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venerdì 10 gennaio 2025

✝️🕊JESUS R-EVOLUTION (Special 03) Carismi delle opere - Il dono delle guarigioni

Cari amici lettori,benvenuti a questo decimo numero della serie, Jesus R-evolution,più precisamente il terzo speciale oltre i sette della serie regolare. I speciali approfondiscono nello specifico i doni ed i carismi dello Spirito Santo, infatti oggi cominciamo i "carismi delle opere" parlando del "dono delle guarigioni". Un post abbastanza lungo e dettagliato per continuare il nostro studio sui carismi e i doni dello Spirito Santo. 

<Vi sono poi diversità di Carismi, ma uno solo è lo Spirito,uno solo è Dio,che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello spirito per l'utilità comune:.... A uno la Fede per mezzo dello stesso Spirito,a un altro il dono di far guarigioni per mezzo dell'unico Spirito, a uno il potere dei Miracoli.

(1 Corinzi 12- 4,6-7,9-10)

 

Così, fratelli miei, siate saldi, incrollabili. Impegnatevi sempre più nell’opera del Signore, sapendo che, grazie al Signore, il vostro lavoro non va perduto.

(1 Corinzi 15:58)


Non sapete voi che siete il Tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? 

(1 Corinzi 3 : 16)

Le guarigioni di cui parliamo sono spesso frutto di un processo naturale che si sblocca nella persona, grazie alla preghiera. A volte si accelera un processo di guarigione,oppure viene tolto l'impedimento che bloccava quella guarigione. Altre volte assistiamo ad un processo di guarigione graduale e progressivo, che procede di pari passo con la conversione e con la crescita interiore della persona. Questo tipo di guarigione è a nostro avviso uno degli aspetti più belli della spiritualità del rinnovamento, in quanto opera un risanamento globale della persona in tutte le sue componenti fisica, psichica e spirituale. Anche nei casi in cui non si nota cambiamento o alcuna guarigione, Notiamo sempre un irrobustimento interiore della persona, che riesci a portare avanti con Fede e abbandono e rinnovata energia interiore, i propri pesi e le proprie sofferenze. Così ad esempio quando avviene un perdono completo, per noi è guarigione, o quando un triste ricordo non ci fa più soffrire, è ancora guarigione(guarigione dei ricordi).                          Una componente fondamentale di queste guarigioni, e la Fede. Non sempre le malattie sono dovute a cause naturali, a volte vi sono cause spirituali nascoste, che occorre scoprire e discernere per poter pregare nella giusta direzione. Vi sono delle malattie procurate dal maligno, per cui quando la persona si libera da certe "tare" scompare anche quella malattia. Ve ne sono pure di quelle indotte da disordini morali, stati di ansia prolungati, da stress, divisioni, solitudine, mancanza di affetto ect... ogni mancanza di perdono, ogni odio, apre sempre ferite interiori profonde, facilita l'ingerenza del maligno nella propria vita e crea le premesse per future sofferenze, anche fisiche. La prima porta della guarigione è il Perdono.


   Jesus R-evolution《《《 Special  n° 3 》》》


Il dono delle guarigioni (Carismi delle opere)


Imporranno le mani sui malati e saranno guariti (Mr 16,18)

"Andate, riferite a Giovanni le cose che avete vedute e udite: ciechi vedono, gli Zoppi camminano, il lebbrosi sono mondati, i sordi odono, i morti risuscitano" (Lc 7,22)


Imporranno le mani sui malati e questi saranno guariti.

 Una promessa categorica di Gesù che io non avevo mai preso sul serio. Sono stato per tanti anni in chiesa e ho visitato centinaia di ammalati, ma non ho mai avuto la presunzione di poterli guarire con l'imposizione delle mie mani. Avevo letto tante volte queste parole, ma non avevo mai potuto lontanamente immaginare che potessero riguardare anche me.

Quando entrai nel Rinnovamento carismatico e mi si disse che entro quei gruppi di preghiera avvenivano delle continue guarigioni, ancora non me ne facevo convinto. Ma poi cominciai a vedere coi miei occhi e non potei più negare l'evidenza. Incoraggiato da quel che facevano gli altri, osai anche io imporre le mani su di una giovane signora, affetta da leucemia. I medici le avevano dato non più di due mesi di vita. Mi confessò che mentre pregavo su di lei, senti' come un fuoco in tutta la persona e come se un elettrochoc la scuotesse da capo a piedi. La sera stessa si sentì  meglio, pochi giorni dopo i medici la dichiararono completamente guarita. Ora è sana e vegeta e si gode le gioie della famiglia. Oggi a distanza di tre anni, posso dire di aver visti tanti e tanti altri casi simili, che non fanno altro che confermarmi sempre più quanto Gesù sia fedele alle sue promesse. Vale dunque la pena che ci addentriamo ad esplorare questo meraviglioso Carisma delle guarigioni, nel tentativo di scoprire forse il segreto che potrebbe ridonare sorriso e speranza a tanti ammalati e molta Gloria al Signore. Trattandosi di un problema così delicato e avvolto nel mistero, e' bene dichiarare in partenza una volta per sempre, che le nostre argomentazioni non vorranno avere carattere assiomatico, e che non vorremo assolutizzare certe conclusioni che andremo via via esponendo. La prova delle nostre osservazioni sarà, come sempre, la sacra scrittura?” È soltanto la parola di Dio infatti che può gettare qualche sprazzo di luce su questo problema così arduo e così misterioso. C'è abbastanza in quel libro per poterci aiutare a fare delle consolanti scoperte, che ci faranno trasalire di gioia. Cominciamo Dunque a guardare in faccia le malattie e chiediamoci da dove hanno origine.


Le malattie non vengono da Dio 

Tutti, Buoni e Cattivi, chiamano Dio in causa quando hanno qualche malattia.                            I cattivi ne incolpano Dio e bestemmiano e imprecano contro di lui. I buoni non imprecano, ma accettano rassegnati le malattie come prove o addirittura come doni di Dio. Ecco alcune espressioni che si colgono sulla bocca di questi ultimi: "Il Signore mi ha mandato questa malattia, sia fatta la Sua volontà".  "Il signore ha voluto castigarmi mandandomi questa malattia".  "Il Signore vuole che io espii i miei peccati con questa malattia"...   "Accetto questa infermità per la gloria di Dio".  " Il Signore manda le malattie ai buoni".   " Le malattie sono un segno di predilezione da parte di Dio".   "Le malattie sono benedizioni del Signore"... Dunque è sempre Dio all'origine delle nostre infermità? Diciamo subito che questo è un concetto errato per non dire blasfemo. Sono idee e concezioni prese dal platonismo, dallo stoicismo e dal manicheismo, che si sono infiltrate nel cristianesimo e nel misticismo del Medioevo, ma non hanno alcun fondamento nella sacra scrittura. Dio non è causa delle nostre malattie, non può esserlo. Le malattie sono un male e nessun male può venire da lui. Entriamo in una famiglia qualsiasi dove c'è un giovane ammalato, tutti: padre, madre, fratelli, sorelle sono afflitti e addolorati e Dio solo dovrebbe essere contento? Entriamo in ospedale: Medici, è infermieri si fanno a pezzi per alleviare i dolori dei pazienti, e solo il Signore dovrebbe godere per quelle sofferenze? Il nostro corpo è il capolavoro uscito dalle sue mani l'ultimo giorno della creazione, e come potrebbe Dio rallegrarsi a vederlo distruggere? Dio è padre che ama i suoi figli ed un amore infinito. E Come può un padre così buono essere felice nel mandare i figli all'ospedale o quando li vede straziati su di un letto di dolore? Non c'è un solo passo nella sacra scrittura da cui si possa provare che le malattie vengono da Dio. C'è anzi il contrario. Nel Vecchio Testamento non si può ancora  trovare ben sviluppato il concetto di Dio come padre, ma predomina l'idea del Dio della legge che premia e castiga. Ora l'osservanza della legge viene premiata con delle promesse di una vita sana e longeva, mentre le malattie vengono considerate come i tristi effetti dell'infedeltà alla legge. Ecco qualche esempio: se tu veramente ascolterai la voce del Signore Dio tuo, farai quello che è retto agli occhi suoi, porgerai orecchio ai suoi comandamenti e osserverai i suoi Statuti, io non ti colpirò con nessuna delle piaghe con cui ho afflitto gli egiziani, poiché Io sono il Signore, colui che guarisce (Es 15,26)

E ancora: servite Il Signore Dio vostro, ed egli benedirà il tuo pane e la tua acqua, ed io toglierò le malattie di mezzo a te (Es 23,25).       Di uno degli esploratori della Terra promessa, detto Caleb, dice la Bibbia che all'età di 85 anni si sentiva ancora sano, vegeto e forte come quando ne aveva 40, per aver fatto un buon rapporto al popolo sulla missione affidatagli da Mosè (Giosuè 14,10-11).

Di Mosè leggiamo: Quando morì aveva 120 anni, Tuttavia la vista non gli si era indebolita e il vigore non gli era venuto meno (Deut 34,7).        I salmi sono pieni di promesse di assistenza per una vita lunga e felice egli ti sazia di beni, per tutti i tuoi giorni, rinnova la tua gioventù come quella dell'aquila (Sal 103,5). Nessun accenno dunque alle malattie come benedizione di Dio, anzi è tutto il contrario. Ai servi fedeli si promette vita lunga sana e felice. C'è perfino chi ritiene che iddio non abbia mai gradito neanche i sacrifici di animali. Da un attento esame di alcuni testi del Vecchio Testamento sembrerebbe che quei sacrifici di tori, pecore e agnelli  Dio non li abbia mai voluti. Sarebbe stato Mosè con la mentalità egiziana dei sacrifici pagani a volerli introdurre nei riti religiosi degli ebrei. (Vedi Sal 40,7 e 50,8-23 ;      1 Sam 15,22;  Israele 1,11 e 66,3 ; Ger 6,20 e 7,21;  Os 6,6  e 8,13;  Mt 9,13 e 12,7 ; Ebr 10,5-6)    Egli è il Dio della vita e tutto ciò che vive da gloria a lui, non cio che muore. Egli preferisce i sacrifici di lode più di quelli di bestie sgozzate.

‭‭(Matteo 9:13)                                                            Andate a imparare che cosa significa quel che Dio dice nella *Bibbia: Misericordia io voglio, non sacrifici. Perché io non sono venuto a chiamare quelli che si credono giusti, ma quelli che si sentono peccatori.

Mentre in Isaia fa già capolino l'amore di Dio come padre: può forse una mamma dimenticare il suo figlioletto, non avere compassione del frutto del suo seno? Ma anche se essa lo dimenticasse io non potrò dimenticarti (Is 49-15)

Gesù sarà ancora più esplicito:                                 E qual'e quell'uomo fra voi che darà una pietra a suo figlio che gli chiede del pane? O se chiede un pesce gli darà un serpe? Se Dunque voi cattivi come siete, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il vostro padre Celeste concederà cose buone a coloro che gliele chiedono (Mt 7,9-11)

E tra queste cose buone non può non esserci la sanità fisica.                                                                Il padre dà soltanto cose buone ai figli, ma le infermità non sono cose buone. Anche quelli che in teoria le chiamano benedizioni di Dio, in pratica poi corrono dai medici e prendono medicine per eliminarle. Così facendo non si mettono contro la volontà di Dio e non lottano per togliersi di dosso le sue benedizioni? Non si può concepire un padre che può fare i figli felici e non lo vuole. Ogni padre è veramente felice quando i figli sono felici con lui. Dio Padre Brama di darci una felicità piena, completa, perfetta, più di quanto lo bramiamo noi stessi.

