmente incomprensibili, che diventò im­possibile per i Governi il dipanare un codice di leggi così confuso. Da ciò ebbe origine la teoria di non badare alla lettera della legge, ma di giudicare secondo la coscienza.

Ci si contesta, che le nazioni possono insorgere contro di noi qualora i nostri piani siano scoperti prematuramente; ma noi, anticipando questo av­venimento, possiamo esser sicuri di mettere in azione una forza talmente formidabile da far rabbrividire, anche gli uomini più coraggiosi.

In quel tempo tutte le città avranno ferrovie metropolitane e passaggi sot-

terranei: da questi faremo saltare in aria tutte le città del mondo, insieme al­le loro istituzioni e ai loro documenti.

Oggi comincerò ripetendo ciò che è stato già detto e vi prego tutti di te­ner presente che i governi e le nazioni si contentano, in politica, del lato appariscente di qualunque cosa.

E, dove troverebbero il tempo di esaminare la parte recondita degli av­venimenti se i loro rappresentanti non pensano che a divertirsi?

Per la nostra politica è sommamente importante di tener ' presente il par­ticolare sopradetto, perché ci sarà di grande aiuto quando discuteremo talu­ni problemi, come ad esempio la distribuzione del potere, la libertà di paro­la, di stampa e di religione, il diritto di fondare associazioni, l’eguaglianza di fronte alla legge, l’inviolabilità della proprietà e del domicilio, la que­stione della tassazione (il concetto della tassazione segreta) e la forza re­troattiva delle leggi. Tutti gli argomenti di questo genere sono di tale natu­ra, che non è prudente di discuterli apertamente in cospetto del pubblico. Ma nel caso in cui saremo obbligati di farne cenno alla folla, gli argomenti non dovranno essere enumerati bensì, senza entrare in particolari, si do­vranno fare al popolo delle dichiarazioni circa i principi del diritto moderno riconosciuti da noi.

L’importanza della reticenza sta nel fatto, che un principio il quale non sia stato palesato apertamente, ci lascia una grande libertà d’azione; mentre il principio stesso, una volta dichiarato, acquista il carattere di una cosa sta­bilita.

La Nazione tiene in considerazione speciale la potenza di un genio poli­tico e tollera le sue prepotenze commentandole in questo modo: «Che tiro birbone, ma con che abilità lo ha eseguito!». Oppure: «Che canagliata, ma come ben fatta, e con quanto coraggio!».

Noi speriamo di attirare tutte le nazioni a lavorare per mettere le fonda­menta del nuovo edificio da noi progettato. Per questa ragione, dobbiamo assicurarci i servizi di agenti audaci e temerari, capaci di abbattere qualun­que ostacolo al nostro avanzare.

Quando faremo il nostro colpo di Stato, diremo al popolo: «Tutto andava in malora; tutto avete sofferto; ma ora noi distruggiamo le cause delle vo­stre sofferenze; vale a dire le nazionalità, le frontiere, e le monete nazionali. Certamente sarete liberi di condannarci, ma il vostro verdetto non può esser giusto se lo pronunciate prima di esperimentare ciò che possiamo fare per il vostro bene».

Allora il popolo, esultante e pieno di speranza, ci porterà in trionfo. La potenza del voto, al quale abbiamo addestrato i membri più insignificanti dell’umanità per mezzo di comizi organizzati e di accordi prestabiliti, adempirà allora il suo ultimo compito. Questa potenza, che è stato il mezzo con cui a ci siamo messi sul trono», ci pagherà l’ultimo suo debito nella sua ansia di vedere il risultato delle nostre proposte, prima di pronunciare il suo giudizio in proposito.

Per raggiungere la maggioranza assoluta dobbiamo indurre tutti a votare senza distinzione di classe; una maggioranza simile non si potrebbe ottene­re dalle classi educate o da una società divisa in caste.

Dunque, avendo inculcato in ogni uomo il concetto della propria impor­tanza, distruggeremo la vita familiare dei Gentili e la sua influenza educa­trice. Impediremo agli uomini di cervello di farsi avanti, ed il popolo, gui­dato da noi, non solo li terrà sottomessi, ma non permetterà neppure ad essi di manifestare i loro piani.

La turba è abituata a darci ascolto, perché la paghiamo per avere l’attenzione e l’obbedienza. Con tutti questi mezzi creeremo una forza così cieca, che non sarà mai capace di prendere una decisione senza la guida dei nostri agenti, incaricati di guidarla.

Questo sistema di governo deve essere il lavoro di una mente sola, per­ché sarebbe impossibile di consolidarlo se fosse il lavoro combinato di molte intelligenze. Questo è il motivo per cui ci è concesso soltanto di co­noscere il piano d’azione, ma non dobbiamo in nessun modo discuterlo, per evitare di distruggere l’efficacia, il funzionamento delle sue singole parti ed il valore pratico di ogni suo punto.

Tali piani, se fossero posti in discussione e modificati in seguito a suc­cessivi scrutini, essi verrebbero deformati dall’insieme dei malintesi menta­li, derivanti dal fatto che i votanti non ne avrebbero penetrato profonda­mente il significato.

Pertanto è necessario che i nostri piani siano decisivi e logicamente pon­derati. Questa è la ragione per cui dobbiamo evitare ad ogni costo, che l’opera grandiosa del nostro duce sia lacerata e fatta in pezzi dalla plebe, o anche da una camarilla qualsiasi. Per ora questi piani non sconvolgeranno le istituzioni esistenti; ne altereranno soltanto le teorie economiche e con­seguentemente tutto il corso delle loro procedure, che dovranno seguire inevitabilmente la via tracciata dai nostri piani.

In ogni paese esistono le stesse istituzioni, quantunque sotto nomi diver­si, e sono le camere dei rappresentanti del popolo, i ministeri, il senato, una qualunque specie di consiglio privato, nonché tutti i dipartimenti legislativi e amministrativi.

Non occorre che io vi spieghi il meccanismo connettente tutte queste dif­ferenti istituzioni, perché ne siete perfettamente al corrente. Notate sola­mente, che ciascuna delle sopradette istituzioni corrisponde a qualche im­portante funzione del governo. (Adopero la parola «importante», non in ri­guardo alle istituzioni stesse, ma bensì riferendomi alle loro funzioni). Tut­te queste istituzioni si sono ripartite le varie funzioni governative, vale a di-re i poteri amministrativi, legislativi, ed esecutivi. E le loro fun- zioni sono diventate simili a quelle dei singoli organi del corpo umano.

Se danneggiamo una qualunque parte del meccanismo governativo, tutto lo Stato ne soffrirà e ne morirà, come accade per un corpo umano. Quando inoculammo il veleno del liberalismo nell'organismo dello Stato, la sua co­stituzione politica cambiò; gli Stati diventarono infettati da una malattia mortale: la decomposizione del sangue. Dobbiamo solo attendere la fine della loro agonia. Il liberalismo fece nascere i governi costituzionali, che sostituirono l’autocrazia, l’unica forma sana di governo dei Gentili. La forma costituzionale, come ben sapete, non è altro che una scuola di dis­senzioni, disaccordi, contese e inutili agitazioni di partito: in breve, essa i la scuola di tutto ciò che indebolisce l’efficienza del governo. La tribuna, co­me pure la stampa, hanno contribuito a rendere i governanti deboli ed inat­tivi, rendendoli in tal modo inutili e superflui; ed é per questo motivo che in molti paesi vennero destituiti.

Allora l’istituzione dell’era repubblicana diventò possibile, ed al posto del Sovrano mettemmo una caricatura del medesimo nella persona di un presidente, che scegliemmo nella ciurmaglia, fra le nostre creature e i nostri schiavi.

Così minammo i Gentili, o piuttosto le nazioni dei Gentili

In un prossimo futuro faremo del presidente un agente responsabile. Al­lora non avremo più scrupoli a mettere arditamente in esecuzione i nostri piani, per i quali sarà tenuto responsabile il nostro «fantoccio». Cosa c’importa se le fila dei cacciatori d’impieghi s’indeboliscono; se l’impossibilità di trovare un presidente genera delle confusioni che indebo­liranno, in definitiva, il Paese?

Per ottenere questi risultati predisporremo le cose in modo che siano eletti alla carica presidenziale individui bacati, che abbiano nel loro passato uno scandalo tipo «Panama», o qualche altra transazione losca e segreta. Un presidente di tale specie temerà di essere denunziato, e sarà sotto l’influenza di questa paura la quale si impadronirà di colui il quale, Milito al potere, è ansioso di conservarsi i privilegi e gli onori inerenti alla sua alta carica. Il Parlamento eleggerà, proteggerà e metterà al coperto il presidente, ma noi toglieremo al Parlamento la facoltà di introdurre nuove leggi, non­ché di mutare le esistenti.

Questo potere lo conferiremo ad un presidente responsabile, il quale sarà una semplice marionetta nelle nostre mani. Così il potere presidenziale di­venterà un bersaglio esposto ad attacchi di vario genere, ma noi gli daremo dei mezzi di difesa conferendogli il diritto di appellarsi al popolo diretta­mente, al disopra dei rappresentanti della nazione, vale a dire, di appellarsi a quel popolo che è nostro schiavo cieco: alla maggioranza della plebe.

Inoltre, daremo al presidente la facoltà di proclamare la legge marziale. Spiegheremo questa prerogativa col fatto, che il presidente, essendo il capo dell’esercito, deve averlo ai suoi comandi per proteggere la nuova costitu­zione repubblicana, essendo questa protezione un dovere per il rappresen­tante responsabile della repubblica.

Naturalmente, in simili condizioni, la chiave della situazione recondita sarà nelle nostre mani, e nessuno all’infuori di noi controllerà la legislazio­ne. Inoltre, quando introdurremo la nuova costituzione repubblicana, col pretesto della segretezza di Stato toglieremo al Parlamento il diritto di di­scutere l’opportunità delle misure prese dal governo. Con questa nuova co­stituzione ridurremo al minimo il numero dei rappresentanti la nazione, di­minuendo così di altrettanto le passioni politiche, e la passione per la politi­ca. Se malgrado ciò questi rappresentanti diventassero ricalcitranti, li sosti­tuiremo appellandoci alla nazione. Il presidente avrà la facoltà di nominare il presidente ed il vice presidente della Camera dei deputati e del Senato.

Alle continue sessioni parlamentari sostituiremo sessioni della durata di pochi mesi. Inoltre il presidente, quale capo del potere esecutivo, avrà il di­ritto di convocare e di sciogliere il Parlamento, e, nel caso di scioglimento, di rinviare la convocazione del nuovo. Ma perché il presidente non possa esser tenuto responsabile delle conseguenze di questi atti che, parlando con precisione, sarebbero illegali prima che i nostri piani siano maturati, noi persuaderemo i ministri e gli alti funzionari amministrativi che circon­dano il presidente, a contravvenire i suoi comandi emanando istruzioni di loro iniziativa, ed in tal modo li obbligheremo a sopportarne le responsabi­lità invece del presidente. Raccomanderemo specialmente che questa fun­zione venisse assegnata al Senato, al Consiglio di Stato, oppure al Gabinet­to, ma non mai a singoli individui.

Le leggi che possono essere interpretate in diverse maniere saranno in­terpretate a modo nostro dal presidente il quale, inoltre, annullerà le leggi quando lo riterremo utile, ed avrà anche il diritto di proporne delle nuove temporanee, e persino di fare modificazioni nel lavoro costituzionale del Governo prendendo come pretesto le esigenze del benessere del paese.

Provvedimenti di questa specie ci metteranno in grado di sopprimere a poco a poco quei diritti e quelle concessioni che fossimo stati costretti ad accordare da principio, nell’assumere il potere. Tali concessioni dovremo introdurre nella costituzione dei governi per mascherare l’abolizione gra­duale di tutti i diritti costituzionali, quando giungerà il momento di cambia­re tutti i governi esistenti sostituendovi la nostra autocrazia. Può darsi che il riconoscimento del nostro autocrate avvenga prima dell’abolizione delle costituzioni. Vale a dire che il riconoscimento del nostro regno avrà inizio dal momento stesso che il popolo, scisso dai dissensi e dolorante per il fal­limento dei suoi governanti (e tutto questo sarà stato preparato da noi), gri­derà: it Destituiteli e dateci un autocrate che governi il mondo, che ci possa unificare distruggendo tutte le cause di dissenso, cioè le frontiere, la nazio­nalità, le religioni, i debiti dello Stato, ecc., un capo che fi possa dare la pa­ce ed il riposo che non abbiamo sotto il governo del nostro sovrano e dei nostri rappresentanti.

Ma voi sapete benissimo, che allo scopo di ottenere che la moltitudine debba formulare a gran voce una richiesta simile, è tassativamente necessa­rio disturbare senza posa in tutti i paesi le relazioni esistenti fra popolo e governo, promuovere ostilità, guerre, odi e persino il martirio, mediante la fame, la carestia e l'inoculazione di malattie, in tale misura che i Gentili non vedano altro modo per uscire da tanti guai, che un appello per la prote­zione al nostro denaro e alla nostra completa sovranità. Però se diamo alla nazione il tempo di rifiatare, sarà difficile si ripresenti per noi una circo­stanza ugualmente favorevole.

Il Consiglio di Stato accentuerà il potere del regnante. Nella sua posizio­ne il corpo legislativo ufficiale sarà, in certo qual modo un comitato per la promulgazione dei comandi del regnante.

Eccovi dunque un programma della nuova costituzione che prepariamo al mondo. Faremo le leggi, definiremo i diritti costituzionali, li amministre­remo con questi mezzi: i) decreti della camera legislativa, suggeriti dal Pre­sidente; 2) ordini generici, ordini del Senato e del Consiglio di Stato, e de­cisioni del Consiglio dei Ministri; 3) quando il momento opportuno sarà giunto, promuoveremo un colpo di Stato.

Ora, avendo abbozzato il nostro piano d’azione, discuteremo quei parti­colari che potranno esserci necessari allo scopo di compiere nell’organismo della macchina statale, la rivoluzione nel senso che ho già indicato. Con la parola «particolari» voglio indicare la libertà di stampa, il diritto di formare delle associazioni, la libertà di religione, l’elezione dei rappresentanti del popolo e moltissimi altri diritti che dovranno svanire dalla vita quotidiana dell’uomo. Se non spariranno del tutto, dovranno subire un cambiamento fondamentale dal giorno seguente l’annuncio della nuova costituzione. Prima di quel momento preciso, non sarebbe per noi utile di annunciare tut­ti i cambiamenti che faremo e per la seguente ragione: tutti i cambiamenti percettibili potrebbero riuscire pericolosi in qualunque altro momento se fossero applicati per forza esigendone severamente ed indistintamente l’esecuzione, perché ciò potrebbe esasperare il popolo, che paventerebbe nuovi cambiamenti nelle medesime direzioni. D’altra parte, se i cambia­menti dovessero implicare delle tolleranze ancora maggiori, il popolo di­rebbe che riconosciamo i nostri errori e ciò potrebbe menomare il vanto di infallibilità del nuovo potere. Il popolo potrebbe anche dire che siamo stati spaventati e quindi obbligati a cedere; e se così fosse, nessuno ci sarebbe mai riconoscente perché il popolo ritiene di aver il diritto di ottenere sem­pre nuove concessioni. Sarebbe enormemente pericoloso per il prestigio della nuova costituzione, che l’una o l’altra di queste impressioni si facesse strada nella mente del pubblico.

Per noi è essenziale, che dal primo momento della nuova proclamazione il popolo, mentre soffrirà ancora le conseguenze del cambiamento repenti­no e sarà in uno stato di terrore e di indecisione, realizzi che siamo così po­tenti, così invulnerabili, e così pieni di forza, che in nessun caso prendere­mo in considerazione i suoi interessi. Faremo capire al popolo, che non solo non ci daremo nessun pensiero delle sue opinioni e dei suoi desideri, ma al­tresì che saremo pronti in qualunque momento ed in qualunque luogo a sopprimere con una mano forte qualsiasi espressione o accenno di opposi­zione. Faremo sì che il popolo capisca che essendoci impadroniti di tutto quello che desideravamo non gli permetteremo mai, in nessun modo, di partecipare al nostro potere. Ed allora esso, preso dallo sgomento, chiuderà gli occhi su tutto ed aspetterà pazientemente lo svolgersi di ulteriori avve­nimenti.

I Gentili sono come un branco di pecore, noi siamo i lupi. Sapete cosa fanno le pecore quando i lupi entrano nell’ovile? Chiudono gli occhi. A questo saranno costretti anche i Gentili, perché prometteremo loro la resti­tuzione di tutte le loro libertà dopo che avremo soggiogato i nemici del mondo e costretti tutti i partiti a sottomettersi. Non occorre che vi dica quanto tempo dovranno aspettare per riavere queste loro libertà!

Per qual motivo fummo indotti a inventare la nostra politica e instillarla nelle menti dei Gentili?

Noi instillammo in essi questa politica senza permetter loro di compren­derne l’intimo significato.

Che cosa ci spinse ad adottare questa linea di condotta? Questo: che noi, razza dispersa, non potevamo, come tale, conseguire il nostro scopo con mezzi diretti, ma soltanto con mezzi indiretti, subdoli e fraudolenti. Questa fu la vera causa ed origine della nostra organizzazione massonica, che que­sti porci di Gentili non riescono a scandagliare e di cui non sospettano nep­pure le mire. Noi li prendiamo come lo zimbello delle nostre numerose logge, le quali hanno l’apparenza di essere puramente massoniche, allo scopo di gettare la polvere negli occhi dei loro simili.