Le malattie provengono dal peccato e dal demonio 

Esse sono per sé un male, e quindi come ogni male possono avere origine solo dalla fragilità e mandevolezza dell'uomo oppure dall'azione di colui che è il maligno per eccellenza, Satana. Tutti i mali vennero come conseguenza del peccato originale. L'uomo perdono gratuito di Dio, non avrebbe dovuto conoscere le infermità, i dolori, la morte. Fu a causa della prima colpa che per dette l'impassibilità e si trovò sottoposto agli agenti contrari alla sua salute e all'influsso stesso del demonio.. Gesù Lo chiamò "Principe di questo mondo" (Gv 12,31; 14,30)               Perché in effetti dopo il peccato originale Satana ha acquistato un certo dominio sul creato e lo manovra a volte ai nostri danni. Quindi anche quando diciamo che le malattie avvengono per cause naturali, l'origine ultima è sempre in quel primo peccato e in un certo influsso di Satana. Alcune malattie sono causate da Peccati personali. Non vogliamo dire che ad ogni Peccato personale corrisponda a una malattia, o che la gravità della malattia sia in proporzione diretta alla gravità dei peccati commessi dall'ammalato. Però è fuor di dubbio che talune malattie sono effetti di vizi e di disordini morali. Chi ad esempio non conosce i tristi effetti delle malattie veneree, della droga, del fumo, degli eccessi nel mangiare e bere? Ma anche qui la causa remota è sempre il demonio in quanto queste aberrazioni non sono che i frutti velenosi e mortiferi del primo peccato. Anche Gesù qualche volta mise in correlazione peccato e malattie, facendo intendere che queste ultime in quegli ammalati avevano avuto origine da Peccati personali,al paralitico che gli calarono dinanzi dal soffitto della stanza in cui si trovava, Gesù come prima cosa disse: " ti sono rimessi i tuoi peccati" (Lc 5,20)                    Ad un altro paralitico che incontrò accanto alla piscina di Betesda, dopo avergli restituita la salute, fece questa raccomandazione: <ora che sei guarito Attento a non peccare più affinché non ti accada di peggio> (Gv 5,14)                           L'apostolo Paolo faceva sapere ai Corinti del loro comportamento scorretto nelle assemblee eucaristiche era stato la causa di malattie e di morti in seno a quella comunità: <Chi mangia e beve indegnamente mangia e beve la propria condanna non discernendo il corpo del Signore. Perciò tra voi molti sono ammalati ed infermi, e molti altri sono morti> ( 1 Cor 11:30)

Altre malattie sono conseguenza di Peccati altrui. Chi può negare le tare ereditarie? Chi non è convinto come certi vizi e disordini morali dei genitori si ripercuotano sulla salute dei figli per più generazioni? Ma anche al di fuori delle inesorabili leggi dell'ereditarietà dobbiamo tener presente che formiamo tutti un corpo sociale, e quindi il bene come il male,che è in un solo membro non può non influenzare il resto del corpo.

Infine vi sono certe malattie che sono effetto dell'influenza diretta del demonio, quando cioè è un demonio annidato nel corpo di una persona che provoca una data malattia. Abbiamo alcuni esempi nel Vangelo, di muti e sordi che riacquistarono l'uso delle loro facoltà dopo che Gesù li ebbe liberati dalla presenza diabolica: "presentarono a lui un muto indemoniato, e cacciato il demonio, il muto parlò" (Mt 9,32-33)                                             Allora Gli fu presentato un indemoniato cieco e muto e lo guarì, e avvenne che uscito il demonio, il muto cominciò a parlare (Lc 11,14) Dunque In conclusione, tutti i mali e quindi anche le infermità fisiche, hanno direttamente o indirettamente un'unica origine: il demonio, il quale col peccato originale assoggettò tutto l'uomo al suo dominio. Non Dio, ma Satana gode nel tormentare gli uomini con ogni genere di Mali di cui le malattie fanno parte. Gesù chiamò <opere di Dio> le guarigioni che andava operando (Gv 9,3) mentre le malattie sono opere di Satana.

Dio ci libera dalle malattie 

La promessa del Salvatore, dopo il peccato originale, è una promessa di liberazione da tutte le conseguenze provocate da quel peccato. A tutti i problemi dati da quella fatale caduta, Dio Padre risponde con l'incarnazione del verbo. L'apostolo Giovanni dice che "il figlio di Dio è venuto per debellare le opere del diavolo" (1Gv 3,8)                                                                        Ora dal momento che queste opere si manifestano nell'anima dell'uomo col peccato e nel corpo con le infermità, ne segue che il padre mandò il figlio a liberare tutto l'uomo, e non parte di esso, dal dominio di Satana. Il demonio doveva avere una sconfitta completa, come aveva avuto prima una vittoria completa.

Gesù Cristo venne a liberarci da tutte le nostre infermità. Egli venne per operare una nuova creazione, dove non ci sarebbe stato più posto per nessuna opera di Satana. Venne per liberarci da tutte le nostre infermità: da quelle spirituali, prendendo su di sé i nostri peccati; da quelle fisiche, caricandosi delle nostre malattie. Così l'aveva preannunziato il profeta Isaia: "veramente Egli si è addossato i nostri dolori e si è caricato delle nostre infermità" (Is 53,4)         San Matteo vede l'adempimento di questa profezia proprio mentre Gesù era intento a guarire gl' infermi: <E con la sua parola cacciò i demoni e guarì quanti erano ammalati. E così si compì quanto Era stato predetto dal profeta Isaia: ha preso le nostre infermità e si è caricato delle nostre malattie> (Mt 8,16-17)                          di conseguenza come siamo stati liberati dal peccato perché il signore ha posto sopra di lui le iniquità di tutti noi (Isaia 53,6) così siamo stati liberati dai mali fisici dal momento che egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle nostre malattie se Dunque il peccato non è più in noi Perché Gesù lo fece suo, Anzi divenne egli stesso Peccato per noi, le malattie non hanno più diritto di stare in noi, dal momento che egli le trasferì da noi su di sé stesso. Gesù è il restauratore dell'ordine nuovo, dell'uomo nuovo. Nel primo Adamo trovando la morte nell'anima e del corpo, nel nuovo Adamo si doveva essere restituita tutta la vita, L'abbondanza della vita, quella stessa vita perfetta senza le malattie e la morte che avevamo prima del peccato quando il verbo prese un corpo umano, libero i nostri corpi dal dominio di Satana, restituendo ad essi la vita e l'immortalità sarebbe un dimezzare la vittoria di Cristo sulle opere di Satana, se limitassimo la reintegrazione dell'uomo nel solo ambito dello spirito. Cristo venne per ricreare un mondo nuovo. Una nuova creazione uscita al Sepolcro con lui all'alba della resurrezione: Ecco il tabernacolo di Dio tra gli uomini! Ed egli abiterà con loro, e essi saranno il suo popolo e Dio stesso dimorerà con gli uomini.. egli asciugherà Ogni lacrima dei loro occhi, e non vi sarà più né morte, nel lutto, né grido, né appena esisterà più, perché il primo mondo è sparito. E colui che sedeva sul trono disse: Ecco io faccio nuove tutte le cose (Ap 21,3,5)

E noi siamo già immersi in queste cose nuove, non sono cose che verranno, ma sono già venute. San Paolo dice che la nuova creazione è avvenuta in noi quando siamo stati incorporati a Cristo: Se uno è in Cristo, egli è una nuova creazione: il vecchio uomo è sparito, ecco è nato il nuovo(2 Cor 5,17).                                          Quando lo Spirito ha ridato la vita a Cristo nel Sepolcro, l'ha ridata contemporaneamente a tutto il corpo mistico: se lo spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, quel medesimo che ha risuscitato Gesù Cristo dai morti, vivificherà anche i vostri corpi mortali, per mezzo del suo spirito che abita in voi        (Rm 8,11).

Come si comportò Gesù con gli ammalati? 

A nessuno di quelli che si rivolsero a lui per la guarigione, Gesù disse: « Accetta la tua malattia come una benedizione di Dio o come un segno della predilezione del Padre. Egli invece guarì tutti, considerando le loro infermità come mali da eliminare, come nemici da combattere.

Non troviamo nel Vangelo che Gesù tentò di persuadere qualche ammalato a fare la volontà di Dio.

Non disse ad alcun ammalato: « Questa malattia devi tenertela per la gloria di Dio! ». Anzi disse il contrario, che cioè il Padre sarebbe stato glorificato dalle guarigioni che egli avrebbe operate.

Dinanzi al cieco nato, agli Apostoli che gli chiedono se è lui che ha peccato o i suoi genitori, Gesù risponde: «Né lui, né i suoi genitori hanno peccato, ma è così perché si manifestino in lui le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di Colui che mi ha mandato, finché è giorno... (Gv 9,3-4).

Dunque opere di Dio erano non la cecità di quel mendicante, ma la sua guarigione, e Gesù avrebbe adempiuto la missione affidatagli dal Padre di dargli gloria, compiendo opere simili a questa « finché era giorno ».

Un altro esempio l'abbiamo nel paralitico di Cafarnao, il quale si mise a glorificare Iddio non sul giaciglio quando lo calavano dal tetto, ma dopo che fu guarito.

«E subito egli si alzò, in presenza loro, e preso il suo giaciglio, se ne andò a casa glorificando Iddio (Lc 5,25). E con lui glorificano Iddio anche i testimoni del miracolo: Tutti furono presi da grande stupore e glorificavano Iddio, e ripieni di timore esclamava no: Cose mirabili abbiamo vedute oggi » (Lc 5,26). Un'ultima conferma la troviamo nella vicenda della malattia e morte di Lazzaro, Gesù, informato della malattia dell'amico, dice che quella malattia non era di morte, ma per la gloria di Dio, affinché ne venisse glorificato il Figlio» (Gv 11.4).

La gloria di Dio non era dunque la malattia, ma quel che sarebbe accaduto dopo la malattia. Infatti alla sorella Marta ripete: <<<Non ti ho detto che se crederai vedrai la gloria di Dio?» (Gv 11,40). Marta non aveva visto la gloria di Dio durante la malattia del fratello, ma l'avrebbe vista quando egli sarebbe uscito vivo dal sepolcro.

Dunque non sono le malattie che danno gloria a Dio. Non risulta dai Vangeli che Gesù abbia insegnato questo. Come avrebbe potuto persuaderci Gesù che la lode più perfetta che avremmo dovuto innalzare ogni giorno al trono di Dio doveva essere composta dai gemiti dei nostri corpi straziati?