Per grazia di Dio il suo Popolo prediletto fu sparpagliato, ma questa di­spersione, che sembrò al 'mondo la nostra debolezza, dimostrò di essere la nostra forza, che ci ha ora condotto alla soglia della Sovranità Universale.

Ci rimane da costruire ancora poco su queste fondamenta, per raggiunge­re la nostra mèta.

La parola libertà, suscettibile di diverse interpretazioni, sarà da noi defi­nita nel modo seguente: «La libertà è il diritto di fare ciò che la legge per­mette». Tale definizione ci servirà in questo senso, che sarà in nostro arbi­trio di dire dove potrà esserci libertà e dove no, per la semplice ragione che la legge permetterà solamente quello che a noi piacerà.

Il nostro atteggiamento verso la stampa sarà il seguente: Che cosa fa la stampa attualmente? Essa serve a suscitare nel popolo passioni furenti, op­pure, talvolta, dissensi egoistici di partito; cause entrambe che possono es­sere necessarie al nostro scopo. La stampa è spesse volte vuota, ingiusta e mendace, e la maggior parte della gente non ne capisce affatto le sue vere intenzioni. Noi la barderemo c ne terremo fermamente in pugno le redini. Inoltre dovremo acquistare il controllo di tutte le altre ditte editrici. Non ci servirebbe a nulla il solo controllo dei giornali se restassimo esposti ad at­tacchi con opuscoli e libri. L’attuale costosa produzione libraria la trasfor­meremo in una risorsa vantaggiosa per il nostro governo mediante una spe­ciale tassa di bollò ed obbligando gli editori ed i tipografi a versarci un de­posito cauzionale, allo scopo di garantire il nostro governo da qualunque forma di attacco da parte della stampa. E qualora questo si produca, impor­remo multe a destra ed a sinistra. Da questi mezzi: bolli, cauzioni e multe, il governo ricaverà una larga sorgente di lucro. Naturalmente, i giornali di partito non si daranno pensiero di pagare delle multe forti, ma noi li sop­primeremo senz’altro dopo un secondo loro serio attacco.

Nessuno potrà impunemente attentare al prestigio della nostra infallibili­tà politica. Per sopprimere qualunque pubblicazione prenderemo un prete­sto: diremo, per esempio, che eccita l’opinione pubblica senza ragione e senza fondamento. Ma vi prego di tener presente, che fra le pubblicazioni aggressive ve ne saranno anche talune istituite da noi apposta con tale in­tento. Ma esse attaccheranno solo quei punti della nostra politica, che ab­biamo l’intenzione di cambiare.

Nessuna informazione giungerà al pubblico senza essere stata prima con­trollata da noi. Stiamo già raggiungendo questo scopo anche attualmente, per il fatto che tutte le notizie sono ricevute da poche agenzie, nelle quali sono centralizzate da tutte le parti del mondo. Quando giungeremo al pote­re, queste agenzie ci apparterranno compieta- mente e pubblicheranno solo quelle notizie che noi permetteremo.

Se, date le condizioni attuali, siamo riusciti a controllare la società dei Gentili ad un punto tale che essa vede gli affari mondiali attraverso le lenti colorate con le quali le copriamo gli occhi; se anche ora nulla ci impedisce di conoscere i segreti di Stato, come stupidamente li chiamano i Gentili; quale sarà la nostra posizione, quando saremo ufficialmente riconosciuti come governatori del mondo nella persona del nostro Imperatore Universa­le?

Ritorniamo all’avvenire della stampa. Chiunque desidererà diventare editore, libraio o tipografo, dovrà ottenere un certificato ed una licenza, che perderanno in caso di disubbidienza. I canali attraverso i quali il pensiero umano trova la sua espressione, saranno con questi mezzi posti nelle mani del nostro governo, che li userà come organi educativi, e così impedirà che il pubblico sia messo sulla falsa strada mediante l’idealizzazione del «pro­gresso», o con il liberalismo.

Chi fra noi non sa, che questo fantastico beneficio conduce direttamente all’utopia, da cui nacquero l’anarchia e l’odio verso l’autorità? E ciò per la semplice ragione che il «progresso», o piuttosto l'idea d’un progresso libe­rale, diede al popolo differenti concetti della emancipazione, senza mettervi alcun limite. Tutti i cosiddetti- liberali sono degli anarchici, se non per le loro azioni, certamente per le loro idee.

Ognuno di essi corre dietro il fantasma della libertà, credendo di poter fare quello che vuole, vale a dire, cadendo in uno stato di anarchia per l'op­posizione che fa, unicamente per il gusto di farla.

Discutiamo ora la stampa editrice di libri ecc. Noi la tasseremo nello stesso modo della stampa giornalistica, vale a dire per mezzo di bolli e cau­zioni. Ma sopra i libri con meno di 300 pagine metteremo una tassa doppia, li classificheremo fra gli opuscoli per far diminuire la pubblicazione dei pe­riodici, che costituiscono la forma più virulenta del veleno stampato. Que­ste misure obbligheranno altresì gli scrittori a pubblicare delle opere così lunghe, che avranno pochi lettori e principalmente a causa del loro prezzo alto. Noi stessi pubblicheremo delle opere a buon mercato per educare la mente del pubblico e avviarla nella direzione da noi desiderata. La tassa­zione determinerà una riduzione della letteratura dilettevole e senza scopo, e la responsabilità che incontreranno di fronte alla legge darà tutti gli autori nelle nostre mani. Nessuno che desideri attaccarci con la sua penna trove­rebbe un editore.

Prima di stampare qualsiasi genere di lavoro, l’editore o il tipografo do­vrà chiedere alle autorità un permesso speciale per pubblicare il detto lavo­ro. In questo modo conosceremo anticipatamente qualsiasi congiura contro di noi, e potremo colpirla prevenendola e pubblicando una confutazione.

La letteratura e il giornalismo sono le due più importanti forze educative, e per questo motivo il nostro governo si accaparrerà il maggior numero di periodici. Con questo sistema neutralizzeremo la cattiva influenza della stampa privata ed otterremo un'influenza enorme sulla mente umana. Se dovessimo permettere la pubblicazione di dieci periodici privati, noi stessi dovremmo pubblicarne trenta c così via.

Ma il pubblico non deve avere il minimo sospetto di queste precauzioni; perciò tutti i periodici pubblicati da noi, avranno apparentemente vedute ed opinioni contraddittorie, ispirando così la fiducia I* presentando un’apparenza attraente ai nostri non sospettosi nemici, che cadranno nella nostra trappola e saranno disarmati.

In prima fila metteremo la stampa ufficiale. Essa sarà sempre in guardia per difendere i nostri interessi, e perciò la sua influenza sul pubblico sarà relativamente insignificante. In seconda fila metteremo la stampa semi­ufficiale, la quale dovrà attirare i tiepidi e gli indifferenti. In terza fila met­teremo quella stampa che farà finta di essere all’opposizione e che, in una delle sue pubblicazioni, figurerà come nostra avversaria. I nostri veri nemi­ci confideranno in questa opposizione e ci mostreranno le loro carte. Tutti i nostri giornali sosterranno partiti diversi: l’aristocratico, il repubblicano, il rivoluzionario e persino l’anarchico. Ma, naturalmente, questo sarà sola­mente fino a quando dureranno le costituzioni. Questi giornali, come il dio indiano Visnù, avranno centinaia di mani, ognuna delle quali tasterà il pol­so della variabile opinione pubblica.

Quando il polso batterà più forte, queste mani faranno inclinare l’opinione pubblica verso la nostra causa, perché un soggetto nervoso è fa­cile ad essere guidato e facilmente cade sotto un’influenza qualsiasi. I chiacchieroni che crederanno di ripetere l’opinione del giornale del loro partito, in realtà non faranno altro che ripetere la nostra opinione, oppure quella che desideriamo far prevalere; nella convinzione di seguire l’organo del loro partito, costoro seguiranno in realtà l;a bandiera che faremo svento­lare innanzi ai loro occhi.

Perché il nostro esercito giornalista estrinsechi il concetto intimo di que­sto programma, avendo l’apparenza di appoggiare i diversi partiti, dovremo organizzare la nostra stampa con la massima cura. Col titolo di «Commis­sione Centrale della Stampa», organizzeremo delle riunioni letterarie, alle quali i nostri agenti, senza farsene accorgere, daranno il segno di ricono­scimento e la parola d’ordine. I nostri organi discutendo e contrastando la nostra politica, sempre superficialmente, s’intende, e senza ' toccarne i lati importanti, faranno finta di polemizzare con i giornali ufficiali, allo scopo di fornirci il pretesto di definire i nostri piani con maggior accuratezza di quanto avremmo potuto fare coi nostri programmi preliminari. Si capisce, però, che tutto questo sarà fatto quando sia vantaggioso per noi. Questa op­posizione da parte della stampa, servirà anche a far credere al popolo che la libertà di parola esiste sempre. Essa darà ai nostri agenti l’opportunità di dimostrare che i nostri avversar! ci muovono accuse insensate, nell’impossibilità da parte loro di trovare un terreno solido sul quale com­battere la nostra politica.

Queste misure, che sfuggiranno all’attenzione pubblica, saranno i mezzi più proficui per guidare l’opinione pubblica ed inspirare fiducia nel nostro governo.

Grazie a queste misure potremo eccitare o calmare l’opinione pubblica circa le questioni politiche quando ci occorrerà di farlo. Potremo persuader­la o confonderla stampando notizie vere o false, fatti o contraddizioni, se­condo quello che servirà al nostro scopo. Le informazioni che pubbliche­remo dipenderanno dal modo con cui il pubblico sarà in quel tempo pro­penso ad accettare quel dato genere di notizie; e staremo sempre molto at­tenti, scandagliando il terreno prima di camminarci sopra.

Le restrizioni che, come ho già detto, imporremo alle pubblicazioni pri­vate ci daranno la certezza di sconfiggere i nostri nemici, perché essi non avranno a loro disposizione organi della stampa mediante i quali dare ve­ramente libero e pieno corso alle loro opinioni. Non ci occorrerà neppure di contraddire ufficialmente le loro affermazioni. Se sarà necessario, le confu­teremo semi ufficialmente con dei «ballons d’essai», che faremo lanciare dalla nostra stampa di terza fila.

Esiste già nel giornalismo francese tutto un sistema di intese massoniche per darsi la parola d’ordine. Tutti gli organi della stampa sono legati da se­greti professionali reciproci, a modo degli antichi oracoli. Nessuno dei suoi membri rivelerà mai di essere a conoscenza di uri segreto qualora non abbia ricevuto l’ordine di renderlo pubblico. Nessun editore avrà il coraggio di tradire un segreto confidatogli, per la ragione che nessuno è ammesso nel mondo letterario, il quale non abbia preso-parte a qualche losco affare nella sua vita passata. Pertanto, se qualcuno desse il minimo segno di disubbi­dienza, il triste episodio del suo passato verrebbe palesato immediatamente. Finché il passato losco di questi individui è conosciuto da pochi, il prestigio di ogni giornalista attira l’opinione pubblica di tutto il paese. Il popolo lo segue e lo ammira.

I nostri piani si debbono estendere principalmente alle provincie. È per noi essenziale di creare certe idee e di infondere tali opinioni nelle provin­cie, perché in qualunque momento possiamo servircene lanciandole nella capitale come opinioni neutrali delle provincie. Naturalmente, la fonte e l’origine delle idee non saranno alterate, perché le idee saranno nostre. Per noi è assolutamente necessario, prima di assumere il potere, che le città sia­no qualche volta dominate dalle opinioni delle provincie; vale a dire, che le città sappiano l’opinione della maggioranza, quale sarà stata preparata da noi. È per noi necessario che le capitali, giunto il momento critico psicolo­gico, non abbiano il tempo materiale di discutere un fatto compiuto, ma siano obbligate ad accettarlo perché è stato approvato da una maggioranza nelle provincie.

Quando poi arriveremo al periodo del nuovo regime cioè durante il periodo transitorio che precederà la nostra sovranità non permetteremo alla stampa di pubblicare qualsiasi resoconto di delitti, essendo essenziale che il popolo creda il nuovo regime talmente superiore, d’aver soppresso perfino la delinquenza. I delitti che avverranno saranno conosciuti soltanto dalla loro vittima e dagli eventuali testimoni oculari e da nessun altro.


La necessità del pane quotidiano obbligherà i Gentili a tacere ed a rima­nere nostri umili servitori.

Quei Gentili che potremo impiegare nella nostra stampa, discuteranno, dietro i nostri ordini, quei fatti che non sarebbe conveniente per noi di pub­blicare nella nostra gazzetta ufficiale. E mentre avranno luogo così discus­sioni e dispute d’ogni genere, noi promulgheremo le leggi che ci occorrono e le presenteremo al pubblico quali fatti compiuti. Nessuno oserà chiedere che queste leggi vengano revocate, specialmente perché faremo credere che il nostro scopo sia quello di promuovere il progresso. Poi la stampa svierà l’attenzione del pubblico per mezzo di nuove proposte (sapete bene che ab­biamo sempre abituato le popolazioni a ricercare nuove emozioni).

Avventurieri politici senza cervello si affretteranno a discutere i nuovi problemi: la stessa razza di gente che non comprende neppure ora nulla di quello di cui parla. I problemi politici non sono fatti per essere compresi dalla gente comune, ma solamente (come ho già detto) da quella classe di governanti, che da secoli dirigono gli affari. Da tutto questo insieme di fatti potete concludere, che quando useremo una certa deferenza all’opinione pubblica, di tanto in tanto, avremo lo scopo di facilitare il funzionamento del Rostro meccanismo. Vi accorgerete anche che cerchiamo di far appro­vare le varie questioni soltanto a furia di parole e non di fatti. Affermiamo continuamente, che tutte le misure prese da noi sono ispirate dalla speranza e dalla certezza di aiutare il benessere comune.

Allo scopo di distogliere la gente troppo irrequieta dalla discussione del­le questioni politiche, la provvederemo di problemi nuovi; quelli cioè dell’industria e del commercio. Su questi problemi potranno eccitarsi fin che vorranno. Le masse acconsentono di astenersi e di desistere da ciò che credono sia l’attività politica, solamente se possiamo dar loro qualche nuo­vo svago; come, ad esempio, il commercio. E tenteremo di dar da intendere ad esse, che anche il commercio è un problema politico. Noi stessi indu­cemmo le masse a prender parte alla politica per assicurarci il loro appog­gio nella nostra campagna contro i governi Gentili.

Per impedire che il popolo scopra da sé una qualsiasi nuova linea d’azione politica, lo terremo distratto con varie forme di divertimenti: ludi ginnici, passatempi, passioni di vario genere, osterie e via discorrendo.

Fra poco principieremo a mettere degli avvisi nei giornali invitando il popolo a competere in ogni genere di nuove imprese, come ad esempio alle gare artistiche, di sport, ecc.

Questi nuovi interessi distoglieranno definitivamente l’attenzione del pubblico dalle questioni che potrebbero metterci in conflitto con la popola­zione.

II popolo siccome perderà a poco a poco la facoltà di pensare con la sua testa, griderà compatto insieme a noi, per l’unica ragione che saremo i soli membri della società in grado di promuovere nuove linee di pensiero. Que­sti nuovi concetti noi li metteremo avanti per mezzo di agenti che il popolo non sospetterà siano alleati nostri. La funzione degli idealisti liberali cesse­rà repentinamente il giorno in cui il nostro governo sarà riconosciuto. Fino allora essi ci renderanno dei buoni servizi. Per questa ragione cercheremo di indirizzare l’opinione pubblica verso ogni specie di teoria fantastica che possa sembrare progressiva, o liberale. Fummo noi che, col più completo successo, facemmo girare le teste scervellate dei Gentili, colle nostre teorie di progresso, verso il socialismo. Non si trova fra i Gentili una mente capa­ce di intuire che in ogni occasione, dietro la parola «progresso» è nascosta una deviazione della verità, eccezione fatta dei casi in cui la parola libertà si riferisce alla materia delle scoperte scientifiche. Giacché esiste soltanto una vera dottrina ed in essa non vi è posto per il «progresso». Il progresso, come qualunque altro falso concetto, serve a nascondere la verità, affinché essa non sia palese ad altri che a noi, popolo prediletto da Dio, che Egli ha eletto a custode della verità. Quando saremo al potere, i nostri oratori discu­teranno i grandi problemi che hanno agitato l’umanità, allo scopo finale e prefisso di condurre il genere umano sotto il nostro governo benedetto.

Chi vorrà, quindi, sospettare che tutti questi problemi furono sollevati da noi, secondo un piano politico prestabilito che nessun uomo ha compreso in tanti secoli?

Quando ci stabiliremo come Signori della Terra, non ammetteremo altra religione che la nostra; cioè una religione che riconosce il Dio solo, a Cui il nostro destino è collegato dall’averci Egli eletti, e da Cui il destino del mondo è determinato.

Per questa ragione dobbiamo distruggere tutte le professioni di fede. Se il risultato temporaneo di questa distruzione sarà di produrre degli Atei, ciò non si frapporrà al nostro scopo, ma servirà come esempio alle generazioni future, che ascolteranno i nostri insegnamenti sulla religione di Mosé, la quale, con le sue dottrine risolute e ponderate, ci impose come un dovere il mettere tutte le nazioni sotto i nostri piedi.

Inoltre insisteremo molto sulle verità mistiche degli insegnamenti Mo­saici, sui quali, diremo, è basata tutta la loro forza educativa.

Di poi, ad ogni momento pubblicheremo articoli paragonando il nostro governo benefico a quello del passato. Lo stato di beatitudine e di pace che esisterà allora, servirà anche ad illustrare il benefico effetto del nostro go­verno, sebbene sia stato ottenuto mediante disturbi secolari. Dimostreremo con colori intensi gli errori amministrativi commessi dai Gentili. Provoche­remo con tutto ciò un tale sentimento di avversione per il regime preceden­te, che le nazioni preferiranno uno stato di pace in condizioni di schiavitù, ai diritti della tanta lodata «libertà», che le ha così crudelmente torturate, esaurendone perfino le fonti dell’esistenza umana, ed alla quale furono tra­scinate da una folla di avventurieri che non sapevano quel che facevano. I cambiamenti inutili di governo che abbiamo sempre suggerito ai Gentili, e che sono stati il mezzo col quale abbiamo minato il loro edificio di Stato, avranno in allora talmente stancato le nazioni, che esse preferiranno sop­portare qualunque cosa da noi, piuttosto che ritornare ai tumulti ed alle di­sgrazie attraversate. Attireremo specialmente l’attenzione su gli errori sto­rici con i quali i governi dei Gentili tormentarono l’umanità per tanti secoli, nella loro mancanza di comprensione per tutto ciò che riguarda il vero be­nessere della vita umana, e nella loro ricerca di piani fantastici per la pro­sperità sociale. Giacché i Gentili non si sono resi conto che i loro piani, in­vece di migliorare le relazioni fra uomo e uomo, non hanno fatto altro che farle andare di male in peggio. E queste relazioni sono la vera base dell’esistenza umana. Tutta la forza dei nostri principi e delle nostre misure consisterà nel fatto, che saranno spiegati da noi quale un luminoso contra­sto con le condizioni sociali esistenti sotto l’antico regime da noi infranto.

I nostri filosofi dimostreranno tutti gli svantaggi delle religioni cristiane, ma nessuno potrà mai giudicare la nostra religione nel suo vero significato, perché nessuno ne avrà mai una completa cognizione fuorché i nostri che non si arrischieranno mai a svelarne i misteri.

Nei cosiddetti paesi dirigenti abbiamo fatto circolare una letteratura squi­librata, sudicia e ripugnante. Per un breve periodo dopo il riconoscimento del nostro regno, continueremo a incoraggiare questa letteratura, acciocché essa dimostri, più esplicitamente che mai, il suo contrasto con le dottrine che metteremo in circolazione dal nostro seggio elevato. I nostri sapienti, educati allo scopo di guidare i Gentili, faranno conferenze, concreteranno piani, scriveranno appunti e articoli, per mezzo dei quali influiranno sugli spiriti degli uomini, piegandoli verso quella scienza e quelle idee che ci converranno.

Quando, infine, avremo ottenuto il potere per mezzo di numerosi colpi di Stato, che saranno da noi preparati in modo che abbiano luogo simultanea­mente in tutti i paesi; e quando i governi di questi saranno stati dichiarati ufficialmente incapaci di reggere la pubblica cosa (potrà trascorrere un pe­riodo di tempo considerevole prima che tutto ciò avvenga: magari un seco­lo): faremo ogni sforzo per impedire che siano fatte delle congiure contro di noi. Per raggiungere questo intento applicheremo la pena capitale, senza pietà, per coloro che prendessero le armi per impedire lo stabilimento del nostro potere.

Sarà passibile della pena capitale la fondazione di qualunque nuova so­cietà segreta; scioglieremo, mandandone i membri in esilio nelle parti più remote del mondo, le società segrete tuttora esistenti, che ci sono ben cono­sciute e che servono ed hanno servito al nostro scopo. L’esilio sarà la sorte di quei frammassoni Gentili che per avventura sapessero più di quello che a noi convenga. E quei massoni, ai quali, per una ragione o per un’altra po­tremo perdonare, li terremo sempre nel continuo timore d’essere esiliati. Decreteremo una legge per condannare tutti i preesistenti membri delle so­cietà segrete all’esilio fuori di Europa, perché quivi noi avremo il centro del nostro governo.

Le decisioni del nostro governo saranno definitive e nessuno avrà il dirit­to d’appellarsi. Per stabilire l’ordine nella società dei Gentili nella quale abbiamo profondamente inculcato i dissidi ed i dogmi della religione prote­stante, prenderemo provvedimenti spietati i quali dimostreranno alle nazio­ni che il nostro potere non può essere violato. Non dobbiamo preoccuparci delle numerose vittime che saranno sacrificate per ottenere una prosperità futura. Un governo il quale è convinto che la propria esistenza dipende non solo dai privilegi di cui gode, ma anche dall’adempimento del suo dovere, ha l’obbligo di conseguirò la prosperità anche a costo di molti sacrifici. La condizione principale della sua stabilità consiste nel rafforzamento del pre­stigio del suo potere, e questo prestigio si ottiene soltanto per mezzo di una maestosa ed incrollabile potenza, che deve mostrarsi inviolabile, nonché circondata da un potere mistico. Ad esempio, dimostrare che sussiste per mandato divino. Questi sono i requisiti goduti finora dall’autocrazia russa, l’unica nostra nemica pericolosa, se non teniamo conto della Santa Sede. Ricordate che l’Italia, quando grondava sangue, non toccò un capello di Siila: eppure egli era l’uomo che l’aveva dissanguata. Per la ,sua forza di carattere, Siila diventò un Dio agli occhi della popolazione, ed il suo ritorno intrepido in Italia lo rese inviolabile. La plebe non nuocerà mai all’uomo che la ipnotizza col suo coraggio e con la sua superiorità mentale.

Fino a quando non avremo conseguito il potere, cercheremo di fondare e

moltiplicare le logge massoniche in tutte le parti del mondo. Alletteremo a farne parte coloro che possono diventare, o sono di già, animati da amore per il pubblico bene. Queste logge saranno la fonte principale ove attinge­remo le nostre informazioni; saranno pure i nostri centri di propaganda. Centralizzeremo tutte queste logge sotto una direzione unica, conosciuta a noi soli e costituita dai nostri uomini più sapienti. Queste logge avranno anche i loro rappresentanti, per mascherarne la vera direzione. Questa sol­tanto avrà diritto di decidere a chi spetti di parlare e di preparare l’ordine del giorno. In queste logge annoderemo tutte le classi socialiste e rivoluzio­narie della società.

I piani politici più segreti, ci saranno subito noti appena formulati e ne guideremo l’esecuzione. Quasi tutti gli agenti della polizia nazionale ed in­ternazionale faranno parte delle nostre logge. È pei noi sommamente im­portante di assicurarci i servizi della polizia, perché essi possono maschera­re le nostre imprese, inventare ragioni plausibili per spiegare il malcontento delle masse, come pure colpire coloro che rifiutano di sottomettersi a noi.

La maggior parte degli individui che entrano nelle società segrete sono avventurieri, i quali desiderano di farsi strada in un modo o in un altro e non hanno serie intenzioni. Con gente simile, ci sarà facile perseguire il no­stro scopo: essi metteranno in moto il nostro meccanismo. Se il turbamento diventerà mondiale, ciò significherà soltanto che era necessario per noi di produrre questa agitazione, allo scopo di distruggere la troppo grande soli­dità del mondo. Se nasceranno congiure nel suo. seno, significherà che uno dei nostri agenti più fedeli è il capo di questa cospirazione. E naturale che noi dobbiamo essere gli unici a dirigere le imprese massoniche. Noi soltan­to sappiamo dirigerle. Noi conosciamo lo scopo finale di ogni azione, men­tre i Gentili ignorano la massima parte di ciò che riguarda la massoneria: essi non sono neppur capaci di vedere i risultati immediati di quello che fanno. Generalmente essi considerano soltanto i vantaggi immediati; si con­tentano se il loro orgoglio personale è soddisfatto per l’adempiersi del loro intento; non si accorgono che l’idea originale era nostra e non loro.

I Gentili frequentano le Logge Massoniche per pura curiosità, o nella speranza di ricevere la loro parte delle spoglie; alcuni di essi vi entrano pu­re per poter discutere le loro stupide idee davanti ad un pubblico qualun­que. I Gentili vanno alla ricerca delle emozioni procurate dal successo e dagli applausi; noi glie ne diamo fin che ne vogliono. Questo è il motivo per cui permettiamo ad essi di avere successi; cioè allo scopo di volgere a nostro vantaggio gli uomini che credono orgogliosamente di valer qualche cosa, e che senza accorgersene si imbevano delle nostre idee, fiduciosi di essere infallibili e convinti di non andar soggetti alle influenze altrui. Non avete idea di quanto sia facile ridurre anche il più intelligente dei Gentili in una condizione ridicola di ingenuità agendo sulla sua presunzione, e quan­to, d’altra parte, sia facile scoraggiarlo mediante il più piccolo insuccesso, od anche semplicemente cessando di applaudirlo; oppure anche di ridurlo in uno stato di servile sottomissione, allettandolo con la promessa di qual­che nuovo successo. Per quanto il nostro popolo disprezza il successo, bramando soltanto la realizzazione dei suoi piani, altrettanto i Gentili ama­no il successo e sono disposti a sacrificare tutti i loro piani per raggiunger­lo. Questo lato del carattere dei Gentili rende facile di fare d’essi quello che ci piace. Quelli che sembrano tigri, sono invece stupidi come pecore, ed hanno la testa assolutamente vuota.

Lasceremo che cavalchino in sogno il corsiero delle vane speranze di po­ter distruggere l’individualità umana mediante idee simboliche di collettivi­smo. Essi non hanno ancora compreso, e non comprenderanno mai, che questo sogno fantastico è contrario alla principale legge della natura, la quale, fin dall’inizio del mondo, creò ogni essere, diverso da tutti gli altri, perché ciascuno avesse una individualità. Il fatto che fummo capaci di far concepire un’idea così errata ai Gentili, è la prova lampante del meschino concetto che essi hanno della vita umana, paragonato a quello che ne ab­biamo noi. In questo consiste la maggiore speranza del nostro successo.

Quanto furono previdenti i nostri sapienti di un tempo quando ci dissero che, pur di raggiungere uno scopo veramente grandioso, dovevamo ricorre­re a qualunque mezzo senza fermarci a contare le vittime che si dovessero sacrificare al successo della causa! E noi non abbiamo mai contato le vitti­me uscite dal seme di quei bruti di Gentili, e pur avendo sacrificato molta gente nostra, abbiamo dato al nostro popolo una posizione tale nel mondo, che esso non si sarebbe mai sognato di raggiungere. Un numero relativa­mente piccolo di vittime da parte nostra ha salvato la nostra nazione dalla distruzione. Ogni uomo deve inevitabilmente morire. È preferibile affretta­re la morte di coloro che ostacolano la nostra causa, che di quelli che la promuovono.

Noi facciamo morire i frammassoni in maniera tale che nessuno, fuorché gli adepti, può averne il minimo sospetto. Neppure le stesse vittime ne so­spettano prima del tempo. Muoiono tutti, quando è necessario, di morte ap­parentemente naturale. E neppure gli iniziati, conoscendo questi fatti, osano protestare! Con questi mezzi abbiamo tagliato fino alle radici ogni velleità di protesta contro i nostri ordini almeno per quanto riguarda i frammassoni.

Predichiamo il liberalismo ai Gentili, ma d’altra parte teniamo la nostra propria nazione in assoluta sottomissione. Per effetto della nostra influenza, le leggi dei Gentili vengono osservate il meno possibile. Il prestigio delle loro leggi è stato minato dalle idee liberali che vi abbiamo introdotto. Le più importanti questioni, sia politiche, sia morali, vengono decise dai Tri-bunali nel modo stabilito da noi. Il Gentile amministratore di giustizia, esamina le cause in quel modo che a noi pare e piace. Questo risultato lo abbiamo ottenuto mediante i nostri agenti e persone colle quali apparente­mente non siamo in relazione, e per mezzo di opinioni propagate con la stampa e con altri mezzi. Persino i senatori ed altri funzionari elevati se­guono ciecamente i nostri consigli. La mentalità dei Gentili essendo di na­tura puramente bestiale, è incapace di osservare e di analizzare checchessia e più ancora di prevedere le conseguenze alle quali può condurre una causa se presentata sotto una certa luce.

Ed è precisamente in questa differenza di mentalità tra noi e i Gentili, che possiamo facilmente riconoscere di essere gli eletti di Dio nonché la nostra natura sovrumana, in paragone con la mentalità istintiva e bestiale dei Gentili. Costoro non vedono che i fatti, ma non li prevedono e sono in­capaci di inventare qualsiasi cosa, eccetto le materiali.

Da tutto questo risulta nettamente, che la natura stessa ci ha destinato a guidare ed a governare il mondo. Quando verrà per noi l’ora di governare apertamente, sarà giunto il momento di dimostrare la bontà del nostro go­verno. Allora miglioreremo tutte le leggi. Le nostre leggi saranno brevi, chiare, c concise: non avranno bisogno di interpretazioni; sicché tutti po­tranno conoscerle da cima a fondo, dentro e fuori. La caratteristica predo­minante di queste leggi sarà l’obbedienza dovuta all’autorità; e questo ri­spetto all’autorità sarà spinto al massimo grado. Allora cesserà ogni genere di abuso di potere, perché ognuno sarà responsabile di fronte all’unico po­tere supremo, cioè a quello del sovrano. L’abuso di potere da parte di chiunque, che non sia il sovrano, sarà così severamente punito, che tutti perderanno la voglia di provare "la loro forza in tale direzione.

Sorveglieremo molto da vicino ogni atto del nostro corpo amministrati­vo, da cui dipenderà il funzionamento della macchina statale, perché se l’amministrazione diventa fiacca, il disordine sorge dovunque. Non un sin­golo atto illegale, od abuso di potere rimarrà impunito. Tutti gli atti di si­mulazione, o di volontaria trascuratezza da parte degli impiegati ammini­strativi, cesseranno dopo che costoro avranno veduto i primi esempi di pu­nizione.

La grandezza della nostra potenza esigerà che siano inflitte punizioni adeguate ad essa. Ciò vuol dire che esse saranno durissime, anche nel caso del più piccolo tentativo di violare il prestigio della nostra autorità allo sco­po di lucro personale. L’uomo che soffrirà per le sue colpe, anche se troppo severamente, sarà come un soldato che muore sul campo di battaglia dell’amministrazione per la causa del potere, dei principi e della legge, che non ammette ’ alcuna deviazione dal sentiero pubblico per un vantaggio personale, neanche per coloro che guidano il carro dello stato. Per esempio, i nostri giudici sapranno che, cercando di essere indulgenti, violeranno la legge della giustizia, la quale è fatta per infliggere punizioni esemplari agli uomini per le colpe che hanno commesso, e non per dare ad un giudice l’occasione di mostrare la sua clemenza. Questa buona qualità della cle­menza dovrebbe essere esibita soltanto nella vita privata, e non nella qualità ufficiale di giudice, che influisce su tutta la base. dell’educazione del gene­re umano.

I membri della magistratura non serviranno più nei tribunali dopo i cin­quantacinque anni di età, per le seguenti ragioni:

  • i° Perché i vecchi sono più tenacemente attaccati alle idee preconcette e meno capaci di ubbidire ai nuovi ordini.
  • 2° Perché una tale misura ci metterà in grado di fare dei cambiamenti frequenti nel corpo della magistratura, che conseguentemente sarà soggetta a qualunque pressione da parte nostra.

Chiunque desideri mantenere il suo posto dovrà, per assicurarselo, ubbi­dirci ciecamente. Generalmente sceglieremo i nostri giudici fra uomini i quali capiscano che il loro dovere è di punire e di fare rispettare le leggi, e non di permettersi il lusso di sognare il liberalismo, che potrebbe recar danno al piano educativo del nostro governo, come succede ora con i giudi­ci Gentili. Il nostro progetto di mutare spesso i giudici, ci gioverà anche per impedire la formazione di qualsiasi associazione fra essi; quindi lavoreran­no soltanto nell’interesse del governo, ben sapendo che da ciò dipende il lo­ro avvenire. La futura generazione di giudici sarà educata in tal modo, che preverranno istintivamente qualsiasi azione atta a danneggiare le relazioni reciproche esistenti fra i nostri sudditi. Attualmente i giudici dei Gentili so­no indulgenti verso tutti i delinquenti, perché non hanno il giusto concetto del loro dovere, ed anche per il semplice fatto, che i governanti, quando nominano i giudici, non imprimono in essi il concetto del dovere, come sa­rebbe necessario.

I governanti dei Gentili, quando nominano i loro sudditi a cariche impor­tanti, non si danno la pena di spiegar loro l’importanza delle medesime, né per quale ragione dette cariche sono state istituite; essi agiscono come le bestie quando mandano la loro prole in cerca di preda. In questo modo i governi dei Gentili vanno in pezzi per opera dei loro stessi amministratori. Dai risultati del sistema adottato dai Gentili ricaveremo ancora un inse­gnamento morale e ce ne serviremo per migliorare il nostro governo. Sradi­cheremo le tendenze liberali da ciascuna delle importanti istituzioni di pro­paganda nel nostro governo, dalle quali possa dipendere l’educazione di co­loro che diventeranno i nostri sudditi. Questi posti importanti saranno riser­vati esclusivamente a coloro che furono da noi educati allo scopo prefisso per l’amministrazione.