Alcune obiezioni


1) Non disse Gesù: Chi vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua (Mr 8,34)?

Le sofferenze di cui si parla nel testo non sembrano quelle fisiche provenienti da un morbo, ma quelle che i discepoli, fedeli all'insegnamento e alla missione di Cristo, dovevano subire da parte degli altri: e cioè persecuzioni, incomprensioni, lotte, opposizioni, delusioni, amarezze, contrarietà, il peso dei doveri quotidiani, l'immolazione della vita minuto per minuto sull'altare della volontà di Dio. La loro somma è la croce del vero discepolo. Gesù ci invita a prenderla, la considera cioè come qualcosa che non è in noi, ma viene dal di fuori; e a prenderla ogni giorno (Lc 9,23), come qualcosa che non può mancare mai nei nostri continui rapporti con gli altri (il che non può dirsi delle infermità fisiche...).  Spesse volte poi esalta il valore delle sofferenze nel senso sopra esposto: beati siete voi, quando vi ingiurieranno e vi perseguiteranno, e falsamente diranno di voi ogni sorta di male per causa mia» (Mt 5,11). Ma non ci risulta che abbia chiamato beato alcun ammalato, né pare lo abbia ritenuto tale, se si prodigò a levargli di dosso l'infermità.

2) Le malattie sono utili per espiare i propri peccati.

 Rispondiamo che la migliore espiazione dei peccati è l'amore.

Non leggiamo in nessun passo del Nuovo Testamento che Gesù o gli Apostoli, ai peccatori pentiti, abbiano chiesto delle espiazioni corporali da effettuare sul proprio corpo. Chiesero invece un radicale cambiamento di vita, di mentalità e la sincera conversione del cuore (metanoia).

Alla peccatrice di Magdala furono perdonati i molti suoi peccati perché aveva molto amato: «Per questo io dico a te: "I suoi molti peccati sono stati perdonati perché ha molto amato; ma poco si perdona a chi poco ama" (Lc 7,47).

A Saulo, da poco convertito, Gesù preannunziò molte sofferenze, e cioè lotte, persecuzioni, incomprensioni, fatiche, pericoli... per il suo nome; ma non malattie fisiche.

S. Paolo non poté essere quell'uomo sempre malaticcio, assillato da chi sa quale morbo, quale taluni se l'immaginano. Un apostolo come lui che andava correndo, irrequieto e instancabile, da un capo all'altro del mondo di allora, non poteva essere continuamente estenuato da infermità fisiche. La famosa «spina nella carne molto probabilmente non fu un male fisico, ma piuttosto la ininterrotta e umiliante opposizione dei suoi avversari (giudei e giudaizzanti) che incontrava dovunque. Gli serviva infatti come rimedio alle eventuali tentazioni di superbia di fronte ai suoi preziosi carismi di rivelazione (2 Cor 12,5.7). Nel medesimo contesto poi si gloria espressamente proprio delle persecuzioni e delle angustie sofferte per causa di Cristo (2 Cor 12,10).

3) Le malattie, anche se Dio non le vuole, sono però una tremenda realtà della nostra vita quotidiana.

Pure il peccato è una tremenda realtà nella nostra vita quotidiana, anche se Iddio non lo vuole. Ma lo tollera, ogni male che è nel mondo. Ma permettere e tollerare non significa che egli goda che questi mali avvengano o stiano con noi.Quindi, come Dio tollera il peccato, ma non vuole che stia in noi, perché distrugge in noi la sua vita divina, così tollera le nostre infermità fisiche, ma non vuole che stiano in noi perché distruggono i nostri corpi, capolavoro delle sue mani. Peccati e malattie, nella nuova creazione, sono due mali che non hanno più diritto di stare, perché sono due mali che hanno la stessa origine.Peccati e malattie sono anzi due aspetti di un unico male, due campi d'una stessa vittoria di Satana che Iddio vuole eliminare.

Da parte sua, egli ha fatto tutto quel che doveva fare per annullare questa vittoria di Satana, ma tocca a noi prenderne atto e farla nostra.

4) Ma, anche se le malattie non vengono da Dio, egli però se ne serve per richiamare, ammonire, e anche per punire i peccatori.

Certamente un padre può anche usare mezzi coercitivi quando i suoi amorevoli inviti si dimostrano inefficaci.Una malattia può servire d'ammonimento ad interrompere una vita sregolata. Può essere un campanello d'allarme per chi non si cura più di amare Dio e continua a peccare senza rimorsi.

Però la punizione non è mai fine a se stessa, ma si dà sempre a scopo correttivo. Nel caso nostro, non dobbiamo dimenticare che il castigo verrebbe inflitto da un Padre che ama immensamente i suoi figli, anche se ingrati e colpevoli, e pertanto il suo cuore piange più di quello del figlio punito. Anche se è stato costretto a ricorrere alla punizione come estremo rimedio, non vede l'ora di sospenderla, non appena il figlio si ravvede.

Quando il peccatore riconosce le proprie colpe e se ne duole e propone di non peccare più, sarebbe inutile continuare a punirlo. Dopo la conversione è una vita nuova che incomincia, e una volta che il figlio prodigo è tornato a casa, pentito e umiliato, non ci sarebbe più motivo di fargli dei rimproveri o infliggergli dei castighi. Dopo che il Padre lo ha rivestito degli abiti più lussuosi, come potrebbe ancora avere voglia di fustigarlo? Dunque le malattie potrebbero avere un fine didascalico e correttivo, ma una volta raggiunto lo scopо, поп hanno più motivo, sotto questo aspetto, di stare con noi.

5) Che dire di tante anime sante che sono state provate da atroci e lunghe sofferenze, sia per disposizione divina, sia perché esse stesse si sono offerte vittime al posto di altri?

Bisogna alla fine riconoscere che il dolore sia morale sia fisico, in determinate circostanze, in quest'esilio terreno, può avere un valore meritorio: inducendo, ad esempio, nel cuore una più profonda umiltà dinanzi al Signore, un più sincero distacco da sé e dalle cose create, una più elevata purezza e finezza di amore. Gesù stesso ha raccomandato ai suoi discepoli non soltanto la preghiera ma anche il digiuno, allo scopo di ottenere la liberazione da certe ossessioni diaboliche:

<<< Non si possono scacciare se non con la preghiera e con il digiuno» (Mr 9,29).

Ci uniamo allora alle terribili sofferenze del Salvatore divino, in un atto di amore purissimo verso il Padre, completando e attualizzando in noi e negli altri << quel che manca ai patimenti di Cristo » (Col 1,24).

Altro però è dire che in certe situazioni psicologiche ed esistenziali, note alla Sapienza divina, le sofferenze possono essere utili e meritorie, altro affermare che tutte le malattie o afflizioni sono per se stesse un bene di cui bisogna andare in cerca o di cui non bisogna desiderare di liberarsi. Dio ci ha fatti per la gioia e per la vita, e fin da questa provvisoria dimora nulla ci vieta di tendere con tutti i mezzi disponibili alla più alta pienezza di felicità e di benessere, entro i limiti della carità, del rispetto degli altri e dei fini insondabili dell'Altissimo.

Gesù guarisce ancora

Guarisce sempre come allora. «Egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle nostre malattie», dice Isaia. Cioè le infermità e le malattie di tutti gli uomini. Come espiò i peccati di tutti gli uomini,così si carico delle infermità di tutta l'umanità sofferente. Quante volte sentiamo dire: Ai tempi di Gesú, come si trattasse di un personaggio storico che fece cose mirabili, le quali oggi sono registrate in un libro. Ma tutti i tempi sono tempi di Gesù. Egli è sempre con noi come allora: Io sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo (Mt 28,20). E sempre lo stesso, desideroso come allora di curare e guarire le anime e i corpi piagati degli uomini. Già nel Vecchio Testamento era stato prefigurato co me il Medico dell'umanità. Quando i morsi dei serpenti decimavano il popolo ebreo, Dio disse a Mosè d'innalzare in mezzo a loro un serpente di bronzo, in modo che tutti quelli che lo avrebbero guardato sarebbero stati guariti dai morsi velenosi.

Ora se la figura di Cristo era capace di guarire tutti quelli che le volgevano lo sguardo, a maggior ragione la persona stessa di Cristo presente in mezzo a noi ha la potenza di guarire tutti coloro che si rivolgono a lui. E non solo in senso spirituale, perché quelli degli Ebrei erano morsi di serpenti veri, quindi gli Ebrei guardando il serpente ottenevano guarigioni relative al corpo. Gli Apostoli capirono che il Maestro non aveva chiuso con l'ascensione il ministero delle guarigioni, ma voleva continuarlo, per mezzo loro, fino alla fine del mondo. Già quando li aveva mandati la prima volta a predicare il regno di Dio, li aveva investiti dei suoi stessi poteri carismatici: Guarite i malati, risuscitate i morti, mondate i lebbrosi, scacciate i demoni (Mt 10,8).

Dopo la Pentecoste, coscienti di aver ricevuto gli stessi poteri del Maestro, li esercitarono in ogni occasione: Non ho né oro né argento disse Pietro allo storpio della Porta speciosa, ma ti do quello che ho: nel nome di Gesù Cristo Nazareno, alzati e cammina (At 3,6).

E questo non fu un caso eccezionale, ma l'inizio dell'era delle guarigioni nella Chiesa. Anche la stessa ombra di Pietro guariva gl'infermi         (At 5,15).

Cosi Filippo in Samaria: E molti paralitici e numerosi zoppi furono guariti, di modo che grande era la gioia in quella città (At 8,7-8).

E non solo gli Apostoli, ma anche i semplici fedeli operavano numerose guarigioni. S. Paolo elenca questo Dono tra quelli che avevano i fedeli di Corinto (1 Cor 12,9).

Gesù l'aveva ribadito, come Dono di tutti i credenti, proprio alcuni momenti prima di salire al cielo: «Imporranno le mani sui malati e questi saranno guariti (Mr 16,17).

Dunque il Dono delle Guarigioni è una preziosa riserva a disposizione di tutto il Corpo Mistico. La Chiesa cattolica ha sempre esercitato questo Carisma. Ma il male fu che, con l'andare del tempo, si andò creando la persuasione che fosse un Dono riservato a poche persone privilegiate e prerogativa di pochissimi santi. Gesù però non aveva detto: i santi, ma i credenti imporranno le mani sui malati. Oggi all'alba di questa nuova èra carismatica nella Chiesa, grazie al Signore, questo Dono delle Guarigioni sta diventando comune, come all'aurora, e tutto fa credere che siamo appena agli inizi. La Chiesa di domani vedrà meraviglie molto più grandi di quelle de scritte negli Atti degli Apostoli e negli stessi Vangeli.


Come guarisce Gesù le nostre infermità?

Abbiamo detto che Gesù venne a guarire tutte le nostre infermità, cioè: infermità spirituali, fisiche e psicologiche; in altre parole: le malattie dell'anima, del corpo e della mente.

Le malattie dell'anima le guarisce con i Sacramenti. Le malattie del corpo e della mente le guarisce per tre vie:


1) per mezzo dei medici e delle medicine,

2) direttamente e

3) per mezzo dei Sacramenti.


Qui trattiamo delle ultime due guarigioni cioè di quelle psicologiche e fisiche, e diciamo che Gesù le guarisce:

1) Coi mezzi naturali che mette a nostra disposizione, cioè per mezzo dei medici e delle medicine.

Quanta pena mi fa ascoltare espressioni come queste: « Cristo comincia dove il medico finisce »; « Quando il medico della terra non può fare più nulla, non c'è che ricorrere al medico del cielo ». Quasi fossero due professionisti distanti e differenti, uno per i casi ordinari e l'altro per i casi disperati. Due medici che s'ignorano a vicenda e operano in settori differenti. Mentre il medico è uno solo: Cristo Gesù, il grande unico Medico per eccellenza, l'inviato del Padre al letto dell'umanità sofferente.

I medici e le medicine sono strumenti nelle sue mani.

Cominciamo a semplificare un po' altrimenti questo post verrà enorme...


2) il secondo luogo Gesù ci guarisce direttamente con un suo personale intervento, senza servirsi di medici e di farmaci.

3) In terzo luogo Gesù ci guarisce anche nel corpo, per mezzo dei sacramenti.

Ricordiamo le parole di Gesù sono venuto perché essi abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza(Gv 10,10) 

Basta fare una velocissima carrellata attraverso i singoli sacramenti, come chi dà uno sguardo fugace alla sola copertina di sette libri.

1. Il Battesimo 

2. La Cresima 

3. L'Eucaristia 

4. La Riconciliazione

5. Unzione degli infermi

6. L'ordine Sacro

7. Il Matrimonio


Come pregare per la guarigione


Abbiamo esaminato fin qui il dono delle guarigioni visto da parte del Donatore, ora in questa seconda parte che è la parte pratica e la più importante, dobbiamo vedere qual è il ruolo che vi esercita il ricevente. Abbiamo detto che il Signore vuole guarire le nostre infermità però richiede anche la nostra cooperazione. Il dono delle guarigioni è un dono reale dello spirito ma non funziona come un bottone automatico che basta premere per svuotare gli ospedali. Neanche per Gesù fu così, egli non andò a svuotare tutti lebbrosi della Palestina. Vi sono delle condizioni che devono verificarsi e queste dipendono da noi.. diciamo subito però che queste condizioni non sono norme rigide e valide per tutti, lo spirito non si lascia imprigionare dalle tecniche e spesso lo dimostra scavalcandole e rivoluzionandole.. Gesù stesso nel guarire non userò sempre gli stessi metodi. Comunque è bene conoscere quali sono le condizioni ideali per essere pronti a ricevere la guarigione. Interrogativo chi sono delle condizioni da parte dell'ammalato e da parte di quelli che pregano per la sua salute.

1) L'ammalato anzitutto deve voler guarire.

2) L'ammalato deve chiedere a Gesù la guarigione.

3) L'ammalato deve chiedere con fede

Al Centurione che gli chiedeva la guarigione del servo disse: "va' e ti avvenga come hai creduto" (Matteo 8:13)

Ai due ciechi: "vi sia fatto secondo la vostra Fede"(Matteo 9:29)

All'emorroissa  "coraggio figlia, la tua fede ti ha salvata. (Marco 5,34)

Dunque bisogna chiedere con Fede.

Chiedere con Fede significa chiedere con la certezza assoluta, senza il minimo dubbio che la guarigione è già venuta. La fede esclude ogni perplessità, ogni incertezza, ogni ansietà, ogni paura. Non dobbiamo pregare Nella speranza che il Signore ci esaudirà, Ma nella assoluta certezza che ci ha già esauriti. Questa certezza deriva dal fatto che ogni malattia fu già potenzialmente guarita sul calvariovirgola come Ogni peccato fu perdonato quel giorno e lavato nel sangue di Cristo.

Qui dobbiamo stare attenti ad evitare di cadere in un equivoco, non è la nostra fede che opera il miracolo, in modo che se questa c'è la guarigione deve avvenire ad ogni costo, e se la guarigione non avviene se ne deve dedurre che la Fede non è stata perfetta.                                      La Fede è una delle condizioni indispensabili, essa deve essere perfetta, e quando sentiamo di non averne abbastanza possiamo anche chiedere che ci venga aumentata. Come il padre del ragazzo indemoniato Possiamo gridare: "io credo, Signore, ma tu aiuta la mia poca fede" (Marco 9,24)

Io sono il vostro Dio che vi guarisce (Es 15,26)

Colui che cura le vostre infermità (Sal 103,3)

Io toglierò di mezzo a voi le malattie (Es 23,25)


4) L'ammalato deve chiedere con calma e serenità non con gemiti e lacrime.

Benedici Anima mia Il Signore, tutto il mio essere Lodi il suo Santo nome. Loda il Signore, Anima mia e non dimenticare i suoi favori. Egli Perdona i miei peccati e guarisce le mie infermità. Egli riempie la mia vita di beni in modo che io resti giovane e forte come un'aquila (Sal 103,1,5)

Chiedere con gioia ed esultanza, cantando inni di lode e di ringraziamento come se la guarigione fosse già avvenuta.. Inoltre mentre l'ammalato prega con la fiducia e l'ottimismo nel cuore, deve cercare di formarsi nella mente un'immagine di sé stesso di come vorrebbe essere. Cioè Deve vedersi sano, libero e felice senza quella malattia, vedessi guarito ed esultante di gioia sotto le mani di Gesù che gli ripete: lo voglio, Sìi guarito.

Quand'anche il male persistesse o si aggravasse Bisogna continuare a glorificare il Signore, cantando alleluia e ringraziandolo della guarigione ottenuta.


5) Rimuovere eventuali ostacoli 


Tra questi : peccati gravi non confessati o di cui non si è chiesto perdono. Ostinazione a non voler perdonare Torti ricevuti, forti risentimenti di odio o di rancore, propositi di vendetta ecc...

Altro serio impedimento potrebbe essere la poca o nessuna voglia di cambiar vita una volta ottenuta la guarigione. San Paolo dice: il corpo non è per la fornicazione, Ma per il Signore, e il Signore è per il corpo (1 Cor 6,13) mentre alcuni vorrebbero riavere il corpo sano per ritornare al peccato. Riavere la salute per continuare a godersi la vita nel peccato.

La guarigione non è fine a se stessa ma ordinata ad un bene Superiore, cioè alla conversione e alla Liberazione completa di tutto l'uomo dal dominio di Satana, il che non Potrebbe verificarsi Se quest'uomo volesse restare nella morte spirituale. E questo forse è uno dei motivi principali per cui molti non guariscono. Dio non vuole rimettere loro in mano uno strumento che essi vorrebbero continuare ad usare contro di lui e per la loro rovina eterna.

Pertanto la domanda di guarigione deve essere preceduta da un atto di sincera conversione.


Come dobbiamo pregare per gli ammalati?


1) Anzitutto prepararsi con la preghiera

Chiedere al signore che si serva di noi come strumenti della sua gloria. Pregare per un certo tempo con inni di lode e di adorazione, specialmente usando il dono delle lingue.


2) Chiedere allo spirito il dono del discernimento

Come il medico diagnostica prima la malattia e poi applica la cura, Così noi, prima di pregare per la guarigione dobbiamo chiedere allo Spirito Santo il dono del discernimento per conoscere la vera natura della malattia Quali sono le cause, Quali sono i piani di Dio su quella persona, che cosa si deve pregare.


3) Preparare l'ammalato


4) Imporre le mani sul malato

Non è un gesto indispensabile ma importante. Imporranno le mani sui malati e saranno guariti (Mr 16-18)


5) Pregare con parole semplici e spontanee

Ponendo le mani sull'ammalato si dicono delle parole semplici e spontanee, chiedendo a Gesù di mantenere Fede alle promesse. Si può chiedere al padre la guarigione nel nome di Gesù: qualunque cosa domanderete al padre mio nel mio nome egli ve la darà (Gv 15,16)          si può chiedere direttamente a Gesù: quanto voi mi domanderete in nome mio Io lo farò    (Gv 14,13)

Tutto quello che voi chiederete pregando credete che la avete ottenuto e vi avverrà (Mr11,24)

Pregate gli uni per gli altri affinché siate guariti (Giac 5,16)


6) Pregare con serenità


Effetti delle preghiere per la guarigione


1) Guarigione immediata


2) Guarigione non immediata


Quando si taglia un albero dalla radice, la morte della pianta avviene in quell'istante, mai rami e le foglie rimangono ancora vivi e solo a distanza di giorni cominciano a perdere la loro vitalità.


3) Guarigione mancata 


Ma che dire quando nonostante il moltiplicarsi delle preghiere e le ripetute insistenze la guarigione non viene? Rispondiamo che non possiamo pretendere di penetrare nei segreti di Dio. In una materia così misteriosa dobbiamo lasciare al signore un certo margine di Mistero che non può rivelarsi rivelarci.

Però d'altra parte sappiamo che le sue promesse sono infallibili, e pertanto se l'effetto non si verifica il più delle volte la causa è da ricercarsi in noi stessi.


Guarigione da malattie di carattere psicologico


Tra le ferite dell'anima inflitte dal peccato e quelle del corpo causate da mali fisici, vi sono le ferite della mente che si presentano come le più complesse e le più rovinose. L'uomo non si può dire in perfetta salute se insieme ad un corpo sano non conserva anche un cervello sano ed equilibrato. Punto Annulla la febbre ai fini di una vita serena e felice avere un ottimo fisico se poi il nostro mondo psicologico non fosse libero da ogni forma di oppressione. Tutti chi più chi meno abbiamo bisogno di questo tipo di guarigione, perché tutti portiamo con noi delle ferite interiori, virgola spesso occulte e impercettibili le quali influenzano negativamente il nostro carattere e le nostre azioni.. queste ferite del cuore più terribili di quelle del corpo si chiamano comunemente "traumi" o "cattivi ricordi".


Guarigione della memoria o dai cattivi ricordi

Come ottenere da Gesù questo genere di guarigioni? Dobbiamo fare due cose: ha bisogno la prima, fare un viaggio di ritorno nella nostra vita passata mettendo tutto a nudo riportando alla luce ogni evento, anche quelli poco chiari, confusi come gli avvolti nell'ombra.                    La seconda: chiedere a Gesù di fare con noi un viaggio a ritroso nella nostra vita passata Per supplire a ciò che è mancato, cancellare la memoria del male fatto o del male subito o del male visto. Vediamolo meglio nei particolari.

I) Fare un viaggio di ritorno nel nostro passato

Gli psicologi dicono che bisogna cominciare l'analisi della nostra vita fin dal seno materno. Prendiamo dunque un uomo qualsiasi e seguiamolo nelle varie fasi della sua vita.

1) Nel seno materno

Forse la madre non desiderava quel bambino e quindi non lo ha amato abbastanza. Forse durante i mesi della gestazione la madre ha avuto delle forti paure o dei gravi dispiaceri?. Pertanto al nascituro è mancato l'amore o è stato influenzato dai problemi emotivi della madre.