Qualora si osservasse, che il mettere in ritiro troppo presto i nostri im­piegati ci costerebbe troppo caro, risponderei, che anzi tutto cercheremo di trovare una occupazione privata a questi pensionati, per compensarli della perdita del loro posto governativo, ed in secondo luogo che il nostro gover­no possiederà in ogni caso tutto il denaro del mondo, c perciò la spesa noti va presa in considerazione.

Da nostra autocrazia sarà coerente in tutte le sue azioni, quindi il nostro alto comando sarà sempre considerato con la massima deferenza e obbedito senza riserva, qualunque sia la decisione che gli piacerà di prendere. Igno­reremo qualunque espressione di rammarico o di malcontento e puniremo così severamente chiunque mostrasse di non essere soddisfatto, che gli altri, vedendo questo esempio, si cheteranno. Aboliremo il diritto di appello, ri­servandolo per noi stessi; é ciò per ragione che non dobbiamo permettere al popolo di credere che i nostri giudici si possano sbagliare nelle loro deci­sioni. E, nell’eventualità di un giudizio che richieda ia revisione, destitui­remo immediatamente il giudice che lo avrà emesso, castigandolo pubbli­camente, affinché un errore simile non abbia a ripetersi.

Ripeto quello che ho già detto, cioè che uno dei nostri principi fonda­mentali sarà l’attenta sorveglianza dei nostri impiegati amministrativi: e questo si farà principalmente per soddisfare la nazione, la quale ha pieno diritto di esigere che un buon governo abbia buoni impiegati amministrati­vi.

Il nostro governo avrà l’aspetto di una fede patriarcale nella persona del suo sovrano. La nostra Nazione ed i nostri sudditi considereranno il sovra­no come un padre, il quale si cura di tutti i loro bisogni, si occupa delle loro azioni, sistema le relazioni reciproche dei suoi sudditi, nonché quelle di essi verso il governo. Così che il sentimento di venerazione per il regnante si radicherà tanto profondamente nella nazione, che questa non potrà esistere senza le sue cure e la sua guida. Il popolo non potrà vivere in pace senza il sovrano e finalmente lo riconoscerà come autocrate. Il popolo nutrirà per il sovrano un sentimento di venerazione talmente profondo da avvicinarsi alla adorazione, specialmente quando si convincerà che i suoi dipendenti se­guono i suoi ordini ciecamente e che egli solo regna su di essi. Il popolo si rallegrerà vedendoci regolare la nostra esistenza come Se fossimo genitori desiderosi di educare la propria prole in un sentimento profondo del dovere e dell’ubbidienza.

Per quanto poi riguarda la nostra politica segreta, tutte le nazioni sono in uno stato d’infanzia ed i loro governi pure. Come potete vedere da voi stes­si, io baso il nostro dispotismo sul Diritto e sul 'Dovere. Il diritto del gover­no di pretendere che la gente faccia il suo dovere è in sé stesso un obbligo di chi regna, perché egli è il padre dei suoi sudditi. Il diritto della forza gli viene concesso perché conduca l’umanità nella direzione stabilita dalle leg­gi naturali, vale a dire verso l’ubbidienza.

Ogni creatura in questo mondo è in soggezione se non di un uomo, di qualche circostanza, oppure della sua stessa natura: insomma di qualche cosa che è più forte di lei. Quindi noi dobbiamo essere la forza assoggetta­trice, pel bene della causa comune, Dobbiamo sacrificare senza esitazione quegli individui che possono violare la legge esistente, perché la soluzione del grande problema educativo sta nella punizione esemplare.

Il Re di Israele, nel giorno che porrà sul suo capo consacrato la corona che gli verrà presentata da tutta l’Europa, diventerà il Patriarca Mondiale.

Il numero delle vittime che il nostro Re dovrà sacrificare, non sorpasserà mai quello delle vittime che i sovrani Gentili hanno sacrificato nella loro ri­cerca di grandezza e per le loro rivalità reciproche.

Il nostro sovrano sarà costantemente in contatto col popolo, al quale par­lerà dall’alto delle tribune. I suoi discorsi saranno immediatamente messi in circolazione in tutto il mondo.

Allo scopo di distruggere qualunque specie di impresa collettiva che non sia la nostra, annienteremo sul loro nascere le opere collettive; vale a dire, che trasformeremo le università e le riedificheremo secondo i nostri piani.

I rettori delle università, nonché i professori di esse, saranno preparati in modo speciale per mezzo vii elaborati e segreti programmi d’azione, nei quali saranno istruiti e dai quali non potranno deviare impunemente. La massima cura sarà posta nella loro scelta, e dipenderanno interamente dal governo. Escluderemo dal nostro sillabo ogni insegnamento di diritto civi­le, nonché qualunque altra materia politica. Queste scienze saranno inse­gnate soltanto a pochi uomini iniziati, scelti per le loro qualità cospicue. Le università non potranno più lanciare nel mondo dei giovani inesperti, imbe­vuti di idee circa nuove forme costituzionali, come se queste fossero com­medie o tragedie; oppure dediti ad occuparsi di questioni politiche che nep­pure i loro padri comprendevano. Quando la massa del popolo ha delle idee politiche sbagliate, si volge a concezioni utopistiche con il risultato di di­ventare un insieme di pessimi sudditi. Ciò potete giudicare da voi vedendo il sistema educativo dei Gentili. Abbiamo dovuto introdurre tutti questi principi nel sistema educativo allo scopo di distruggere il loro ordine socia­le; cosa che abbiamo fatto con pieno successo; ma quando saremo al pote­re, toglieremo dai programmi educativi tutte le materie che potrebbero tur­bare lo spirito dei giovani, e li ridurremo ad essere bimbi obbedienti, i quali ameranno il loro sovrano ed in lui riconosceranno il sostegno principale della pace e del benessere pubblico.

Invece di far studiare i classici e la storia antica, che contengono più esempi cattivi che buoni, faremo studiare i problemi del futuro. Dalla me­moria degli uomini cancelleremo il ricordo dei secoli passati, che potrebbe essere sgradevole per noi, ad eccezione di quei fatti che mostrano a colori vivaci gli errori dei governi Gentili. La base fondamentale del nostro pro­gramma educativo sarà l’insegnamento d: ciò che si riferisce alla vita prati­ca, alla organizzazione sociale, alle relazioni fra uomo e uomo; faremo pure conferenze contro i cattivi esempi egoistici, che sono contagiosi e causa di mali; come anche su altre questioni simili relative all’istinto. Questi pro­grammi saranno tracciati in modo differente per le differenti classi e caste, perché l’educazione di esse dovrà essere ben distinta. Importa moltissimo di insistere su questo puntò, che ogni classe, o casta, dovrà essere educata separatamente, secondo la sua speciale condizione ed il suo lavoro. Ecce­zionalmente, un uomo di genio ha sempre saputo e saprà sempre penetrare in una casta più elevata della sua; ma per amore di un caso affatto eccezio­nale, non conviene mescolare l’educazione delle varie caste e ammettere gli uomini di basso ceto nelle classi più elevate, soltanto perché occupino i po­sti di coloro che son chiamati dalla nascita ad occuparli. Sapete da voi che i Gentili, quando cedettero all’idea assurda di non ammettere differenze

fra le diverse classi sociali, andarono incontro al disastro.

Affinché il sovrano abbia un posto sicuro nel cuore dei suoi sudditi, è necessario che, durante il suo regno, siano insegnate nelle pubbliche scuole e nei pubblici ritrovi, l’importanza della sua attività e la buona intenzione delle sue imprese. Aboliremo ogni specie di educazione privata. Nei giorni di vacanza gli scolari ed i loro genitori avranno il diritto di intervenire nei rispettivi collegi, come se questi fossero dei «clubs», a riunioni nelle quali alcuni professori faranno delle conferenze, apparentemente libere, parlando sulle questioni dei rapporti reciproci fra gli uomini, delle leggi, dei malinte­si che generalmente sono la conseguenza di una concezione erronea intorno alla posizione sociale degli uomini. Infine essi faranno delle lezioni sulle nuove teorie filosofiche, che non sono ancora state rivelate al mondo. Noi faremo di queste dottrine degli articoli di fede, servendocene come di gra­dini per l’ascendere della Fede nostra.

Quando avrò finito di mettervi completamente al corrente del nostro programma, e quando avremo finito di discutere i nostri piani per il presen­te e l’avvenire, vi leggerò lo schema di tale nuova teoria filosofica.

L’esperienza di molti e molti secoli ci insegna che gli uomini vivono per le idee e ne sono guidati e che la gente viene ispirata da tali idee soltanto per mezzo dell’educazione, che può essere impartita con i medesimi risulta­ti agli uomini di tutti i secoli, ma naturalmente con mezzi diversi. Con una metodica educazione sapremo eliminare i residui di quella indipendenza di pensiero della quale ci siamo serviti per i nostri fini da molto tempo. Ab­biamo già istituito il sistema di soggiogare la mente degli uomini col così detto metodo di educazione dimostrativa (l’insegnamento oculare), il quale rende i Gentili incapaci di pensare indipendentemente, e così essi come animali ubbidienti — attenderanno la dimostrazione di un’idea prima di af­ferrarla. Uno dei nostri migliori agenti in Francia è borghese; egli vi ha già introdotto il nuovo metodo di insegnamento dimostrativo.

La professione di giureconsulto rende coloro che li esercitano freddi, crudeli ed ostinati, li priva di tutti i principi e li obbliga a formarsi un con­cetto della vita che non è umano ma puramente legale. Si abituano anche a vedere le circostanze soltanto dal punto di vista di quanto si può guadagna­re facendo una difesa, senza badare alle conseguenze che essa può avere sul benessere pubblico.

Un avvocato non si rifiuta mai di difendere una causa. Egli farà di tutto per ottenere l’assoluzione a qualunque costo, attaccandosi ai più meschini cavilli della giurisprudenza, e con questi mezzi egli demoralizza il tribuna­le.

Perciò noi limiteremo la sfera d’azione di questa professione e mettere­mo gli avvocati sulla stessa base dei funzionari esecutivi. Tanto gli avvocati patrocinatori, quanto i giudici, non avranno il diritto di accordarsi con i loro clienti, ma riceveranno il loro mandato difensivo a seconda dell’assegnazione che ne farà il tribunale. Essi studieranno la causa esclusi­vamente attraverso i documenti ed i rapporti, e difenderanno i loro clienti dopo che questi saranno stati interrogati in tribunale dal pubblico ministero, basando la difesa di essi sui risultati di questo interrogatorio. Il loro onora­rio sarà fisso senza tener conto se la difesa sia, o pur no, riuscita.

Essi diventeranno dei semplici relatori in favore della giustizia, agendo in senso opposto al pubblico ministero, il quale sarà un relatore in favore dell’accusa. In questo modo la procedura legale sarà considerevolmente abbreviata. Inoltre, con questi mezzi otterremo una difesa onesta ed impar­ziale, la quale non sarà promossa dagli interessi materiali, ina bensì dalla convinzione personale dell’avvocato. Si avrà inoltre il grande vantaggio di metter fine a qualunque forma di subornamento e di corruzione, che all’epoca attuale può aver luogo nei tribunali di alcuni paesi.

Abbiamo messo molto impegno nello screditare il clero dei Gentili agli occhi del popolo, e siamo così riusciti a nuocere alla sua missione che avrebbe potuto ostacolare molto il nostro cammino. L’influenza del clero sul popolo diminuisce di giorno in giorno.

Attualmente la libertà di religione prevale ovunque, e l’epoca che il Cri­stianesimo cadrà in frantumi non è oramai troppo distante. Sarà ancora più facile per noi di distruggere le altre religioni. Ma è prematuro per ora di di­scutere questo argomento.

Noi ridurremo il clero e le sue dottrine a tener così poco posto nella vita, e renderemo la loro influenza così antipatica alla popolazione, che i loro in­segnamenti avranno risultati opposti a quelli che avevano una volta.

Quando sarà arrivata l’ora di annientare la Corte papale, una mano igno­ta, additando il Vaticano, darà il segnale dell’assalto. Allorquando il popo-lo, nella sua ira si scaglierà sul Vaticano, noi ci atteggeremo a suoi protetto­ri per evitare lo spargimento di sangue. Con questo atto penetreremo fino al cuore di tale Corte, e nessuno potrà più scacciarcene, finché non avremo di­strutto la potenza papale.

Il Re di Israele diventerà il vero Papa dell’universo: il Patriarca della Chiesa Internazionale.

Ma finché non avremo compiuto la rieducazione della gioventù per mez­zo di nuove religioni temporanee, per condurla alla nostra, non attacchere­mo apertamente le Chiese esistenti, ma le combatteremo con la critica, la quale ha già suscitato e continuerà a suscitare dissensi fra esse.

Genericamente parlando, la nostra stampa denuncerà i governi e le istitu­zioni dei Gentili, sia religiose che d’altro genere, mediante articoli di ogni specie spogli di qualunque scrupolo, allo scopo di screditarli al massimo grado così come noi soli sappiamo fare.

Il nostro governo somiglierà al dio centimane Visnù degli Indiani. Ognuna delle cento mani terrà una delle molle della macchina sociale dello Stato.

Sapremo tutto senza l’aiuto della polizia ufficiale, che è stata così insi­diosamente corrotta da noi, da non servire ad altro che impedire ai governi dei Gentili di venire alla conoscenza dei fatti veri. Il nostro programma per­suaderà una terza parte della popolazione a sorvegliare il resto, per un alto senso di dovere ed in base al principio del servizio governativo volontario. Allora non sarà più considerato come un disonore, ma anzi come cosa lo­devole il fare la spia. D’altra parte, chi porterà notizie false sarà veramente punito, per evitare che l’alto privilegio del rapporto diventi un abuso. I no­stri agenti verranno scelti tanto fra le classi alte quanto fra le basse. Li prenderemo fra gli amministratori, editori, stampatori, librai, impiegati, operai, cocchieri, lacchè, ecc. Questa forza poliziesca, non avrà nessun po­tere indipendente di azione e nessun diritto di prendere qualsiasi misura di sua iniziativa; quindi il dovere di questa polizia impotente consisterà sem­plicemente nel fare dei rapporti e delle testimonianze. La verifica dei rap­porti, e gli arresti, dipenderanno da un gruppo di ispettori di polizia respon­sabili. Gli arresti saranno fatti da gendarmi e da guardie di città. Qualunque persona, che avendone l’incarico, ometta di far rapporto di una mancanza qualsiasi, anche piccola, in fatto di politica, sarà punita per delittuoso na­scondimento di delitto, se potrà provarsi che ne è colpevole.

Analogamente devono agire ora i nostri fratelli, devono cioè di loro ini­ziativa denunziare al Kahal tutti gli apostati, nonché tutte le azioni che po­trebbero essere contrarie alla nostra legge. Nel nostro Governo Universale, tutti i sudditi avranno il dovere di servire il nostro sovrano agendo nel mo­do suddetto.

Un’organizzazione come la nostra sradicherà ogni abuso di potere non­ché le varie forme di subornamento e di corruzione. Insomma, essa distrug­gerà tutte le idee con le quali abbiamo contaminato la vita dei Gentili me­diante le nostre teorie sopra i diritti del superuomo.

Come avremmo potuto raggiungere il nostro intento di creare il disordine nelle istituzioni amministrative dei Gentili, se non con mezzi simili? Fra i più importanti mezzi per corrompere le loro istituzioni, vi è l’uso di quegli agenti che sono in grado per la loro attività distruttiva individuale di contaminare gli altri, svelando e sviluppando le loro tendenze corrotte, qua­li l’abuso del potere e l’uso sfacciato della corruzione.

Quando verrà per noi il momento di prendere delle misure speciali di po­lizia imponendo l’attuale sistema segreto dell’» Okhrana» (il più pericoloso . veleno per il prestigio dello Stato) susciteremo dei tumulti fittizi fra la po­polazione, oppure la indurremo a mostrare una irrequietezza prolungata, al che riusciremo con l’aiuto di buoni oratori i quali troveranno molti simpa­tizzanti, ciò che ci fornirà il pretesto per perquisire le abitazioni, nonché di sottoporre le persone a restrizioni speciali, servendoci dei nostri dipendenti che contiamo nella polizia dei Gentili.

Siccome la più gran parte dei cospiratori sono spinti dalla passione che hanno sia per la congiura, sia per le chiacchiere, non li toccheremo fin tanto che non li vedremo sul punto di mettersi ad agire contro di noi, e ci limite­remo ad introdurre fra essi un per così dire elemento delatore. Dob­biamo ricordarci che un potere perde di prestigio ogni qual volta scopre una congiura pubblica diretta contro di esso. In simile rivelazione è implicita la presunzione della sua debolezza, nonché, cosa ancora più dannosa, l’ammissione dei suoi errori. Dovete sapere che abbiamo distrutto il presti­gio dei Gentili regnanti, mediante numerosi assassini privati, compiuti dai nostri agenti, pecore cieche del nostro gregge, che possono facilmente esse­re indotte a commettere un delitto purché sia di carattere politico.

Obbligheremo i governanti a riconoscere la propria debolezza coll’introdurre apertamente delle misure speciali di polizia, tipo «Okhra­na», e cosi scuoteremo il prestigio del loro potere.

Il nostro sovrano sarà protetto da una guardia segretissima, giacché non permetteremo mai che si possa credere possibile una congiura contro il no­stro sovrano, che egli non sia in grado di sventarla personalmente, o dalla quale egli sia costretto a nascondersi. Se permettessimo che prevalesse un’idea simile, come prevale fra i Gentili, firmeremmo la condanna a morte del nostro sovrano, e se non di lui personalmente, della sua dinastia.