2) Fanciullezza 

Forse il bambino non si è sentito abbastanza amato dalla mamma, forse ha avuto un papà troppo rigido, freddo, vizioso, cattivo, adultero; Forse ha visto i genitori sempre tristi e preoccupati ho litigare tra di loro, Forse ha visto preferenze tra lui i fratelli e le sorelle, forse è rimasto orfanotro troppo presto, forse ha visto troppi cattivi esempi e scandali in famiglia ecc...

Pertanto gli è mancato l'amore ed ha subìto dei terribili traumi che si sono stampati nella mente.


3) Adolescenza

A scuola il primo allontanamento dall'affetto familiare, i primi scandali veduti o sentiti, le prime parolacce, sono state le prime amicizie anche sentimentali, le prime umiliazioni in pubblico fino ad essere messo in ridicolo, qualche punizione ingiusta, qualche bocciatura immeritata. Quindi sentimenti di rancore conservati nel cuore per anni e anni.


4) Gioventù 

Problemi morali, Le prime esperienze sessuali, un fidanzamento fallito, un ideale svanito, una sistemazione mancata. Inoltre, rimorsi per non aver ubbidito ai genitori opera averli maltrattati, Specialmente quando il male è irreparabile perché i genitori sono morti.


5) Matrimonio 

Matrimonio sbagliato, mancanza d'amore, di comprensione, di comunicabilità, tradimenti, adulterio, povertà, malattie, figli malgiustiti, figli ribelli ecc....


6) Vita sociale 

Ingiustizie patite, irriconoscenza, tradimenti anche da parte di amici intimi, rovesci di fortuna, disastri economici, solitudine, freddezza, parzialità, maltrattamenti, persecuzioni da parte dei superiori. Quindi in conclusione: da questi brevi accenni che si possono moltiplicare all'infinito, deduciamo che in quest'uomo che abbiamo analizzato vi è un vuoto d'amore, specialmente nei primissimi giorni quando se ne sente disperatamente il bisogno. Vi sono sentimenti di odio e di rancore per i torti subiti, rimorsi per il bene non fatto, turbamenti per il male visto.


II) chiedere a Gesù di fare con noi un viaggio a ritroso nella nostra vita


Fatta l'analisi della nostra vita con la massima diligenza possibile dobbiamo chiedere a Gesù di fare con noi un viaggio a ritroso nei nostri anni trascorsi fin dal primo momento della concezione per riempire col suo amore i vuoti dell'amore mancato, per eliminare le paure, per riempire con la sua amicizia alle ore della solitudine, con la sua gioia le ore della tristezza, Col suo sorriso le ore di pianto, della delusione, dello sconforto. Inoltre, lo preghiamo di cancellare dalla nostra mente qualsiasi cattivo ricordo di peccati fatti, di mali visti in altri e di torti subiti. In una parola, gli chiediamo di eliminare dalla nostra mente tutti i cattivi ricordi che ci turbano e ci rattristano. L'esperienza ci dimostra che Gesù ascolta volentieri preghiere di tal genere, operando guarigioni istantanee che hanno del prodigioso.


Venite a me voi tutti che siete travagliati ed oppressi, ed io vi darò riposo (Mt 11,28)


Il prossimo Special numero 4 parleremo dei Miracoli...  a presto e che Dio ci Benedica.




Grazie infinite al libro : Il risveglio dei Carismi  di Serafino Falvo  

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lunedì 28 agosto 2023

🕊✝️ JESUS R-EVOLUTION (SPECIAL 02)"Carismi della parola" I doni delle Lingue- e dell'interpretazione

 benvenuti al secondo speciale della serie Jesus Re(volution),nel primo numero abbiamo approfondito il dono della profezia,in questo concludiamo i carismi della parola, approfondendo i doni delle lingue e dell'interpretazione. Sapete che per semplificare abbiamo diviso i carismi dello Spirito Santo in tre gruppi ed ogni gruppo con  tre doni. Il primo gruppo è quello della "parola" con i tre doni della profezia - delle lingue - e dell'interpretazione. Il secondo gruppo di carismi e quello delle "opere" con i rispettivi tre doni delle, Guarigioni - Miracoli - Fede.  Mentre il terzo gruppo di carismi è quello della Cognizione, con i tre rispettivi doni del; Discernimento degli Spiriti - la Sapienza - la Scienza. Quindi dicevamo,nel primo speciale abbiamo parlato del dono della profezia,oggi chiudiamo il gruppo dei carismi della parola, con i doni delle lingue e dell'interpretazione. 

Carismi della parola

Il dono delle Lingue


Parleranno lingue nuove                                    (Mr 16,17)

Io sarei ben lieto se tutti voi parlaste le lingue  (1 Cor 14,5)

Cominciamo dunque a parlare del dono delle lingue, di questo Carisma che è il più comune tra i carismatici, Ma che sembra anche il più strano. Intorno ad esso non sono mai mancate le incomprensioni e le polemiche, che del resto erano cominciate fin dal suo primo apparire davanti al cenacolo di Gerusalemme. Quando io intesi la prima volta un sacerdote cantare nelle lingue, mentre pregava su di me, mi parve di udire qualcosa di Arcano che veniva dall'aldilà. Era una melodia semplice, primitiva a forma di nenia, di sapore prettamente orientale, che penetrava nell'anima come una soave carezza, e insieme come una pioggia refrigerante ora è da tre anni che sento pregare nelle lingue in ogni incontro dei gruppi carismatici. L'assemblea passa più volte spontaneamente e insensibilmente dalla preghiera nella lingua locale a quella nelle lingue, senza che alcuno lo ordini. Ognuno prega o canta nella sua lingua differente da quelle degli altri. Nel congresso carismatico internazionale tenutosi a Notre Dame, South bend, indiana, USA. Nel giugno del 1974 ho sentito Ben 30.000 persone glorificare il signore in 30.000 lingue diverse, un evento che non ha precedenti nella storia della chiesa. È bene dunque che sappiamo qualcosa di questo primo dono dello spirito.

 Nacque con la chiesa stessa. 

Del dono delle lingue non si fa cenno alcuno nel Vecchio Testamento e neanche durante la vita di Gesù; però egli lo promise prima di salire al cielo: "E questi i prodigi che accompagneranno i credenti....parleranno lingue nuove" (Mr 16,17)   

Gli apostoli da poveri Galilei illetterati e ignoranti non potevano rendersi conto che cosa in realtà significasse questa promessa; l'unica lingua che conoscevano era il loro dialetto. Ma a Pentecoste ne ebbero l'esperienza, e ascoltarono anche le reazioni contrastanti del pubblico leggiamo il racconto che fa l'autore degli Atti. All'improvviso scese dal cielo un suono, come di vento che soffia impetuoso, e riempì tutta la casa dov'erano riuniti. Apparvero quindi ad essi come delle lingue di fuoco separate, e si posarono sopra ciascuno di loro. Sicché tutti furono ripieni di Spirito Santo, e incominciarono a parlare lingue diverse, secondo che lo spirito dava ad essi di esprimersi. Ora dimoravano in Gerusalemme dei Giudei, uomini religiosi di tutte le nazioni che sono sotto il cielo. All'udire quel suono si radunò la moltitudine e rimase confusa, perché ciascuno li sentiva parlare nella propria lingua. E tutti stupiti e meravigliati andavano dicendo: Ma questi uomini che parlano non sono tutti Galilei? E come mai li sentiamo parlare ciascuno la nostra lingua natia? Li sentiamo annunziare nella nostra propria lingua le grandezze di Dio! Ed erano tutti stupiti, e non sapendo cosa pensare si chiedevano l'un l'altro: "Che cosa significa questo?" Ma altri invece li beffeggiavano dicendo: sono degli ubriachi    (At 2,2-13)

Questa dunque la prima manifestazione del dono delle lingue, in coincidenza con la nascita della Chiesa. È la torre di Babele rovesciata: lì a causa delle lingue differenti, la famiglia umana si disperse; qui col dono delle lingue, si ricompone. Ma che cosa è avvenuto quel giorno? Da una parte abbiamo i 120 carismatici usciti dal Cenacolo, glorificando Iddio in lingue differenti dal loro dialetto. Dall'altra una folla eterogenea di uditori, i quali in quelle lingue riconoscono i propri Idiomi, parlati nei paesi di provenienza. Ora ci domandiamo: Come mai alcuni rimangono stupiti e glorificano Iddio, mentre altri reagiscono in modo opposto? Gli esegeti ne danno varie interpretazioni. È da escludere che si tratti di un miracolo, come vorrebbero alcuni, verificatosi nelle orecchie degli uditori e non sulla bocca degli Apostoli. Infatti San Luca dice chiaramente che quelli che uscirono dal Cenacolo cominciarono a parlare lingue diverse, secondo che lo spirito dava ad essi di esprimersi. Dunque È chiaro che il prodigio è sulla bocca di chi parla. Ma come si spiega la duplice contrastante reazione del pubblico? A me pare si possa dare la seguente spiegazione; l'uditorio era composto di due categorie di persone, i Giudei di Gerusalemme, che conoscevano solo la lingua ebraica, E i Giudei della diaspora, venuti per l'occasione della festa, che conoscevano l'ebraico e le lingue dei luoghi in cui risiedevano. Ora i primi sentendo Dei Galilei parlare lingue strane, li considerano ubriachi, mentre i secondi, sentendo le loro lingue sulla bocca di quegli uomini illetterati che non avevano mai lasciato la Palestina, si stupiscono e sentono il bisogno di glorificare Iddio con loro.

 Fu un dono comune nella chiesa primitiva.

Dopo la Pentecoste il dono delle lingue si va diffondendo anche tra i semplici cristiani. Lo troviamo per esempio nella famiglia di Cornelio (AT 10,46) e nei neo battezzati di Efeso (At 19,6) sempre come manifestazione dello Spirito. San Paolo nella prima lettera ai Corinti ne parla come di un fenomeno comune presso quella comunità, e scrive loro non per proibirlo, ma per disciplinare l'uso nelle riunioni. Egli stesso dice di aver ricevuto questo dono più di ogni altro "Io ringrazio Iddio di superare nel dono delle Lingue tutti voi" (Cor 14,18)  Vuole inoltre che sia un dono per tutti: "Io sarei ben lieto che tutti voi parlaste le Lingue"  (1 Cor 14,5). Dopo il primo secolo non si hanno più notizie di questo Carisma almeno come fenomeno diffuso tra la massa dei fedeli. Si riscontra ogni tanto nella vita di qualche santo, come San Francesco Saverio, il curato d'Ars gli altri Santi. 

Che cos'è il dono delle Lingue ?

Che cosa vuol dire dunque parlare le lingue o lingue nuove o possedere il dono delle lingue? Il dono delle lingue o glossolalia è anzitutto una preghiera che si fa a Dio. Non è un discorso alla comunità è una forma di glorificazione, non di predicazione. A Pentecoste i carismatici del Cenacolo con le lingue glorificano il Signore, non parlano alla moltitudine. San Paolo dice: chi parla le lingue non parla agli uomini ma a Dio. Difatti nessuno lo capisce, perché mosso dallo spirito, proferisce parole misteriose,           (1 Cor  14,2). È una preghiera privata tra noi e Dio, anche se fatta insieme ad altri "Colui che parla le lingue edifica se stesso" (1 Cor 14,4). Qualche volta però assume la forma di un messaggio alla comunità, ma in tal caso si richiede l'interpretazione, come vedremo più avanti. " se non c'è Chi interpreta, i glossolali tacciano nell'adunanza e parlino con se stessi e con Dio (1 Cor 14,28).  È una preghiera fatta in una lingua sconosciuta che non si è mai studiata o ascoltata. E' dire delle frasi di cui non si conosce il significato. È recitare delle parole che non sono la manifestazione esterna di un pensiero, formulato prima dalla mente. È usare la lingua per esternare al signore dei sentimenti che non vengono da noi. Avere il dono delle lingue non significa che si conosca tutta quella lingua con le regole della grammatica in modo che si possano formare frasi a piacimento, o un gran numero di vocaboli con loro significato. Il glossolano può dire soltanto quelle poche parole che gli suggerisce lo spirito senza neanche capirne il senso. È una preghiera che si fa in condizioni normali. Quando il glossolalo prega nelle lingue non assumere forme estatiche o emotive, non cade in trance, ma rimane nel pieno possesso delle sue facoltà e cosciente di quello che sta facendo. È libero di iniziare e terminare quando vuole, di ripetere o interrompere a suo piacimento e uno che prega come un comune Fedele, solo che usa un linguaggio sconosciuto. La preghiera nelle lingue potremmo paragonarla alle preghiere in latino, per esempio al "Tantum Ergo" o alle litanie, Recitate per secoli dal nostro popolo, il quale sapeva in genere di glorificare Gesù in Sacramento o la Vergine Santa, ma senza conoscere il significato delle singole parole. Però con la differenza che le preghiere in latino furono apprese da un libro o ascoltandole da altri, mentre nel caso nostro, il grossolalo non le ha prese da un libro o da altri, ma gli sono venute spontaneamente sulle labbra. Né si può parlare di psicosi collettiva perché sono tutte diverse l'una dall'altra,e parecchi ricevono questo dono quando sono da soli nel chiuso  d'una stanza, magari dopo giorni o settimane dal battesimo nello spirito. È una preghiera speciale che ci viene data direttamente dallo spirito ( 1 Cor 12,11). Anche se non se ne comprende il significato, si sente che è una preghiera ineffabile che supera ogni altra forma di preghiera personale. E' una nuova dimensione della preghiera. Solo a pronunciare quelle poche frasi ci si sente avvolti in un clima di mistero e invasi da un profondo senso di gioia e di pace. La presenza di Dio si sente intima, è evidente, quasi palpabile. 

Sono vere e proprie lingue?

Quando preghiamo nelle lingue usiamo una lingua vera e propria che si è parlata o si parla nel mondo con regole grammaticali, sintattiche e fonetiche, o emettiamo soltanto dei suoni misteriosi senza significato? Si può dare l'uno e l'altro caso. C'è chi sostiene che per lo più sono delle vere e proprie lingue parlate. Da alcuni studi fatti da glottologi che le hanno incise su nastro in gruppi carismatici diversi, risulta che alcune sono lingue morte, per lo più orientali, come l'aramaico, l'ebraico antico, il siriaco ecc... Altre sono lingue e dialetti parlati oggi nel mondo. In genere noi occidentali riceviamo il dono di parlare lingue asiatiche con preferenza per i dialetti dell'estremo Oriente. Vi sono molte testimonianze di giapponesi, indonesiani ecc....   I quali partecipando ad alcuni incontri di preghiera in America e in Europa, hanno ascoltato la loro lingua nativa, parlata in modo perfetto. Mi si permetta di citare un esempio personale, alcuni mesi fa, in una città delle Isole Vergini, mentre stavo pregando sopra una signora, perché ricevesse il battesimo nello spirito, questa cominciò a glorificare Dio Padre in perfetto italiano. Lei non conosceva una sola parola di italiano e neanche sapeva che quella lingua era l'italiano. Quel che più meraviglia, ascoltando la preghiera nelle lingue, e l'esattezza, la scorrevolezza e la pronuncia perfetta di certi suoni specialmente culturali, umanamente impossibili, se non si è nati sul posto. La signora di cui sopra non solo parlava un perfetto italiano, ma anche con un perfetto accento meridionale. 

A che serve il dono delle lingue?

Se è un dono dello Spirito Santo deve pur servire a qualcosa. È San Paolo che risponde alla nostra domanda: lo spirito viene in aiuto della nostra debolezza. Quando noi non sappiamo come ci conviene pregare, lo spirito stesso intercede a nostro favore con suoni incomprensibili. E colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello spirito, perché egli intercede presso Dio a favore dei santi e secondo la volontà di Dio (RM 8,26-27).   Dunque è la preghiera che lo Spirito ha pronta per supplire alla nostra debolezza, alla nostra incapacità, all'ignoranza degli effettivi bisogni di noi stessi e della comunità. È la preghiera più adatta per ogni circostanza perché sappiamo che è lo spirito che vi mette le intenzioni con le parole più adatte perché arrivino direttamente al cuore di Dio. È la via più facile per lasciare piena libertà allo Spirito di glorificare Gesù e il Padre, per mezzo nostro, come egli vuole. Alla prova dei fatti si dimostra una preghiera infallibile per ottenere favori speciali e anche per combattere le tentazioni. Non mortifica la nostra personalità, perché non restiamo del tutto passivi. Siamo noi che preghiamo con la nostra lingua e la nostra volontà.. anzi la nostra personalità viene valorizzata al massimo, perché le nostre parole arrivano al trono di Dio mediante la potenza dello Spirito. Ma vi è un altro motivo bellissimo che giustifica la preghiera nelle lingue. Lo troviamo ancora in San Paolo, l'apostolo scrivendo ai Filippesi, dice: "e ogni lingua deve proclamare che Cristo Gesù è il Signore, a Gloria del padre (Fil 2,11). Ogni lingua! Cioè tutte quelle lingue che si sono parlate nel mondo fin dalla creazione, e tutte quelle che si parlano attualmente, e quelle che si parleranno nel futuro tutte devono proclamare che Gesù è il Signore. Ma se questo non fu possibile in passato, perché Cristo non era ancora venuto, ne è possibile al presente perché molti popoli non sono cristiani, ecco che lo Spirito Santo prende queste lingue e le dona a coloro che sono pronti a gridare, a nome di quei popoli, che Gesù è il Signore, a Gloria del padre. Sono lingue tutte differenti, ma dalla fusione di esse scaturisce l'unità del coro possente di tutti i popoli che glorificano a Dio. Come tutte le creature irrazionali, dall'insetto alle stelle, hanno ciascuna un proprio modo di glorificare Dio, così le creature razionali, pur con linguaggi differenti, formano nell'insieme un unico armonioso concerto. 

Q


Non si può stabilire una regola fissa. Alcuni lo ricevono nello stesso momento in cui ricevono il battesimo nello spirito. Mentre il gruppo sta pregando su di loro, sentono un incontenibile Gioia interiore che si manifesta subito all'esterno con delle frasi strane e inconsuete. Talvolta è una preghiera completa e perfetta che si recita velocemente e con sicurezza. Altre volte invece viene fuori una sola frase brevissima, o addirittura una sola parola. In seguito se la persona è fedele a recitare quei monosillabi, vengono le altre frasi, fino a formare una preghiera completa. Altri invece ricevono questo dono… dopo qualche giorno o qualche settimana, in circostanze le più diverse, come per esempio, durante le preghiere, le ordinarie occupazioni, a passeggio, o anche durante il sonno.

 È un dono per tutti i singoli?

Non necessariamente. Noi cattolici A differenza dei pentecostali classici, Diciamo che si può aver ricevuto il battesimo nello spirito, anche se non è accompagnato dal dono delle lingue. Però in genere Lo Ricevono tutti battezzati nello Spirito, se non vi pongono ostacoli e collaborano con donatore.

 Come ricevere il dono delle lingue ?

Abbiamo detto che si richiede una certa Cooperazione del soggetto con lo spirito. La preghiera nelle lingue è una misteriosa combinazione di elementi divini e umani di Divina e umana iniziativa. Si suol dire: senza lo spirito tu non puoi far niente, ma senza di te egli non vuole far niente.. lo spirito fornisce gli elementi essenziali, cioè la materia e la forma della preghiera; noi dobbiamo cooperare coi mezzi accessori, quali: la volontà, la lingua, la voce, il coraggio a parlare ecc...

La nostra collaborazione è indispensabile, ora per alcuni soggetti questa collaborazione riesce facile, per altri invece richiede uno sforzo coraggioso e paziente. Gli uni e gli altri però alla fine ottengono lo scopo. Ecco alcuni suggerimenti pratici collaudati dall'esperienza. Uno si comincia a glorificare il Signore ad alta voce, con parole spontanee e improvvisate, senza preoccuparsi della forma. È consigliabile ripetere molte volte e velocemente l'invocazione Abba, padre!. 2 dopo qualche minuto smettere di pregare nella propria lingua, e sforzarsi di cavar fuori dalla gola delle articolazioni senza significato. È a questo punto che lo spirito potrebbe intervenire dando il suo proprio linguaggio. Cominciano a venir fuori delle strane sillabe, mai sentite sotto l'impulso di una forza interiore la quale muove la lingua con una velocità inconsueta. Ma non sempre è così. Giorni fa una bambina di 8 anni, mentre pregavano su di lei, cominciò a pregare correttamente nelle lingue però sillabando le parole come si fa alla prima elementare. Sin da questo momento bisogna dimenticare di pregare nella lingua del luogo, e ripetere ad alta voce questi suoni strani e incomprensibili. Alcuni ricevono subito il dono di una preghiera già completa e perfetta. Costoro non devono fare altro che continuare a pregare in questo modo, sempre che lo vogliono. Altri invece ricevono una due o tre parole in tutto non c'è da preoccuparsi, conviene ripetere quei monosillabi in continuazione, le altre parole verranno fuori subito. Chi ha dato quelle poche poche cose può darne altre mille, non c’è neanche da meravigliarsi se da principio si fa fatica a pronunciare quelle strane articolazioni. Il Signore gioisce nel sentirsi glorificare in quel modo, come la mamma che esulta a sentir ripetere dal bambino la prima parola balbettata il dono da parte dello spirito è perfetto, ma è da parte del ricevente che non si sa accettare con libertà. La partitura è perfetta, ma è lo strumento che ancora non sa eseguirla. Però perseverando il dono perfetto sarà anche ricevuto perfettamente. Chi nonostante tutti gli sforzi non riesce a ricavarci nulla, non deve perdersi di coraggio. Il dono è lì, basta saperlo tirar fuori, con pazienza e perseveranza, ma soprattutto senza preoccupazione. Alcuni non lo ricevono mai perché si affannano a chiedere allo spirito il dono della lingua, invece di preoccuparsi di glorificare il donatore e durante la preghiera di lode passare al pratico, come abbiamo spiegato. 

Quando pregare nelle lingue?