Il nostro sovrano, osservando scrupolosamente le apparenze userà del suo potere soltanto per il beneficio della nazione, e giammai per il suo bene personale, o della sua dinastia.

Con questo severo mantenimento del suo decoro, otterrà il risultato che la sua potenza sarà onorata e protetta dai suoi stessi sudditi. Essi adoreran­no la potenza del sovrano, ben sapendo che ad esso è collegato il benessere dello Stato perché da esso dipende l’ordine pubblico. Far la guardia al Re apertamente, equivale ad ammettere la debolezza del suo potere.

Il nostro sovrano sarà sempre in mezzo al suo popolo ed avrà l’apparenza di essere circondato da una folla indiscreta di uomini e di don­ne, che per puro caso, in apparenza, occuperà sempre le file prossime a lui, tenendo cosi indietro il resto della gente, soltanto per conservare l’ordine. Questo esempio insegnerà agli altri la padronanza di sé stessi. Nel caso che un supplicante fra il popolo, volendo presentargli una domanda, arrivi a farsi strada attraverso alla folla, coloro che sono nelle prime file prenderan­no la sua petizione e la consegneranno al sovrano alla presenza del suppli­cante stesso, acciocché ognuno sappia che tutte le petizioni giungono al so­vrano e che egli smesso controlla tutti gli affari. Il prestigio del potere deve, per sussistere, occupare ima posizione tale che il popolo possa dire: «Se il Re solamente potesse sapere!» oppure: «Quando il Re lo saprà!».

Il misticismo che circonda la persona del sovrano svanisce appena lo si vede attorniato da una guardia di polizia. Quando viene fatto uso di una si­mile guardia, qualunque assassino con una certa audacia, può considerarsi più forte della guardia e quindi, realizzando la sua forza, basta che egli at­tenda il momento propizio e pdtrà assalire il Re. Non predichiamo questa dottrina ai Gentili. Potete constatare da voi stessi il risultato che ha avuto il sistema di circondare di guardie visibili i sovrani dei Gentili.

Il nostro Governo arresterà tutti gli individui che più o meno giustamente sospetterà di essere delinquenti politici. Non è prudente che, per timore di giudicare erroneamente qualcuno, si dia l’opportunità di fuggire alle perso­ne sospette di tali delitti; verso di esse saremo spietati. Si potrà forse, in ca­si eccezionali, prendere in considerazione alcune circostanze attenuanti a favore di delinquenti comuni, ma non vi possono essere attenuanti per un delitto politico; vale a dire che non esiste giustificazione per un'uomo che si lasci trascinare ad occuparsi di politica, cosa che nessuno, fuorché il re­gnante, ha il diritto di comprendere. Ed invero neppure tutti i governanti sono capaci di comprendere la vera politica.

Sarà proibito a tutti di lasciarsi coinvolgere in faccende politiche; ma d’altra parte incoraggeremo ogni genere di rapporti e di petizioni sottopo­nenti' all’approvazione del Governo proposte relative a miglioramenti della vita sociale e nazionale. Con ' questi mezzi conosceremo gli errori del’ no­stro governo e le aspirazioni dei nostri sudditi. Risponderemo a questi sug­gerimenti accettandoli, oppure, se non saranno accettabili, confutandoli con validi argomenti per dimostrare che la loro realizzazione è impossibile e basata sopra una concezione miope degli affari.

La sedizione non ha più importanza dell’abbaiare di un cane contro un elefante. In un governo bene organizzato dal punto di vista sociale, ma non dal punto di vista della sua polizia, il cane abbaia contro l’elefante senza comprenderne la forza, ma basta che l’elefante glie la dimostri dandogli una buona lezione, perché tutti i cani smettano di abbaiare.

Per togliere al colpevole politico la sua corona di eroismo, lo metteremo al livello degli altri delinquenti, alla pari con i ladri, gli assassini ed i più ri­pugnanti malfattori. Abbiamo fatto il possibile per impedire ai Gentili di adottare questo sistema. Per raggiungere lo scopo ci siamo serviti della stampa, di discorsi in pubblico e di libri scolastici di storia ingegnosamente compilati; abbiamo così fatto nascere l’idea che ogni l'assassino politico sia un martire, morto per l’ideale del benessere umano. Una «réclame» così estesa ha moltiplicato il numero dei liberali e ha ingrossato le file dei nostri agenti di migliaia di Gentili.

Oggi mi occuperò del nostro programma finanziario, che ho riservato per la fine della mia relazione, in quanto è il problema piti difficile ed anche perché Costituisce la clausola finale dei nostri piani. Prima di discuterlo, vorrei rammentarvi ciò che vi ho già accennato, e cioè che tutta la nostra politica si riduce ad una questione di cifre.

Quando assumeremo il potere, il nostro governo autocratico eviterà, per il suo interesse personale, di imporre al popolo delle tasse pesanti e terrà sempre presente la parte che deve rappresentare; quella cioè, di un padre, di un protettore. Ma siccome l’organizzazione del governo assorbirà vaste somme di denaro, sarà tanto più necessario di procacciare i mezzi necessari per mantenerla. Quindi dovremo studiare e risolvere questo problema con la massima cura, procurando che il peso delle imposte sia distribuito equa­mente. .

Per mezzo di una finzione legale il nostro sovrano sarà proprietario di tutti i possedimenti dello Stato (ciò si mette in pratica colla massima facili­tà). Egli potrà prelevare quelle somme di denaro che saranno necessarie per regolare la circolazione monetaria del Paese. Quindi il metodo più adatto per soddisfare le spese governative sarà la tassazione progressiva della pro­prietà. Così le imposte saranno pagate senza l’oppressione e la rovina del popolo, e l’ammontare relativo dipenderà dal valore di ciascuna proprietà individuale. I ricchi dovranno comprendere che hanno il dovere di dare una parte della loro soverchia ricchezza al governo, perché questo garantisce lo­ro il possesso sicuro del rimanente, ed inoltre dà loro diritto di guadagnare­del denaro onestamente. Dico onestamente, perché il controllo della società impedirà i furti sul terreno legale.

Questa riforma sociale deve essere la prima e più importante del nostro programma, essendo la garanzia principale della pace. Essa non ammette indugi di sorta.

La tassazione dei poveri è l’origine di tutte le rivoluzioni e produce sem­pre un grave danno al governo, perché questo, forzandosi di estorcere dena­ro dal popolo, perde l’occasione di ottenerlo dai ricchi. La tassazione del capitale farà diminuire le ricchezze dei privati, nelle cui 'mani le abbiamo lasciate accumulare sino ad ora appositamente, perché i plutocrati agissero da contrappeso ai governi dei Gentili e alle loro finanze. La tassazione pro­gressiva applicata proporzionalmente alle fortune individuali, produrrà as­sai più del sistema attuale di tassare egualmente. Questo sistema è, al mo­mento attuale essenziale per noi, perché genera il malcontento fra i Gentili.

Il potere del nostro sovrano si baserà principalmente sul fatto, che egli sarà garante dell’equilibrio del potere e della pace perpetua del mondo. Quindi, per ottenere questa pace, i capitalisti dovranno rinunciare ad una parte delle loro ricchezze, salvaguardando così l’azione del governo. Le spese dello Stato devono essere pagate da coloro che sono meglio in grado di sostenerle e col denaro che si potrà togliere ad essi. Tale misura farà ces­sare l’odio delle classi popolari per i ricchi, perché esse vedranno in costoro i necessari sostegni finanziari del governo, riconosceranno in essi, inoltre, i sostenitori della pace e del benessere pubblico. Te classi povere compren­deranno che i ricchi forniscono i mezzi per i benefizi sociali.

Per evitare che le classi superiori, vale a dire i contribuenti, si lagnino soverchiamente del nuovo sistema di tassazione, daremo ad esse dei reso­conti particolareggiati, esponendo chiaramente il modo come il loro denaro viene speso; eccettuato, si capisce, quella parte che sarà impiegata per i bi­sogni privati del Sovrano e per le esigenze dell’amministrazione.

Il Sovrano non avrà alcuna proprietà privata, perché tutto ciò che è nello Stato gli apparterrà. Se al Sovrano fosse concesso di possedere privatamen­te, sembrerebbe che non sia di sua proprietà tutto ciò che è nello Stato.

I congiunti del Sovrano, eccettuato il suo erede, il quale sarà anche man­tenuto a spese del governo, dovranno servire come funzionari governativi, oppure lavorare, allo scopo di conservare il diritto di possedere: il privile­gio di essere di sangue reale non concederà loro il diritto di vivere alle spal­le dello Stato.

Vi sarà una tassa di bollo progressiva su tutte le vendite e compere, non­ché tasso di successione. Qualunque contratto senza il bollo necessario sarà obbligato a pagare al Governo una percentuale sulla tassa dal giorno della vendita. Ogni documento di garanzia del trasferimento di un diritto di una proprietà, ecc., da una persona ad un’altra, dovrà essere portato ciascuna settimana all’ispettore locale delle tasse, unendovi una dichiarazione con nome e cognome del possessore attuale e del precedente, nonché l’indirizzo permanente di ambedue.

Simile procedura sarà necessaria per i trasferimenti sorpassanti un certo valore; eccedenti cioè l’ammontare della spesa media giornaliera. La vendi­ta delle cose più necessarie sarà soggetta soltanto ad una marca da bollo di valore stabilito.

Calcolate quante volte il valore di una simile tassazione sorpasserà la rendita dei governi Gentili.

Lo Stato dovrà tenere in riserva una certa quota di capitale, e nel caso che la rendita proveniente della tassazione venisse a sorpassare questa somma specificata, la somma risultante in più dovrà essere rimessa in cir­colazione. Queste somme in eccesso saranno spese organizzando ogni sorta di lavori pubblici.

La direzione di questi lavori dipenderà da un dipartimento governativo, e quindi gli interessi delle classi operaie saranno strettamente collegati a quelli del governo e del loro Sovrano. Una parte di questo denaro soverchio sarà destinato a premiare le invenzioni e le produzioni.

È di prima importanza d’impedire che la moneta rimanga inattiva nelle banche dello Stato, al disopra di una somma specificata che possa essere destinata a qualche scopo speciale; perché il denaro è fatto per circolare, e qualunque congestione di denaro ha sempre un effetto disastroso sul corso degli affari dello Stato, giacché la moneta agisce quale lubrificante del meccanismo statale, e se il lubrificante si condensa, il funzionamento della macchina si arresta in conseguenza. Il fatto che le cartelle di rendita hanno sostituito la moneta in gran parte, ha creato una congestione simile a quella ora descritta. Le conseguenze di questo fatto sono abbastanza evidenti.

Istituiremo pure un dipartimento per la revisione dei conti, sicché il So­vrano possa in qualunque momento ricevere un rendimento completo delle spese del governo e delle rendite. Ogni rendiconto sarà tenuto rigorosamen­te al corrente, fuorché quelli del mese in corso e del precedente. L’unica persona che non avrebbe alcun interesse a derubare la banca dello Stato è il suo proprietario il Sovrano . Per questa ragione il suo controllo impe­dirà qualunque possibilità di perdite o di spese non necessarie.

Saranno aboliti i ricevimenti di etichetta, che sciupano il tempo prezioso del Sovrano, e ciò per dargli maggiore opportunità di attendere agli affari dello Stato. Sotto il nostro governo il Sovrano non sarà circondato da corti­giani, i quali generalmente si pavoneggiano intorno alla sua persona soltan­to per vanità, e si preoccupano esclusivamente dei propri interessi, trascu­rando, come fanno, il benessere dello Stato.

Tutte le crisi economiche da noi combinate con tanta astuzia nei paesi dei Gentili, sono state determinate ritirando il denaro dalla circolazione. Lo Stato si è trovato nella necessità per i suoi prestiti di fare appello alle grandi fortune che sono congestionate pel fatto che la moneta è stata ritirata dal governo. Questi prestiti hanno imposto dei pesanti carichi sui governi, ob­bligandoli a pagare interessi, e così sono legati mani e piedi.

La concentrazione della produzione nelle mani del capitalismo ha pro­sciugato tutta la forza produttrice del popolo insieme alle ricchezze dello Stato. La moneta, al momento attuale, non può soddisfare i bisogni della classe operaia, perché, non è sufficiente per tutti.

L’emissione della moneta deve corrispondere all’aumento della popola­zione, e bisogna considerare i bambini come consumatori di moneta fino dal giorno della loro nascita. Una verifica della moneta di tanto in tanto è una questione vitale per il mondo intero.

Sapete, io credo, che la moneta aurea è stata la distruzione di tutti gli Stati che l’hanno adottata, perché non poteva soddisfare ai bisogni della popolazione; tanto più che noi abbiamo fatto del nostro meglio, perché fos-se congestionata e tolta dalla circolazione.

Il nostro governo avrà una moneta basata sul valore della potenza di la­voro del paese; essa sarà di carta, e magari anche di legno. Emetteremo una quantità di moneta sufficiente per ogni suddito, aumentandone la quantità alla nascita di ogni bambino e diminuendola per la morte di ogni individuo.

I conti governativi saranno tenuti da governi locali separati e da uffici provinciali. Per evitare ritardi nei pagamenti delle spese governative, il So­vrano in persona emetterà ordini regolanti i termini di pagamento di dette somme, mettendo così fine ai favoritismi usati qualche volta dai ministri delle finanze ad alcune istituzioni.

I resoconti degli introiti e delle spese dello Stato saranno tenuti insieme, perché si possa sempre confrontarli.

I piani che faremo per la riforma delle istituzioni di finanza dei Gentili saranno applicati in maniera tale che essi non se ne accorgeranno. Mette­remo in evidenza la necessità di riforme, come se dovute alle condizioni di disordine raggiunto dalle finanze dei Gentili. Dimostreremo che la prima ragione di questa cattiva condizione finanziaria, sta nel fatto che essi prin­cipiano il loro anno finanziario facendo un calcolo approssimativo pel bi­lancio annuo governativo, l’ammontare del quale aumenta di anno in anno, e per la ragione seguente: si riesce a stento a far durare le somme assegnate al bilancio governativo annuale sino alla metà dell’anno; quindi si presenta un nuovo bilancio governativo riveduto, e la somma relativa viene spesa generalmente in tre mesi. Dopo questo viene votato un bilancio supplemen­tare, e alla fine dell’anno i conti sono sistemati mediante un bilancio di li­quidazione.

Il bilancio di un anno è basato sulla spesa totale dell’anno precedente, quindi in ogni anno avviene una deviazione di circa il 50 per cento sulla somma nominale, ed il bilancio annuo alla fine di un decennio è triplicato. Grazie a simile procedura, tollerata dai Gentili negligenti, le loro riserve sono state prosciugate. Quindi, quando giunse il periodo dei prestiti, questo periodo vuotò le banche statali, portandole sull’orlo del fallimento.

Potete facilmente comprendere, che un’amministrazione delle finanze di questo genere, che abbiamo indotto i Gentili a seguire, non può essere adot­tato dal nostro governo. Ogni prestito dimostra la debolezza del governo e la sua incapacità a comprendere i propri diritti. Ogni prestito, come la spada di Damocle, pende sulla testa dei governanti, che invece di prelevare certe somme direttamente dalla nazione per mezzo di una tassazione temporanea, vanno dai nostri banchieri col cappello in mano.

I prestiti all’estero sono come sanguisughe che non si possono distaccare dal corpo del governo, finché non cascano da sé, o finché il governo non riesce a sbarazzarsene. Ma i governi dei Gentili non desiderano di togliersi di dosso queste sanguisughe; al contrario ne aumentano il numero, ed è perciò ché il loro Stato è destinato a morire dissanguato e per colpa loro. Perché, cosa è un prestito all’estero se non una sanguisuga? Un prestito è una emissione di cambiale governativa che implica l’impegno di pagare un interesse ammontante ad una certa percentuale sulla somma totale di denaro preso in prestito. Se un prestito è al cinque per cento, in venti anni il gover­no avrà inutilmente pagato, solo per gli interessi, una somma equivalente a quella ‘del prestito. In 40 anni avrà pagato due volte ed in 60 anni tre volte la somma iniziale, ma il prestito resterà sempre un debito non pagato.

Da questo calcolo è evidente che simili prestiti, dato l’attuale sistema di tassazione (1901), toglieranno fino all’ultimo centesimo al povero contri­buente per pagare gl’interessi ai capitalisti stranieri, dai quali lo Stato ha preso in prestito il denaro invece di raccogliere dalla nazione, per mezzo di tasse, la somma necessaria libera di interessi.

Fin tanto che i prestiti erano interni, i Gentili non facevano che trasferire il denaro dalle tasche dei poveri in quelle dei ricchi; ma da quando riu­scimmo, corrompendo chi di ragione, a far sostituire prestiti all’estero a quelli all’interno, tutte le ricchezze degli Stati affluirono nelle nostre casse­forti, e tutti i Gentili principiarono a pagarci ciò che si può chiamare tribu­to.

A causa della loro trascuratezza nella scienza del governo, o a causa del­la corruzione dei loro ministri, o della loro ignoranza in fatto di finanza, i sovrani Gentili hanno reso i loro paesi debitori celle nostre banche ad un punto tale, che non potranno mai redimere le loro ipoteche. Dovete com­prendere quante fatiche e quante pene abbiamo sopportato per riuscire a produrre un simile stato di affari.

  • . Nel nostro governo avremo grande cura che non succeda una conge­stione di danaro e quindi non avremo prestiti di Stato, eccezione fatta di buoni del Tesoro all’uno per cento, per impedire che il pagamento degli in­teressi esponga il paese ad essere succhiato dalle mignatte.