Essendo una preghiera privata, si può fare ogni volta che si vuole: quando si è soli in camera, o in mezzo alla folla, camminando, lavorando ecc... in particolare si consiglia, negli incontri di preghiera, quando si prega per il battesimo nello spirito, per la guarigione di un ammalato, quando si può liberare una persona dal demonio, Quando si chiede un favore particolare, come un miracolo ecc. Inoltre è molto utile quando siamo distratti e non si riesce a pregare diversamente, quando ci si sente affaticati E depressi, e quando si devono prendere delle serie decisioni. Infine pregare nelle lingue ogni volta che vogliamo glorificare il Signore e non troviamo le parole adatte. Non sostituisce le altre preghiere, ma prepara ad esse. Alcuni sacerdoti le trovano molto efficaci come preparazione alla messa, come ringraziamento, e come Introduzione alla recita del Breviario. San Paolo ci esorta a pregare sempre nello spirito: "pregate in ogni tempo, con ogni forza di esortazione e di supplica, per mezzo dello spirito" (Ef.6,18). Quale preghiera più efficace si può fare "in ogni tempo per mezzo dello spirito". Di quella che ci dà lo stesso spirito? 

Si può perdere il dono delle lingue?

Il dono delle lingue a differenza degli altri, viene dato in modo permanente e per sempre. Però, se non lo si esercita, piano piano si può perdere, Come qualsiasi lingua appresa a scuola. E come un talento che se non si traffica può marcire sotto terra.

Cantare nelle lingue

Qualcuno insieme col dono delle parole, riceve anche il dono del canto. Generalmente è una melodia semplice, primitiva, di sapore orientale, è il dono completo, ma anche qui si richiede una certa cooperazione.


Carismi della parola

Il dono dell'interpretazione 


"Chi parla le lingue preghi per il dono dell'interpretazione"                                                (1 Cor 14,13)

"Se non c'è chi interpreti, i glossolali tacciano nell'adulanza"                                                           (1 Cor 14,28)


L'interpretazione delle lingue è il secondo dono dello spirito. Questo si manifesta in concomitanza con i messaggi in lingue che lo spirito comunica all'assemblea. Ad un certo momento qualcuno dei presenti comincia a dire delle frasi incomprensibili, qualche volta espresse anche in canto. È un messaggio per la comunità da parte di Gesù che è lì in mezzo al suo popolo qualche volta invece è un messaggio diretto a qualcuno dell'assemblea. La persona che riceve questo incarico si sente Venire sulla lingua le parole una alla volta, cioè dopo che ha pronunciata la prima ad alta voce, le viene la seconda, e così via. La mente è estranea, il pensiero è assente del tutto.. Pertanto si richiede una certa dose di coraggio, e anche molta fede, per mettersi a parlare con una sola parola di cui si dispone. Terminato il messaggio nelle lingue, l'assemblea di restare nel più assoluto silenzio, sino a quando lo spirito non dà il dono dell'interpretazione. Fu proprio su questi messaggi in lingue e relativa interpretazione che a Corinto si erano verificati degli inconvenienti, per cui San Paolo dovette intervenire: "se c'è chi ha il dono delle lingue, parlino 2 o al massimo tre, uno per volta, e ci sia uno che interpreti. Ma se non c'è chi interpreta, tacciano nell' adunanza e parlino con sé stessi e con Dio (1 Cor 14,27,28).  

l'interpretazione non è la traduzione letterale del messaggio. È un altro dono che dà il senso, non la traduzione delle singole parole Talvolta capita che il messaggio nelle lingue è brevissimo mentre l'interpretazione viene fatta con parole più lunghe. Questo perché il primo viene fatto con parole concise e frasi proprie di una lingua che non conosciamo, nel mentre l'interpretazione richiede una lunga delucidazione. Il dono dell'interpretazione può essere dato alla stessa persona che ha riferito il messaggio in lingue, come ad un'altra o più di una. Chi riceve questo dono deve parlare in prima persona cioè in nome di Gesù, come si suppone fu dato il messaggio in lingue. Cioè non dire: il Signore dice che ecc. E dire il messaggio come qualcosa sentita prima e che ora bisogna raccontare; ma dire, queste cose dice il Signore, e subito cominciare in prima persona come se fosse Gesù stesso che parla in quel momento. Egli non vuole che si faccia il racconto del suo messaggio ma che si dica il messaggio in nome suo e in prima persona. Qualche volta gli interpreti sono più di uno, ed è misterioso il fatto che uno si ferma all'improvviso, senza neanche aver terminato il periodo dell'altro attacca dove è rimasto il primo. Ancora un'ultima nota misteriosa. Succede qualche volta che negli incontri di preghiera, dove vi sono cattolici e protestanti insieme, questi ultimi ricevano l'interpretazione di messaggi contrari alla loro teologia, come per esempio inni di lode alla verginità di Maria o al suo immacolato concepimento Dunque lingue e interpretazione: due doni che si completano a vicenda. " Chi parla le lingue preghi per avere il dono di saperle interpretare"                                    (1 Cor 14,13).



Grazie,al libro di Serafino Falvo - Il risveglio dei carismi 


La Bibbia 



Numeri della serie 👇👇


Jesus R-Evolution pt1 insegnamenti dai vangeli per il discepolato


Jesus R-evolution pt2 -Il peccato- Cristo-redentore-e-lo-spirito-santo


Jesus-r-evolution-pt3-ricevere-lo Spirito Santo e combattere il demonio


Jesus r-evolution-pt4-rinascere dall'alto,(effusione dello Spirito Santo) e la lotta Spirituale


Jesus r-evolution pt5 la valle della rottura-Diventare nuove creature


Jesus R-evolution-pt6-celebrazione-per ricevere lo Spirito Santo -Quaresima,digiuno e deserto-vivere nella luce


Jesus R-evolution-pt7 imparare a pregare-il combattimento della preghiera-chi è lo Spirito Santo-Tornare a Dio



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Salmo 38 di davide Richiesta di perdono di liberazione e di salvezza



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Apocalipse il ritorno di nostro Signore Gesù Cristo



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Sorga un cavaliere di Cristo - la nuova alleanza - Figli della luce contro figli delle Tenebre


Sorga-un-cavaliere-di-cristo-n2 - Purificazione-Gesu' Cristo Salvatore-Guerra totale contro Dio-Cos'è il Combattimento Spirituale











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mercoledì 25 gennaio 2023

🕆🕂Jesus R-Evolution -pt3-Ricevere lo Spirito Santo e combattere il demonio

 Continuiamo la nostra ricerca dello Spirito Santo con il terzo numero della miniserie "Jesus R-evolution" con approfondimenti sul tema dei carismi e doni e su tutto ciò che riguardi lo Spirito Santo attraverso lo studio dei vangeli e della bibbia...

Chiunque abbia letto la Bibbia, e credo che siano davvero in pochi, capisce che il nuovo testamento "libro sacro" parla oltre a tutto ciò che fece Gesù Cristo ed il messaggio che ha voluto insegnarci, della missione che Gesù Cristo affidò agli apostoli e della venuta del Santo Spirito che il Signore gli mandò una volta salito al padre, ad ogni singola persona appartenente alla prima chiesa nascente. Infatti ci sono le lettere di San Paolo ai Corinzi o gli Atti degli Apostoli(per dirne alcuni) dove si parla dei doni dello Spirito Santo(i carismi) il quale in quei tempi ne erano pieni.

I DONI RICEVUTI DA DIO :

Ringrazio sempre il mio Dio per voi, perché vi ha dato la sua grazia per mezzo di Cristo Gesù; attraverso di lui vi ha arricchito con tutti i suoi doni: tutta la predicazione e tutta la conoscenza. Il Cristo che vi ho annunziato è diventato il solido fondamento della vostra vita. Perciò non vi manca nessuno dei doni di Dio mentre aspettate il ritorno di Gesù Cristo, nostro Signore. Egli vi manterrà saldi fino alla fine. Nessuno vi potrà accusare quando nel giorno del *giudizio verrà Gesù Cristo, nostro Signore. Infatti Dio stesso vi ha chiamati a partecipare alla vita di Gesù Cristo, suo Figlio e nostro Signore, e Dio mantiene le sue promesse.

(1 Corinzi 1:4‭-‬9)

La nostra parte nell'uso dei carismi

Se lo spirito distribuisce i suoi doni a chi vuole e come vuole, Qual è la parte che riserva a noi?

Egli non ci vuole usare come pupazzi o marionette, ma ci chiede la libera accettazione e la fattiva cooperazione. Ecco dunque Quale dovrebbe essere la nostra parte:

1)Pregare per avere i carismi

Se voi dunque "disse Gesù" cattivi come siete, sapete dare ai vostri figli cose buone, quanto più il padre del cielo darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono. (Luca 11,13)

E San Paolo raccomanda: cercate di possedere soprattutto l'amore, ma poi aspirate pure ai doni spirituali, specialmente a quello della profezia         (1 Corinzi 14,1)

Non è un male chiedere gli strumenti coi quali possiamo edificare il corpo di Cristo.

È un dovere per i soldati chiedere armi ai loro Generali, quando sono in gioco le sorti della patria. È un dovere per i sacerdoti chiedere i Carismi per poter assolvere a loro ministero con la stessa efficacia di Cristo e degli Apostoli. È un dovere dei genitori, per guidare, Illuminare e tenere in salute i figli. È un dovere per ogni professionista, per poter assolvere ai propri doveri a favore della società con sapienza e coraggio. Possiamo chiedere al padre quello che egli Brama di darci.

2)Renderci disponibili

Ciò significa che dobbiamo essere pronti a ricevere i doni dello Spirito e a usarli come e quando egli vuole. Significa Inoltre essere disposti ad accettare quei doni che egli ha stabilito per noi, e non quelli che preferiremmo noi. Alcuni per esempio non vogliono il dono delle lingue, altri non vogliono quello di cacciare gli spiriti. Non possiamo discriminare i doni dello spirito:È  lui e non noi che deve scegliere il nostro posto e la nostra funzione nel corpo mistico.

3)Distacco

Cioè non ritenerli la cosa più importante della nostra vita spirituale, consapevoli che nulla aggiungono alla nostra santità. Inoltre essere distaccati dagli effetti, Cioè non essere smaniosi di vedere l'esito immediato. Infine essere pronti, In alcune circostanze, a vedersi scartati dallo Spirito e sostituiti da altri che all'apparenza sembrano meno adatti di noi. Dobbiamo considerarli strumenti e non idoli.