Il diritto di emettere obbligazioni sarà concesso esclusivamente alle ditte commerciali, le quali non avranno alcuna difficoltà a pagare le percentuali con i loro profitti, perché prendono in prestito il denaro per imprese com­merciali. Ma il governo non può trarre profitto da denaro preso in prestito, perché si rende debitore unicamente per spendere ciò che si è fatto impre­stare.

  • . Il nostro governo compererà anche azioni commerciali, diventando così un creditore invece di essere, come ora, un debitore e pagatore di tributi. Questa misura metterà fine all’indolenza e alla negligenza, che ci furono utili fintanto che i Gentili furono indipendenti, ma sarebbero dannose al no­stro governo. La vacuità del cervello puramente animale dei Gentili è di­mostrata dal tatto, che quando prendevano denaro ad imprestito da noi con interessi essi non riuscirono a capire, che ogni somma cosi ottenuta avreb­bero dovuto in ultima analisi farla uscir fuori dalle risorse del loro paese, insieme coi relativi interessi. Sarebbe stato assai più semplice di prelevare senz’altro tale denaro dal popolo, senza doverne pagare gli interessi ad al­tri. Questo dimostra il nostro genio ed il fatto che il nostro è il popolo eletto da ‘Dio: siamo riusciti a presentare ai Gentili il problema dei prestiti sotto una buona luce così favorevole, che essi hanno persino creduto di ricavarne profitto.

    I nostri conti presuntivi, che produrremo al momento opportuno, che so­no stati elaborati colla esperienza dei secoli, e che ponderavamo mentre i Gentili governavano, differiscono da quelli di costoro per la loro straordi­naria lucidità e dimostreranno quanto siano benefici i nostri piani. Questi metteranno fine ad busi come quelli per mezzo dei quali siamo diventati i padroni dei Gentili e che non possono essere permessi nel nostro dominio. Il nostro bilancio governativo sarà sistemato in modo tale che nessuno, dal regnante in persona all’impiegato più insignificante, potrà stornarne la più piccola somma e servirsene per qualsiasi altro uso diverso da quello primie­ramente prestabilito, senza essere scoperto. È impossibile governare con successo senza un piano definitivamente prestabilito. Persino i cavalieri e gli croi muoiono, quando prendono una strada senza sapere dove conduca e quando partono per un viaggio senza essere bene equipaggiati.

    I sovrani dei Gentili, che furono, anche col nostro aiuto, indotti a trascu­rare l’adempimento dei loro doveri governativi per mezzo di rappresenta­zioni, divertimenti, pompe ed altri svaghi, non furono altro che dei paraven­ti per nascondere i nostri intrighi.

    Le relazioni dei nostri seguaci, che venivano mandati a rappresentare il Governo nei suoi doveri pubblici, furono compilate dai nostri agenti. In ogni occasione queste relazioni riuscirono gradite alle menti poco accorte dei Sovrani, perché erano sempre accompagnate dai vari suggerimenti per future economie. Essi avrebbero potuto domandarci come fosse possibile far economie mettendo nuove tasse; ma essi non chiesero nulla.

    Voi sapete in quali condizioni di caos finanziario si sono ridotti per colpa loro, con la loro negligenza. Essi hanno finito per fallire malgrado le ardue fatiche dei loro sudditi.

Aggiungerò ora qualche parola a ciò che vi dissi nella nostra ultima as­semblea, e vi farò una spiegazione dettagliata dei prestiti all’interno. Ma non discuterò ulteriormente i prestiti all’estero, perché essi hanno riempito i nostri forzieri di denaro tolto ai Gentili ed anche perché il nostro governo universale non avrà vicini esteri dai quali esso possa prendere a prestito.

Ci siamo serviti della corruzione degli amministratori e della negligenza dei sovrani Gentili per raddoppiare e triplicare il denaro imprestato da noi ai loro governi e del quale in realtà non abbisognavano. Chi potrebbe fare altrettanto a noi? Quindi mi occuperò soltanto dei prestiti all’interno.

Quando il governo annunzia un prestito di questo genere, apre una sotto­scrizione per i certificati relativi. Questi, perché siano alla portata di tutte le borse, saranno di tagli piccolissimi. I primi sottoscrittori possono comprare sotto alla pari. Il giorno seguente il prezzo dei titoli viene alzato, per dare l’impressione che tutti desiderano comprarli.

Nel corso di pochi giorni le casseforti dell’erario sono colme con tutto denaro che è stato sottoscritto in più. (Perché continuare ad accettare dena­ro per un prestito già soverchiamente sottoscritto?) La sottoscrizione ha evidentemente sorpassato di molto la somma richiesta; in questo consiste tutto il risultato; evidentemente il pubblico ha fiducia nel governo!

Ma quando la commedia è finita rimane il fatto che vi è un grosso debito, e che per pagarne gli interessi il governo deve ricorrere ad un nuovo presti­to, il quale alla sua volta non annulla il debito dello Stato; ma anzi lo au­menta. Quando la capacità governativa di prendere in prestito è esaurita, gli interessi dei nuovi prestiti debbono essere pagati con nuove tasse; le quali non sono altro che un passivo per coprire un altro passivo.

Allora viene il periodo di conversione dei prestiti; ma dette conversioni non fanno che diminuire la quantità dell'interesse da pagare, senza cancella­re il debito. Inoltre si possono fare solamente col consenso dei creditori. I Governi quando danno l’avviso di queste conversioni, accordano ai credito­ri il diritto di accettarle, o di essere rimborsati dei loro denari se non deside­rano accettarle; ma se ognuno reclamasse il proprio denaro, i Governi sa­rebbero presi nella propria rete e non potrebbero rimborsare tutto il denaro. Fortunatamente i sudditi dei governi Gentili non si intendono molto di fi­nanza, ed hanno sempre preferito di subire un ribasso nel valore dei loro ti­toli ed una diminuzione di interessi, piuttosto che rischiare un nuovo inve­stimento. Così hanno spesse volte dato la possibilità ai loro governi di sba­razzarsi di un debito, che probabilmente ammontava a parecchi milioni.

I Gentili non oserebbero fare una cosa simile con i prestiti all’estero, ben sapendo che in tal caso noi tutti richiederemmo il rimborso del nostro dena-ro.

Con un’azione simile il governo dichiarerebbe apertamente il suo falli­mento, e ciò dimostrerebbe chiaramente al popolo che i suoi interessi non hanno nulla in comune con quelli del suo governo.

Desidero di fermare la vostra attenzione in modo speciale su quanto ho detto, ed anche sul seguente fatto, che attualmente tutti i prestiti all'interno sono consolidati dai cosiddetti prestiti temporanei; vale a dire, da debiti a breve scadenza, formati dal denaro depositato nelle Banche dello Stato e nelle Casse di Risparmio. Questo denaro, essendo a disposizione del Go­verno per un periodo di tempo considerevole, serve a pagare gli interessi dei prestiti all’estero, ed il Governo deposita nelle Banche, invece di esso, dei titoli di Stato, i quali coprono tutti i deficit nelle casseforti dei governi dei Gentili.

Quando il nostro sovrano sarà sul suo trono mondiale, tutte queste scaltre operazioni finanziarie svaniranno. Distruggeremo il mercato dei valori pubblici, perché non permetteremo che il nostro prestigio sia scosso dal rialzo e ribasso dei nostri titoli, il cui valore sarà stabilito per legge alla pa­ri, senza possibilità alcuna di qualsiasi variazione di prezzo. Il rialzo origi­na il ribasso, ed è per mezzo dei rialzi che abbiamo cominciato a discredita­re i titoli dei Gentili.

Alle Borse sostituiremo enormi organizzazioni governative, che avranno il dovere di tassare le imprese commerciali in quel modo che il governo crederà opportuno. Queste istituzioni saranno in grado di gettare sul merca­to milioni e milioni di azioni commerciali, o di comperarle in un sol giorno. Quindi tutte le imprese commerciali dipenderanno da noi, e vi potete im­maginare quale forza sarà la nostra!

Con tutto quello che ho detto sino ad ora, ho cercato di farvi un quadro dal vero del mistero degli avvenimenti attuali nonché dei passati, i quali scorrono tutti nel fiume del destino, e se ne vedranno le conseguenze nel futuro prossimo. Vi ho mostrato i nostri piani segreti, per mezzo dei quali agiamo sui Gentili, nonché la nostra politica finanziaria: devo aggiungere ancora solo poche parole.

Nelle nostre mani è concentrata la più grande potenza del momento at­tuale, vale a dire la potenza dell’oro. In due soli giorni possiamo estrarre qualsiasi somma dai depositi segreti dei nostri tesori.

È ancora necessario per noi di provare che il nostro regno è voluto da Dio? È possibile che, possedendo così vaste ricchezze, non riusciamo a di­mostrare che tutto l’oro da noi ammassato in tanti secoli, non aiuterà la no­stra vera causa per il bene, cioè per il ripristinamento dell’ordine sotto il nostro regime? Forse bisognerà ricorrere in certa misura alla violenza; ma tale ordine sarà certamente ristabilito. Dimostreremo di essere i benefattori che hanno restituito la libertà e la pace al mondo torturato. Offriremo al mondo questa possibilità di pace e di libertà, ma certamente ad una condi­zione sola, e cioè che il mondo aderisca strettamente alle nostre leggi. Inol­tre faremo chiaramente comprendere a tutti, che la libertà non consiste nella dissolutezza, né nel diritto di fare ciò che si vuole. Dimostreremo pure che né la posizione, né il potere, dànno ad un uomo il diritto di propugnare principi perniciosi, come ad esempio la libertà di religione, r uguaglianza, o idee simili. Renderemo inoltre ben chiaro, che la libertà individuale non dà il diritto chicchessia di eccitarsi o di eccitare altri facendo dei discorsi ridi­coli alle masse turbolenti. Insegneremo al mondo che la vera libertà consi­ste unicamente nell’inviolabilità di persona, di domicilio e di proprietà per chiunque aderisce onestamente a tutte le leggi della vita sociale. Insegne­remo che la posizione di un uomo sarà in relazione al concetto che egli ha dei diritti altrui, e che la sua dignità personale deve vietargli fantasticherie verso sé stesso.

La nostra potenza sarà gloriosa, perché sarà immensa e regnerà e guiderà e certamente non darà ascolto ai caporioni popolari, o a qualunque altro oratore vociferante parole insensate alle quali si attribuisce l’altosonante ti­tolo di «principii elevati». mentre non sono altro che utopie. La nostra po­tenza sarà l’organizzatrice dell’ordine in cui consiste la felicità dei popoli. Il prestigio di questa potenza sarà tale, che avrà l’adorazione mistica, non­ché la soggezione di tutte le nazioni. Una potenza vera non si piega ad al­cun diritto, neanche a quello di Dio. Nessuno oserà avvicinarsi ad essa allo scopo di toglierle sia pure un briciolo della sua forza.

Perché il popolo si abitui all’ubbidienza, deve essere educato alla mode­stia e alla moderazione; quindi diminuiremo la produzione degli oggetti di lusso. Con questi mezzi introdurremo per forza la moralità, che ora viene corrotta dalla continua rivalità generata dal lusso. Patrocineremo le indu­strie casalinghe, per danneggiare le fabbriche private. La necessità di tali ri­forme è anche nel fatto che i padroni di grandi fabbriche private, spesse volte incitano, forse anche inconsciamente, i loro operai contro il governo.

La popolazione impiegata nelle industrie locali non conosce il significato delle parole: «senza lavoro»; e questo fa sì che essa è attaccata al regime esistente e la invoglia ad appoggiare il governo. La disoccupazione è il più grande pericolo per il Governo; essa avrà servito al nostro scopo appena, per mezzo suo, saremo giunti al potere.

L’ubriachezza sarà pure proibita e considerata un delitto contro l’umanità e come tale punita, perché sotto l’influenza dell’alcool l’uomo somiglia alla bestia.

Le nazioni si sottomettono ciecamente soltanto ad una potenza forte che sia totalmente indipendente da esse e nelle cui mani esse vedano scintillare ima spada che serva come arma di difesa contro tutte le insurrezioni sociali. Perché dovrebbero desiderare che il loro sovrano abbia l’anima di un ange­lo? Anzi, esse devono vedere in lui la personificazione della forza e della potenza. Deve sorgere un regnante che sostituisca i governi esistenti, viven­ti sopra una folla che abbiamo demoralizzato con le fiamme della anarchia. Questo regnante dovrà anzitutto spegnere queste fiamme, che senza tregua sprizzano da ogni lato. Per raggiungere questo scopo, egli dovrà distruggere tutte le società che possono dar origine a queste fiamme, anche a costo di annegarle nel loro proprio sangue. Egli dovrà costituire un esercito bene organizzato, che lotterà energicamente contro l’infezione anarchica che può avvelenare il corpo del governo.

Il nostro Sovrano sarà prescelto da Dio e consacrato dall’alto allo scopo di distruggere tutte le idee influenzate dall’istinto e non dalla ragione, da principi brutali e non dall’umanità. Al momento attuale questi concetti pre­valgono con grande successo, e le conseguenze sono i furti e la violenza compiuti sotto lo stendardo del diritto e della libertà.

Queste idee hanno distrutto tutte le organizzazioni sociali, conducendo così al regno del Re di Israele. Ma la loro azione nefasta sarà finita appena il regno del nostro Sovrano comincerà. Allora le spazzeremo via tutte, per­ché sulla strada del nostro Sovrano non possa esservi del fango.

Allora potremo dire alle nazioni: «Pregate Iddio e prosternatevi a Colui che porta il segno della predestinazione del mondo, di cui Iddio in persona ha guidato la stella affinché nessuno fuorché Lui potesse liberare l’umanità da ogni peccato».

Ora parlerò del mezzo di cui ci serviremo per rafforzare la dinastia del Re Davide, affinché essa possa durare fino al giorno del giudizio finale.

Il nostro modo di render sicura la dinastia consisterà, in massima, nell’applicazione dei medesimi principi che hanno posto il maneggio degli affari del mondo nelle mani dei nostri savi; cioè la direzione e l’educazione dell’intera razza umana. Diversi membri del seme di David prepareranno i Re ed i loro Successori, i quali saranno eletti non per diritto ereditario, ma per la loro capacità individuale. Questi successori saranno iniziati ai nostri misteri segreti politici ed ai nostri piani di governo o avendo massima cura perché nessun altro possa averne conoscenza.

Queste misure saranno necessarie perché tutti sappiano che sono degni di regnare solamente gli iniziati ai misteri dell’alta politica. Solo a tali uomini sarà insegnata l’applicazione pratica dei nostri piani, servendosi dell’esperienza di molti secoli. Saranno iniziati alle conclusioni dedotte dal­le osservazioni sul nostro sistema politico ed economico, nonché a tutte le scienze sociali. Insomma, apprenderanno il vero spirito delle leggi che sono state stabilite dalla natura per governare l’umanità.

I successori diretti del Sovrano saranno scartati, se durante la loro educa­zione daranno prova di essere frivoli o di cuore mite, oppure qualora mo­strino qualche altra tendenza che potrebbe essere deleteria al loro potere, che potrebbe renderli incapaci di governare, o anche essere pericolosa al prestigio della corona.

Solamente agli uomini capaci di governare con fermezza, benché forse con crudeltà, saranno affidate le redini del governo dai nostri anziani.

. In caso di malattia, o di perdita di energia, il nostro Sovrano sarà co­stretto a cedere le redini del governo a quelli della sua famiglia che avranno dimostrato di essere più capaci di lui. I progetti immediati del Re, e tanto più quelli per il futuro, non saranno conosciuti neanche dai suoi più intimi Consiglieri. Solamente il nostro Sovrano ed i Tre che lo avranno iniziato, conosceranno il futuro.

Nella persona del Sovrano, che regnerà con una volontà incrollabile, controllando sé stesso come l’umanità, il popolo vedrà — per così dire il destino personificato e le sue vie umane. Nessuno conoscerà i fini del So­vrano quando emetterà i suoi ordini, quindi nessuno oserà ostacolare il suo misterioso cammino.

S’intende che il Sovrano dovrà essere capace di eseguire i nostri piani. Quindi non salirà al trono fino a che la sua intelligenza non sia stata accer­tata dai nostri savi.

Perché tutti i sudditi amino e venerino il loro Sovrano, egli dovrà spesso parlare in pubblico. Questo farà armonizzare le due potenze, vale a dire, quella della popolazione e quella del regnante, che abbiamo scisso nei paesi Gentili, facendo sì che si temessero vicendevolmente: questo noi facemmo perché queste due potenze, una volta scisse, cadessero sotto la nostra in­fluenza.

Il Re di Israele non deve essere sotto l’influenza delle sue passioni e spe­cialmente di quelle dei sensi. Egli non deve permettere agli istinti animali di avere il sopravvento sullo spirito. Le sensualità, più di qualunque altra passione, distrugge sicuramente tutte le forze mentali e di preveggenza; es­sa distrae il pensiero degli uomini verso il lato peggiore della natura umana.

Il Sostegno dell’Universo nella persona del Regnante Mondiale, germo­gliato dal Seme Santo di ‘Davide, deve rinunciare a tutte le passioni perso­nali per il bene del suo popolo.

Il nostro Sovrano deve essere irreprensibile. Firmato dai rappresentanti di Sion del 33° grado.

EPILOGO DI SERGYEI NILUS

Questi appunti furono tolti clandestinamente da un grande libro di ap­punti per conferenze trovati nella cassaforte del quartiere generale della so­cietà di Sionne che attualmente è in Francia.

La Francia obbligò la Turchia a concedere vari privilegi alle scuole ed alle istituzioni religiose di tutte le denominazioni, che saranno sotto il pro­tettorato del corpo diplomatico francese in Asia Minore. Naturalmente non sono comprese in queste le scuole e le istituzioni cattoliche, che furono espulse dalla Francia dai governi passati. Questo fatto dimostra semplice­mente che la diplomazia della scuola di Dreyfus si preoccupa solamente di proteggere gli interessi di Sionne e lavora per la colonizzazione dell’Asia Minore per mezzo di Ebrei francesi. Gli Ebrei hanno sempre saputo rag­giungere l’intento per mezzo di coloro che il Talmud chiama i loro «bruti lavoratori»; parole che indicano i Gentili in genere.

Secondo gli archivi del Sionismo ebraico segreto, Salomone ed altri dotti Ebrei, già sin dal 929 avanti Cristo studiarono in teoria un progetto per la conquista pacifica dell’intero universo da parte di Sionne. Mentre la storia si svolgeva, questo progetto fu studiato in tutti i suoi particolari e completa­to da uomini che erano successivamente iniziati a questo problema. Questi sapienti decisero di conquistare il mondo per Sionne adoperando mezzi pa­cifici, e cioè coll’astuzia del serpente simbolico, la cui testa doveva rappre­sentare gli iniziati ai piani della Amministrazione Giudaica, ed il corpo il popolo ebraico. L’amministrazione fu sempre tenuta segreta, persino alla stessa nazione ebraica.

Questo serpente, penetrando a mano a mano nel cuore delle nazioni che incontrava, scalzò e divorò tutto il potere non Ebraico di questi Stati. È predetto che il serpente deve continuare il suo lavoro seguendo strettamente il piano prestabilito, fino a che il cammino che deve percorrere non sia chiuso col ritorno del suo capo a Sionne, finché, con questo mezzo, il ser­pente non abbia completato il suo anello intorno all'Europa, e dopo aver incatenato l’Europa — non abbia accerchiato il mondo intero. Questo com­pito deve condurre a termine sforzandosi di soggiogare gli altri paesi con la conquista economica. Il ritorno della testa del serpente a Sionne può aver luogo solennemente quando il potere di tutti i Sovrani dell’Europa sia «sta­to abbattuto; vale a dire quando, per mezzo di crisi economiche e di distru­zioni in massa, effettuate ovunque, sarà avvenuta la demoralizzazione spiri­tuale e la corruzione morale, principalmente con l’aiuto di donne ebree, truccate da francesi, italiane, spagnole. Queste sono le più sicure spargitrici di libertinaggio nella vita degli uomini più in vista ed alla testa delle nazio­ni.

Le donne che sono al servizio di Sionne servono da attrattiva a coloro che, grazie ad esse, hanno sempre bisogno di denaro, e quindi sono sempre pronti a vendersi per denaro, che in realtà è solo imprestato dagli ebrei, perché ritorna, attraverso le stesse donne, nelle mani del giudaismo corrut­tore. Ma mediante queste transazioni, esso acquista schiavi per la sua causa.

  • È
    naturale che per la riuscita di un’impresa simile né i funzionari pubbli­ci, né gli individui privati, debbano sospettare la parte rappresentata dalle donne impiegate dal Ghetto. Perché i direttori della causa di Sionne forma­rono una specie di casta religiosa, costituita da ardenti seguaci della legge mo- saica e degli statuti del Talmud. Tutto il mondo credette che la ma­schera della legge di Mosè fosse la vera regola di vita degli Ebrei. Nessuno pensò di indagare gli effetti di questa regola di vita, specialmente perché tutti gli occhi erano rivolti all’oro che la casta poteva provvedere e che le dava la più assoluta libertà per intrigare economicamente e politicamente.

Un abbozzo del percorso del serpente simbolico è il seguente: La sua prima tappa in Europa avvenne nel 429 avanti Cristo, in Grecia, dove, all’epoca di Pericle, il serpente cominciò a divorare la potenza di quel pae­se. La seconda fu a Roma, al tempo di Augusto, circa l’anno 69 avanti Cri­sto. La terza a Madrid, al tempo di Carlo V, nel 1552. La quarta a Parigi, nel 1700 circa, al tempo di Luigi XIV. La quinta a Londra dal 1814 in P°i (dopo la caduta di Napoleone). La sesta a Berlino, nel 1871, dopo la guerra franco-prussiana. La settima a Pietroburgo, su cui è 'disegnata la testa del serpente con la data 1881.

Tutti questi Stati che il serpente ha attraversato, sono stati scossi nelle fondamenta delle loro costituzioni, non eccettuato la Germania, malgrado la sua apparente potenza. Le condizioni economiche dell’Inghilterra e della Germania sono state risparmiate, ma solo fino a quando il serpente non sarà riuscito a conquistare la Russia, contro la quale tutti i suoi sforzi sono con­centrati attualmente (1905). La corsa futura del serpente non l segnata su questa carta, ma delle freccie ci indicano il suo prossimo movimento verso Mosca, Kieff e Odessa.

Sappiamo ora perfettamente che queste ultime città costituiscono i centri della razza Ebraica militante.

Su questa carta Costantinopoli è segnata come l’ultima tappa del corso del serpente, prima che esso raggiunga Gerusalemme (x).

Il serpente deve percorrere ancora un breve cammino per completare il suo corso, unendo la sua testa alla sua coda.

Per facilitare il corso del serpente, Sionne prese le seguenti misure, allo scopo di rimodellare la società e di convertire le classi operaie. Anzitutto la razza Ebraica *fu organizzata in maniera tale, che nessuno vi potesse entra­re e quindi svelarne i segreti. Viene presupposto che Iddio stesso abbia det-to agli Ebrei che essi sono destinati a governare su tutta la terra in forma di un Regno invisibile di Sionne. È stato insegnato agli Ebrei, che essi sono la sola razza meritevole di essere chiamata umana, tutte le altre essendo desti­nate a rimanere «bestie da lavoro» e schiavi degli Ebrei e che lo scopo ebraico deve essere la conquista del mondo e l’erezione del Trono di Sion­ne sull’universo (Cfr. Sanh. 91, 21, 1051).

A gli Ebrei venne insegnato che sono dei Super-uomini e che si devono mantenere distinti dalle altre nazioni. Queste teorie ispirò ad essi il concetto dell’autoglorificazione perché, per diritto, sono i figli di Dio. (Cfr. Jihal, 67, I; Sanh. 58, 2).

La razza ebraica, vivendo separata dalle altre, aderisce strettamente al si­stema del «Kahal», il quale fa obbligo ad ogni Ebreo di aiutare i suoi con­sanguinei indipendentemente dall’assistenza che costoro ricevono dalle amministrazioni locali di Sion che portano diversi nomi: Kahal, Concistori, Commissioni d’affari ebraici, Uffici per esazioni di tasse, ecc. Tutte queste amministrazioni servono a mascherare il governo di Sionne agli occhi dei governi di quegli Stati Gentili, che alla loro volta difendono sempre vigoro­samente il diritto degli Ebrei di governarsi da sé, perché li considerano er­roneamente come una comunità puramente religiosa. Le suddette idee in­stillatc negli Ebrei, ne hanno anche considerevolmente influenzato la vita materiale.

Quando leggiamo delle opere come il «Gobayon» 14, pag. 1; «Eben Gai­zar», 44, pag. 81; «XXXVI Ebamot», 98; «XXV Kctubat» 36; «XXXIV Sanudrip» 746; «XXX Kadushin», 68 A che furono tutte scritte coll’intento di glorificare la razza ebraica, vediamo che esse trattano real­mente tutti i Gentili come se fossero delle bestie, create unicamente per servire gli Ebrei. Costoro credono che i popoli, le proprietà di essi e persino le loro vite, appartengono agli Ebrei e che Iddio permette alla sua razza prediletta di farne l’uso che vuole.

Secondo le leggi ebraiche, tutti i maltrattamenti fatti subire ai Gentili son perdonati nel giorno del Capodanno ebraico, nel quale gli Ebrei ricevono anche il permesso di peccare nello stesso modo durante l’anno entrante.

Per eccitare l’odio dei loro contro tutti i Gentili, i capi degli Ebrei agi­scono da «agenti provocatori» durante le agitazioni antisemitiche, permet­tendo ai Gentili di scoprire alcuni dei segreti del Talmud. Le manifestazioni antisemitiche furono anche molto utili ai caporioni Ebrei, perché destarono compassione nel cuore di alcuni Gentili verso un popolo il quale, apparen­temente, veniva maltrattato. Ciò servì ad accaparrare conseguentemente molte simpatie tra i Gentili per la causa di Sionne.

L’antisemitismo, che si manifesto con la persecuzione degli Ebrei di bas­so ceto, ne aiutò i capi a controllarli e tenerli in soggezione. Essi potevano permettere queste persecuzioni, perché al momento opportuno interveniva­no e salvavano i loro correligionari. Notate che i capi Ebrei non soffrirono mai, né nei loro progressi, né nelle loro posizioni ufficiali di amministrato­ri, durante le agitazioni antisemitiche. Questo fatto non deve far meraviglia, perché furono questi capi che aizzarono i «mastini cristiani» contro gli Ebrei più umili. I mastini mantenevano l’ordine nei loro greggi e perciò aiutavano a rafforzare la stabilità di Sionne.

Secondo la loro opinione, gli Ebrei hanno già raggiunto la posizione di Super-governo mondiale ed ora si tolgono la maschera. Naturalmente, la maggior forza di conquista degli Ebrei era costituita dal loro oro; pertanto essi non dovevano far altro che lavorare per dargli un valore. L’alto valore dell'oro dipende specialmente dal fatto che la moneta d’oro regola tutti gli scambi. La sua accumulazione nelle mani degli Ebrei dipende dal fatto che essi hanno saputo approfittare di qualunque crisi internazionale per mono­polizzarlo. Di questo si ha la prova nella storia della famiglia Rothschild, pubblicata a Parigi dalla «Libre Parole».

Per mezzo di queste crisi, fu stabilita la potenza del capitalismo sotto lo stendardo del liberalismo, proteggendolo con teorie economiche e sociali astutamente congegnate. Gli Anziani di Sion ottennero un successo straor­dinario dando un’apparenza scientifica a queste teorie.

Il sistema degli scrutini di voto conferisce sempre agli Ebrei la possibili­tà di introdurre, per mezzo della corruzione, quelle leggi che possono esse­re utili allo scopo loro. La forma di governo dei Gentili che più corrisponde ai desideri degli Ebrei è la repubblicana, perché dove essa vige, riescono con più facilità a comperarsi una maggioranza. Inoltre il sistema ve pubbli­cano conferisce una libertà sconfinata ai loro agenti ed all’esercito di anar­chici che hanno al loro soldo. Questo è il motivo per cui gli Ebrei sono cosi ardenti sostenitori del liberalismo; ed i Gentili sciocchi, che essi abbindola­no, ignorano il fatto, già così evidente, che sotto una repubblica non v'è maggior libertà che sotto un’autocrazia, anzi si verifica il contrario, perché avviene che i pochi sono oppressi dalla plebe la quale è sempre istigata da­gli agenti degli Ebrei.

Secondo il testamento di Montefiore, Sionne non risparmia, né denaro, né mezzi, per riuscire a questi intenti. Ogni giorno i governi di tutto il mondo, incoscientemente, o scientemente, sono soggetti ai comandi di quel grande Super-governo che è Sionne, perché tutte le loro cartelle di rendita sono nelle mani degli Ebrei e tutti i paesi sono talmente in debito con essi, da non potersene mai liberare. Tutto il commercio, l’industria, come pure la diplomazia, sono in mano degli Ebrei. Per mezzo dei suoi capitali il Ghetto ha rese scliiave tutte le nazioni dei Gentili. A forza di un’educazione mate­rialistica intensiva, gli Ebrei misero delle pesanti catene a tutti i Gentili e con queste li legarono al loro Super-governo. La fine delle libertà nazionali è prossima, e quindi anche la libertà individuale cesserà, perché la vera li­bertà non può esistere dove la leva del denaro rende possibile al Ghetto di governare la plebe e di regnare sulla parte più degna e più responsabile del­la comunità.

...«Coloro che hanno orecchi ascoltino»!

***

Fra poco saranno quattro anni da quando i «Protocolli degli Anziani di Sion» sono in mio possesso. Dio solo sa quanto sono stati numerosi gli sforzi che ho fatto per portarli alla luce, ed anche per mettere in guardia co­loro che sono al potere, rivelando loro le cause della tempesta che si adden­sa sulla Russia apatica, la quale, disgraziatamente, sembra che abbia perdu­to la conoscenza di ciò che le sta succedendo intorno.

Solamente ora, e temo che sia troppo tardi, sono riuscito a pubblicare il mio lavoro, nella speranza che potrò mettere sull’avviso coloro che ancora hanno orecchi per sentire ed occhi per vedere.

Non vi può essere alcun dubbio. Con tutta la potenza ed il terrore di Sa­tana, il regno del Re trionfatore di Israele si avvicina al nostro mondo non rigenerato; il Re nato dal sangue di Sionne, l’Anti-Cristo, si avvicina al tro­no della potenza universale.

Gli eventi nel mondo precipitano con vertiginosa velocità, i dissensi, le guerre, i rumori, le carestie, le epidemie, gli sconquassi, tutto ciò che fino a ieri era impossibile, oggi è diventato un fatto compiuto. I giorni volano, per così dire, a vantaggio del popolo prescelto. Non ho il tempo di esaminare minuziosamente la storia dell’umanità dal punto di vista dei «misteri di ini­quità» che sono già stati messi a nudo, per dimostrare storicamente l’influenza nefasta che gli «Anziani di Israele» hanno avuto sulle disgrazie dell’umanità; mi manca anche il tempo di predire il prossimo destino del genere umano e di svelare l’atto finale della tragedia mondiale.

La luce di Cristo solamente, e quella della Sua Santa Chiesa Universale, possono penetrare negli abissi Satanici e svelarne tutta l’estensione malva­gia.

Nel mio cuore sento che l’ora è suonata per convocare l’ottavo Consiglio Ecumenico, nel quale, dimentichi delle contese che li hanno divisi per tanti secoli, si raccoglieranno i pastori e i rappresentanti dell’intero Cristianesi­mo per affrontare la venuta dell’Anti-Cristo.

FINE

Da « La Vita Italiana » fase. 15 settembre 1920

L’articolo sull’internazionale ebraica ci ha portato e continua a portarci lettere di consenso e di dissenso. Le prime partono da coloro che hanno creduto di vedere nell’articolo l’inizio d’una campagna antisemita e ci inco­raggiano a proseguire. Le seconde hanno per autori ebrei amici che ci dico­no: « anche voi vi fate eco della leggenda del bolscevismo ebraico diffusa nel mondo occidentale? »

Senza equivoci. L’antisemitismo è un giuoco ebraico. Comunque in Ita­lia non esiste. In nessun paese infatti gli ebrei si trovano tanto a loro agio come in Italia.

Agli ebrei noi non negheremo mai il diritto di libertà politica fino a quando non diventino strumento di dissoluzione italiana a servizio di inte­ressi politici ed economici stranieri e antinazionali.

Agli ebrei amici dobbiamo un discorso più lungo, visto che ci si accusa di essere vittime della leggenda del bolscevismo ebraico diffusa nel mondo occidentale.

Premettiamo che, a prescindere dalla leggenda 0 meno, noi siamo lontani dal giustificare la caccia all’ebreo.

Se eccidi, se pogroms a danno degli ebrei vi sono stati, essi non sono certo la conseguenza dell’atteggiamento bolscevico assunto dagli ebrei in Russia e in Ungheria.

Questo per quanto riguarda i pogroms.

Ma per quanto riguarda la leggenda del bolscevismo ebraico in Russia e in Ungheria, la cosa è alquanto diversa in quanto, purtroppo, essa non è una leggenda ma una triste realtà; come è una realtà ancora più triste il fatto che quel bolscevismo di natura ebraica realizzatosi in Russia e in Ungheria, si va diffondendo nel mondo, e quindi anche in Italia, pel tramite principal­mente degli estremisti ebrei. Ed è pure una realtà che dei grandi eccidi con­sumati nell’ultimo periodo, gli ebrei non sono state le vittime ma sono stati gli autori.

A conferma di queste asserzioni vogliamo qui limitarci a riportare alcune testimonianze non sospette.

* **

Un documento molto importante in proposito è stato fornito dalla polizia segreta americana : Secret Service: « Documentation » - Parigi, 6 marzo 1920 (1).

Da questo documento risulta :

  • a)
    Nel febbraio 1916 si seppe per la prima volta che una rivoluzione era stata fomentata in Russia. Si scoprì che le persone e ditte qui sotto rife­rite erano impegnate per tale opera rivoluzionaria: 1) Jakob Schiff (per­sonalmente) ebreo 2) Banca Kuhn Loeb and C. ebrea, con Jakob Schiff ebreo, Serome I. Hanauer ebreo 3) Guggenheim ebreo 4) Max Brei­tung ebreo. Non v’è dubbio dunque che la rivoluzione russa, scoppiata un anno dopo tale formazione, fu lanciata c fomentata da influenze spiccata­mente ebraiche. Difatti nell’aprile del 1918 Jakob Schiff ebbe a dichiarare pubblicamente che grazie al suo appoggio finanziario la rivoluzione russa era riuscita;
  • b)
    Nella primavera del 1917 Jakob Schiff cominciò ad accomanditare Trotzky ebreo per fare in Russia la rivoluzione sociale; il giornale di New­York Forward, gazzetta ebrea bolscevica quotidiana, versò anch’essa una contribuzione per tale scopo.

    Contemporaneamente a Stoccolma l’ebreo Max Wdrburg accomanditava la ditta Trotzky e CC. casa ebraica; tale società era egualmente accomandi­tata dal Sindacato Westfaliano-Renano, impresa ebraica, nonché da un altro ebreo, Olaf Aschberg della « Nya Banken » di Stoccolma e dall’ebreo Gi­votovsky la cui figlia ha sposato Trotzky. Così furono stabilite le relazioni fra gli ebrei multimilionari e gli ebrei proletari.

  • c)
    Nell’ottobre 1917 la rivoluzione sociale ebbe luogo in Russia, in virtù della quale certe organizzazioni di soviety presero la direzione del po­polo russo. In quei soviety spiccarono i seguenti individui, tutti ebrei meno Lenin (il quale è però figlio di una donna di razza ebrea). Ecco i loro nomi di guerra e, tra parentesi, quelli di famiglia:

Lenin (Ulianow). Steklow (Nakhames). Larin (Lurgc). Martinow (Zibar). Garin (Garfeld). Kammew (Katz).

Gorew (Goldmann). Axelrod (Orthodox). Zwiesdin (Weimtein). La-pinsky (Loewensohm). Trotzky (Bronstein). Martow (Zeberbaun). Bohrin (Nathansohn). Kamenew (Rosenfeld). Suchanow (Gimel). Sagersky (Krohmann).

Sointzcw (Blcichmann). Glasunow (Schultze). Zinowiew (Apfelbaum). Dan (Gurewitsch).

Tschcrnomorsky (Tschernomordkin). Maklakowsky (Rosenblum). Meschkowsky (Goldbcrg). Abramowitsch (Rein).

Urisky (Radomislski). Ganetzky (Fucrtengerg).

Bogdanow (Zilberstein). Riazanow (Goldenbach).

Piatnitzky (Ziwin). Parvus (Goldfandt, detto anche Hel phand).

  • d)
    Nello stesso tempo l’ebreo Paul Warburg, che era prima stato in re­lazione con il « Federai Reserve Board », fu notato per le sue attive rela­zioni con certe personalità bolsceviche degli Stati Uniti; questa circostanza, unita ad altre informazioni, determinò il suo scacco nella rielezione del « Board » suddetto.
  • e)
    Fra gli amici intimi di Jakob Schifi vi è il rabbino Judas Magnes suo amico intimissimo ed agente devoto. Il rabbino Magnes è un vigoroso propagandista del giudaismo internazionale. L’ebreo Jakob Billikow ebbe a dichiarare un giorno che Magnes è un profeta. Al principio del 1917 il detto profeta ebreo lanciò la prima associazione veramente bolscevica in questo paese sotto il nome di « consiglio del popolo ». Il 24 ottobre 1918 Judas Magnes dichiarava di essere bolscevico ed in completo accordo con la dot­trina e l’ideale dei bolscevichi.

Questa dichiarazione fu fatta da Magnes in una riunione del Comitato Ebraico di America a New-York. Jakob Schifi condannò le idee di Judas Magnes; e costui per ingannare l’opinione pubblica si dimise da membro del detto comitato ebraico americano. Peraltro Schifi e Magnes restarono in perfetta armonia come membri del consiglio di amministrazione della Ka­hillah ebraica.

  • /) Judas Magnes accomanditato da Jakob Schifi è, d’altra parte, in rela­zioni intime con l’organizzazione sionista universale « Poale (Zion)) » di cui egli è di fatto il direttore. I1 suo scopo finale è di stabilire la supremazia internazionale del partito laburista ebreo. Anche là si precisa il legame fra gli ebrei multimilionari e gli ebrei proletari.
    • g)
      Appena la rivoluzione sociale scoppiò in Germania, l’ebrea Rosa Lu­xemburg ne prese automaticamente la direzione politica; ed uno dei princi­pali capi del movimento bolscevico internazionale era l’ebreo Haase. In quel momento la rivoluzione sociale in Germania si svolse secondo le stes­se direttive ebraiche della rivoluzione sociale in Russia.

      Ora noi osserviamo il fatto che la ditta ebraica Kuhn Loeb and C.° è in relazione con il Sindacato Westfaliano-Renano (ditta ebrea di Germania), con i fratelli Lazares (ditta ebrea di Parigi) e colla banca Gunzburg (ditta ebrea di Pietrogrado, Tokio e Parigi); se noi osserviamo invece che i sud­detti affari ebraici sono in istretta relazione colla casa ebraica Spoyer and C.° di Londra, New York e Francoforte sul Meno, nonché con la « Nya Banken » affare ebraico bolscevico di Stoccolma, apparirà chiaro che il movimento bolscevico come tale, è in una certa misura l’espressione di un movimento generale ebraico, e che certe banche ebraiche sono interessa­te nell’organizzazione di questo movimento.

      Tutto questo è detto nel citato documento del « Servizio segreto ameri­cano » trasmesso all’Alto Commissariato della Repubblica francese, il 6 marzo 1920.

      ***

      È tutto questo una leggenda?... Andiamo oltre.

      La Morning Post dell’n agosto 1920 sotto il titolo — Gli ebrei e i soviets. Un ordine segreto significativo pubblicava :

  • « Quanto segue è la traduzione di un ordine del Soviet rivoluzionario di guerra della 12* Armata ed è stato riprodotto fotograficamente dal docu­mento originale sequestrato ai bol- scevichi. L’ordine porta la segnatura: « segreto».

    Kieff, 30 aprile 1920

« Essendosi col 27 aprile iniziata una pressione in direzione di Kieff del­le bande polacche della Guardia Bianca; « il Soviet di guerra rivoluzionario della 124 Armata ordina : v (1°, 2°, 30 , 4°, omessi); 50 I villaggi (marked) indicati quali « centri di propaganda anti-Soviet e specialmente quali centri « di manifestazioni antiebraiche debbono essere completamente « distrutti; le persone colpevoli debbono essere fucilate senza « investigazioni e pro­cessi; (6° omesso; 70 omesso); 8° In considerazione dello speciale zelo Comunistico dimostrato dalla « popolazione ebraica ed anche tenendo con­to dei sentimenti anti-Giudaici delle orde polacche, si deve portare aiuto di ogni « specie ai camerati ebrei, specialmente durante la ritirata. Firmati: Miczenikow, comandante della 124 Armata; Muratoff, « membro del Soviet di guerra rivoluzionario della 124 Armata; « Sedaczeff, Capo di Stato Mag­giore Generale; Zilinskij, Capo <t della Sezione politica della 12* Armata,

  • « Certificato che la copia è conforme all’originale : e Jakowlew, Capo dello Stato Maggiore divisionale ».

    Ancora. Il Times del 25 agosto 1920 aveva da Varsavia:

  • « Risulta, dalle conversazioni coi prigionieri russi presi dai polacchi, che il principale motivo della loro ostilità al bolscevismo è proprio l’internazionalismo di questa dottrina.
  • « Finché essi dicono la rivoluzione ci ha dato delle terre, era una buona rivoluzione. Vorremmo tornare alle nostre case per coltivare il suolo di una Russia felice, ma invece ci accorgiamo di essere diventati strumenti degli ebrei, dei tedeschi, dei tartari e degli ungheresi per fare la propaganda fuori della Russia con le baionette alla mano. Come bruti, siamo cacciati negli altri paesi a trasportarvi l’esperienza del regime che ha rovinato la Russia. Lasciateci invece le nostre terre e liberateci dai bolscevichi, che non sono russi ».

    Il periodico La Divina parola del 25 aprile 1920 pubblicava :

    « Nella città di Budapest da qualche mese si nota che diverse centinaia di ebrei si fanno cancellare dai registri israelitici per passare catacumeni nella religione cattolica. Questi « convertiti appartengono a tutte le classi della società, ma in « prevalenza alla borghesia. Intervistato in proposito il Gran « Rabbino, questi attribuisce l’esodo de’ suoi correligionari « all’odio ed all’orrore concepito per il bolscevismo e i nefasti « capi. Bela Kun (Abele Coen) è israelita, come pure altri So « sui Ss che componevano il suo gabi­netto. Durante la rea zione antibolscevica, sono stati trovati cadaveri di frati e di « monache, ammucchiati alla rinfusa nei sotterranei. I diplomatici esteri, chiamati dal popolo a verificare coi propri « occhi simili orrori, han­no attestato di aver veduto non pochi cadaveri di religiose col crocifisso solito portarsi sul petto piantato nel cuore, e con i grani delle corone conte ficcati a colpi di martello intorno al capo ed alle tempia ».

    Vi sono poi delle confessioni vere e proprie; ecco qui quanto scriveva uno degli organi ebraici di Londra : Jewish Cronicle :« E’ molto importante per il bolscevismo stesso, che tanti « ebrei siano bolsceviche e che gl’ideali del bolscevismo in « molti punti concordino con i più belli ideali del giu­daismo ». (Riprodotto dalla Morning Post del 5 febbraio 1920).

    Ecco una confessione del Comunista, organo ufficiale bolscevico della città di Kharkow, che pubblicava questo manifesto firmato dell’ebreo Ko­han, e intitolato: «I meriti dell’ebraismo verso gli operai ».

  • « Noi possiamo dire dice il manifesto senza alcuna « esagerazione che la grande Rivoluzione sociale in Russia « è stata organizzata e compiu­ta dagli ebrei. Avrebbero forse,
  • « le masse operaie e i contadini così poco illuminati, osato di « spezzare la catena della borghesia ? No, certamente. Sono ». dunque gli ebrei che hanno condotto il proletariato russo « verso l’aurora dell’intemazionalismo, e che continuano a farlo, « perché tutte le organizzazioni sovietiche sono in nostra mano.
  • « Così noi possiamo essere tranquilli finché la direzione « suprema dell’esercito rosso appartiene al nostro camerata « Trotzky. E’ vero che non ci sono ebrei fra i soldati; ma nei « comitati e nei soviety, in qualità di commissari, gli ebrei ' « conducono arditamente il proletariato russo. Non è dunque « senza ragione ‘ che nelle organizzazioni sovietiste la maggio- « ranza dei voti sia espressa per gli ebrei, e che il popolo « russo si sia scelto come capo il camerata ebreo Trotzky ». (Cfr. Vieille France numero 169, 22-29 aprile 1920).

    V’è inoltre una testimonianza documentata di J. H. Clarke (Times, io

maggio 1920) :

« Ho avuto sotto gli occhi la lista dei nomi e delle nazionalità dei princi­pali funzionari della Russia attuale, lista proveniente dagli stessi incarti dei soviety... su di un totale di 556 funzionari, 17 sono russi, 458 ebrei, gli altri sono lettoni, tedeschi, armeni e non russi •• dell’ex-impero ».

Autorevole fonte per tali accertamenti è l’ufficiale Collezione dei rap­porti sul bolscevismo in Russia pubblicata dal governo britannico (Foreign Office, n. I, 19x9). _

Eccone alcuni estratti:

  • 1.
    Rapporto del console britannico di Ekaterinoburg, febbraio 1919 : « I capi bolscevichi non rappresentano i lavoratori di Russia, ma per maggior parte sono ebrei » (p. 38).
  • 2.
    Sir E. Howard a M. Balfour, 20 agosto 19x8: «La maggior parte dei mestatori sono dei fanatici e degli ebrei avventurieri come Trotzky e Radek » (p. 2).
  • 3.
    M. Alston a lord Curzon, 23 gennaio 1919 : « I bolscevichi forma­no una classe privilegiata che può terrorizzare il resto della popolazione... Gli ebrei sono sopra tutto numerosi negli altri posti » (u. 33). '
  • 4.
    Il Generale Knox al War Office, 5 febbraio 1919: " Quanto al mas­sacro della famiglia imperiale ad Ekaterinoburg, si ha la prova che esiste­vano nel soviet locale due partiti : uno voleva assolutamente salvare la fa­miglia imperiale; l’altro era condotto da cinque ebrei e due di questi erano risoluti per l’assassinio. Questi due ebrei, chiamati Vainen e Safaroff, ac­compagnarono Lenin quando egli fece il viaggio attraverso' la Germania... La guardia alla prigione della famiglia imperiale comprendeva dieci lettoni e tre ebrei... La sentenza di morte fu letta alla famiglia imperiale dall’ebreo Yarowski » (pag. 33).

**

Un interessante opuscolo dal titolo : Chi governa in Russia? edito a New York nel 1920 dall’Associazione « Unità della Russia » , dà un elemento completo del personale che dirige i vari reparti del governo dei Soviety. L’elenco, redatto accuratamente sulle basi offerte dagli organi ufficiali bol­scevichi, reca la prova indiscutibile della preponderanza israelita in tutti i rami del governo dei dittatori di Mosca. .

In Russia, su 503 funzionari dello Stato, 406 sono Israeliti; 29 soltanto Russi. Ci sono, per verità, 34 Lettoni, 12 Tedeschi, 12 Armeni ecc. Inoltre, tra 42 giornalisti che dirigono l’opinione pubblica, uno solo è Russo : Mas­simo Gorki.

Sui 22 membri del Consiglio dei commissari del popolo, non si contano che 3 Russi soltanto : Lenin, Cicerin e Mon- delstam. Gli altri membri so­no: 17 Israeliti e 2 Armeni.

Il Commissariato di guerra, diretto da Trotzky, comprende 43 membri: 34 sono Israeliti, 8 Lettoni, 1 Tedesco; non un solo Russo. .

Il Commissariato dell’interno, diretto dall’israelita Apfel- baum (Zino­vieff) è composto di 64 membri, tra i quali 2 Russi, 45 Israeliti, 11 Lettoni, 3 Armeni, 2 Tedeschi ed 1 Polacco.

Il Comitato per gli esteri, diretto da Cicerin, che vi rappresenta da solo l’elemento Russo, è composto di 17 membri; gli altri 16 sono : 13 Israeliti, 1 Armeno, 1 Lettone, 1 Tedesco.

Il Commissariato delle finanze è costituito da 30 membri, dei quali 26 sono Israeliti, 2 Russi, 1 Lettone ed 1 Polacco.

  • Il Commissariato della giustizia comprende 19 membri, tra i quali Stein­berg e Trotzky. Non un solo tra essi è Russo : 18 sono Israeliti ed 1 Arme­no.

Il Commissariato dell’igiene si compone di 5 membri : 4 Israeliti ed 1 Tedesco. Non un solo Russo.

Il Commissariato della pubblica istruzione comprende 53 membri, tra i quali : 2 Russi, 44 Israeliti, 3 Finnici, 2 Tedeschi, 1 Lettone ed 1 Unghere­se.

  • " Il Commissariato dell’assistenza sociale è costituito da 6 membri, tutti Israeliti.
    • Il Commissariato della ricostruzione della città di Jaroslaw ha due mem-

bri: Israeliti entrambi.

I delegati della Croce Rossa bolscevica sono 8, tutti e otto Israeliti.

Tra i 23 commissari provinciali, 21 sono Ebrei, uno Russo ed un Letto­ne. La Commissione d’inchiesta sull’amministrazione deH’impero russo è composta di 5 Ebrei e 2 Russi. La Commissione d’inchiesta sull’assassinio di Nicola II contava dieci membri .7 Ebrei, 2 Russi, 1 Armeno.

  • II
    Consiglio supremo dell’economia generale, diretto da

un Russo, il Rykoff, è costituito da 56 membri : 45 Israeliti , 5 Russi, 3 Tedeschi, 2 Lettoni, 1 Armeno. *

L’ufficio del primo Soviet degli operai e soldati, di Mosca, conta 23 membri : non un solo Russo, ma 19 Israeliti, 3 Lettoni, 1 Armeno.

Il Comitato esecutivo centrale del 4® Congresso pan-russo dei Soviety degli operai, dell’esercito rosso, dei contadini e dei cosacchi, era composto da 34 membri : 33 Israeliti ed 1 Russo.

Il Comitato del 50 Congresso degli stessi Soviety, comprendeva 62 membri : 43 Ebrei, 6 Russi, 6 Lettoni, 2 Armeni, 1 Tedesco, 1 Ceco e gli altri tre oriundi rispettivamente della Georgia, dell’Imeret e del Karaim.

Il Comitato centrale del partito socialista operaio è composto di 12 membri, tra i quali g Israeliti e 3 Russi.

Tale il personale governativo della Russia d’oggi (1920). Ma la influenza israelita si estende anche nei partiti che pretendono di rappresentare l’opposizione.

L’ufficio centrale del partito comunista del popolo, è composto di ss Israeliti e di un Russo. Il Comitato centrale del partito social-democratico dei lavoratori è composto di 11 membri, tutti Ebrei. Il Comitato centrale del partito socialista rivoluzionario della destra, conta 14 Israeliti ed 1 Russo. Il Comitato centrale del partito socialista (rivoluzionario) di sinistra, conta io Israeliti e 2 Russi. Il Comitato degli anarchici di Mosca comprende 5 mem­bri : 4 Ebrei ed 1 Russo. Il Comitato degli anarchici di Mosca comprende 5 membri : 4 Ebrei ed 1 Russo. Il Comitato centrale del partito comunista di Polonia, conta 12 membri tutti Ebrei.

Si può, dunque, concludere a rigor di logica, che lo Stato russo, oggi, è governato dagli ebrei.





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