4) Rimuovere gli ostacoli

Spesso i Carismi non producono gli effetti desiderati perché trovano in noi degli ostacoli. Poniamo degli ostacoli alla manifestazione dello Spirito quando mettiamo avanti la nostra personalità, il nostro prestigio, la nostra fama, i nostri titoli, il nostro grado nella gerarchia, la nostra cultura, le nostre vedute, i nostri piani, le nostre idee. Lo Spirito Santo con le sue Manifestazioni carismatiche  cerca la gloria di Cristo non la nostra. Quando noi ci preoccupiamo di mettere avanti la nostra Gloria, Egli si tira indietro. Gesù fu molto esplicito su questo nel mandare i discepoli per la prima prova carismatica: avendo convocati i dodici,diede loro potere e autorità su tutti i demoni con la virtù di guarire anche le malattie. Quindi li mandò a predicare Il regno di Dio e a guarire gli infermi, dicendo: Non prendete niente per il viaggio, né bastone, né Bisaccia, né pane, né denaro, ne abbiate due tuniche (Luca 9,1-3) 

La condizione Dunque che Gesù pone ad ogni apostolo per avere autorità sui demoni e guarire le malattie e' una sola: andare spogli completamente di ogni bardatura, che oggi potremmo chiamare: cultura, aggiornamento, personalità, autorità, prestigio ecc... È  soltanto quando noi saremo ridotti a niente che lo Spirito sarà libero di fare tutto lui.Bisogna essere "uomini spezzati" per permettere allo Spirito Santo di agire al meglio in noi per la volontà di Dio. È solo quando avremo la sincerità del profeta Isaia per dire al Signore che siamo dei bambini che sanno solo balbettare che verranno i Serafini a purificare col fuoco le nostre labbra. Gli apostoli affrontarono il mondo giudaico e pagano non con la loro personalità e la loro cultura ma con la sola potenza dello Spirito Santo. Personalmente parlando essi erano e vollero restare delle nullità. Anche Paolo, l'apostolo più colto, non volle agire diversamente. In mezzo a voi "egli scrive ai Corinzi" Io preferii di non sapere altro che Gesù Cristo,anzi Gesù Cristo Crocifisso.. E mi trovai tra voi come un debole e un timido e pieno di trepidazione, è il mio parlare come pure la mia predicazione non si basava su persuasivi argomenti di sapienza, ma sulla dimostrazione di Spirito e di Potenza, affinché la vostra Fede non si fondasse sulla Sapienza degli uomini, ma sulla potenza di Dio         (1 Corinzi 2,2-5)

A Pietro, al momento di costituirlo capo della chiesa, Gesù non chiese se avesse conseguiti i gradi accademici nelle scuole di Roma o di Atene, o se avesse frequentato le scuole dei rabbini, ma soltanto la prova dell'amore: Pietro mi ami tu...? e mi ami più di questi?         (Gv21,15 )

Lo Spirito Santo quando sceglie uomini che vuole usare come strumenti per la gloria di Dio, in genere non sceglie i grandi e i sapienti, ma i piccoli e gli umili e quando li sceglie non va a guardare il loro casellario per leggervi il curriculum vitae. Se avesse voluto leggere il curriculum vitae di Pietro, di Paolo è più o meno degli altri Apostoli, avrebbe dovuto scartarli tutti a priori. Proprio Paolo era chiamato Saulo ed era uno dei persecutori più agguerriti contro i cristiani con molti omicidi che gli gravavano alle  spalle, dopo la sua conversione a Cristo ricevette lo Spirito Santo e diventò uno dei più grandi Santi,a tal punto che bastasse solo che la sua ombra coprisse un malato per guarirlo,oppure che un qualsiasi oggetto che lui toccasse se dato ad un malato egli guariva.Questo riguarda anche San Pietro. Comunque è ovunque il Signore li trovi, li fa uomini nuovi al momento della scelta. Gesù ci disse troppo chiaramente Quali sono le persone cui il padre si compiace di elargire ai suoi Doni. Ce lo disse proprio mentre i discepoli lo informavano di aver sottoposto a loro dominio anche i demoni: ti rendo lode, o padre, signore del cielo e della terra, perché tu hai nascosto queste cose ai saggi e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o padre, perché tale è stato il tuo bene Placido (Luca 10,21)

5) Predicare il Vangelo

I doni dello spirito non vengono dati come fine a se stessi, o come strumenti per dare spettacolo, ma come segni che accompagnano la predicazione del Vangelo. L'obiettivo deve essere la predicazione del regno di Dio. Gesù disse: Andate in tutto il mondo, predicate il Vangelo a tutte le creature. "Ed ecco i miracoli che accompagneranno coloro che crederanno" (Mr 16,15-17) Dobbiamo quindi preoccuparci di 《andare》 《predicare》 Prima di ogni altra cosa. Soltanto dopo che avremmo fatto questo e la nostra predicazione sarà accettata,potremo vedere i segni. Quando ad esempio le nostre preghiere non ottengono la guarigione di qualche ammalato, cerchiamo di indagare che forse uno degli ostacoli potrebbe essere la mancanza di predicazione. All'ammalato avremmo prima dovuto dare Cristo, e dopo pregare per il suo dono. Cristo deve essere il punto focale da additare, e non i suoi doni punto il Rinnovamento carismatico vuole essere soprattutto la riscoperta di Cristo.

Ma il Padre vi manderà nel mio nome un consolatore: lo Spirito Santo. Egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quel che ho detto.
(Giovanni 14:26)

Pietro rispose: — Cambiate vita e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo. Riceverete il perdono dei vostri peccati e il dono dello Spirito Santo.
(Atti 2:38)

Quando venne il giorno della *Pentecoste, i credenti erano riuniti tutti insieme nello stesso luogo. All’improvviso si sentì un rumore dal cielo, come quando tira un forte vento, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Allora videro qualcosa di simile a lingue di fuoco che si separavano e si posavano sopra ciascuno di loro. Tutti furono riempiti di Spirito Santo e si misero a parlare in altre lingue, come lo *Spirito Santo concedeva loro di esprimersi. A Gerusalemme c’erano Ebrei, uomini molto religiosi, venuti da tutte le parti del mondo. Appena si sentì quel rumore, si radunò una gran folla e non sapevano che cosa pensare. Ciascuno infatti li sentiva parlare nella propria lingua. Erano pieni di meraviglia e di stupore e dicevano: «Questi uomini che parlano non sono tutti Galilei? Come mai allora ciascuno di noi li sente parlare nella sua lingua nativa? Noi apparteniamo a popoli diversi: Parti, Medi e Elamiti. Alcuni di noi vengono dalla Mesopotamia, dalla Giudea e dalla Cappadòcia, dal Ponto e dall’Asia, dalla Frigia e dalla Panfilia, dall’Egitto e dalla Cirenaica, da Creta e dall’Arabia. C’è gente che viene perfino da Roma: alcuni sono nati ebrei, altri invece si sono convertiti alla religione ebraica. Eppure tutti li sentiamo annunziare, ciascuno nella sua lingua, le grandi cose che Dio ha fatto». Se ne stavano lì pieni di meraviglia e non sapevano che cosa pensare. Dicevano gli uni agli altri: «Che significato avrà tutto questo?». Altri invece ridevano e dicevano: «Sono completamente ubriachi». Allora Pietro si alzò insieme con gli altri undici *apostoli. A voce alta parlò così: «Uomini di Giudea e voi tutti che vi trovate a Gerusalemme: ascoltate attentamente le mie parole e saprete che cosa sta accadendo. Questi uomini non sono affatto ubriachi, come voi pensate, — tra l’altro è presto: sono solo le nove del mattino. — Si realizza invece quello che Dio aveva annunziato per mezzo del *profeta Gioele: Ecco — dice Dio — ciò che accadrà negli ultimi giorni: manderò il mio Spirito su tutti gli uomini: i vostri figli e le vostre figlie saranno profeti, i vostri giovani avranno visioni, i vostri anziani avranno sogni. Su tutti quelli che mi servono, uomini e donne, in quei giorni io manderò il mio Spirito ed essi parleranno come profeti. Farò cose straordinarie lassù in cielo e prodigi quaggiù sulla terra: sangue, fuoco e nuvole di fumo. Il sole si oscurerà e la luna diventerà rossa come il sangue, prima che venga il giorno grande e glorioso del Signore. Allora, chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvo. «Uomini d'Israele, ascoltate ciò che sto per dire. Gesù di Nàzaret era un uomo accreditato da Dio per voi con miracoli, con prodigi e con segni. È stato Dio stesso a compierli per mezzo di lui fra voi. E voi lo sapete bene! Quest’uomo, secondo le decisioni e il piano prestabilito da Dio, è stato messo nelle vostre mani e voi, con la complicità di uomini malvagi, lo avete ucciso inchiodandolo a una croce. Ma Dio l’ha fatto risorgere, liberandolo dal potere della morte. Era impossibile infatti che Gesù rimanesse schiavo della morte.

(Atti 2:4,24)

Potenza...Quando lo Spirito Santo verrà su di voi...

(Atti 1:8)


Io dico: Camminate secondo lo Spirito,e non adempirete affatto i desideri della carne

(Galati 5:16)

C'era un uomo nato zoppo dal ventre di sua madre. Ogni giorno veniva condotto al tempio e lasciato lì alla porta di ingresso per chiedere l'elemosina (Atti 3:1-26). Questo zoppo era nato con le gambe, ma non poteva caminare. Anche se aveva le gambe, viveva strisciando o facendosi portare da qualcun altro. 

Ecco, quando diventiamo credenti e nasciamo di nuovo, Dio ci dona lo Spirito Santo. È come avere le gambe. Ma camminare nello Spirito non avviene in maniera automatica contestualmente alla nascita spirituale. Non nasciamo con la capacità di camminare sin da subito, dobbiamo imparare come si fa, e alcuni necessitano più tempo rispetto ad altri. Le prime volte che proviamo è tutto molto difficile, cadiamo, piangiamo e ci appoggiamo agli adulti, esperti nel camminare, perché ci insegnino,con pazienza, come fare. Oggi cammini con naturalità. Tutti i cristiani hanno ricevuto lo Spirito Santo, ma lo Spirito Santo non si spande in tutti i cristiani. Tutti i credenti ricevono lo Spirito Santo al momento della salvezza, ma l'essere riempito dello Spirito avviene solo che quando ci si arrende totalmente. Lo zoppo aveva le gambe, ma le sue gambe non lo aiutavano a camminare. Ecco, così è per un credente che ha ricevuto lo Spirito, ma per il quale lo Spirito Santo non fa nulla nella sua vita. La sua vita è riassumibile nella sua capacità di operare in modo naturale. C'è veramente poco di soprannaturale nella sua vita: tutto il suo lavoro è il risultato di un duro sforzo. Non nega lo Spirito, ma vive senza confidare in Lui, per cui i risultati sono minimi. La vita è dura, alle volte lo esaurisce completamente. In quanto credenti non siamo stati concepiti per portare il peso della vita o caricarci di responsabilità, da soli. Ci sono stati donati lo Spirito, la preghiera, la vita e il ministero. Lo Spirito è in grado di portare il nostro fardello, ma se non camminiamo nello Spirito, cammineremo nella carne e faremo fatica, correremo e ci stancheremo sempre di più, indeboelendoci. Saremo sempre più esausti e scoraggiati. Se non impariamo a camminare nello Spirito, la vita sarà un giogo pesante e il ministero un fardello difficile da portare.Questo zoppo stava seduto piuttosto che saltare e supplicava piuttosto che lodare. Infatti, chiedeva l'elemosina, ma quello di cui aveva bisogno era camminare. Pietro e Giovanni non gli diedero i soldi, ma lo rialzarono in piedi con la potenza di Dio e lui iniziò a camminare. Ma anche quando comincò a camminare la sua situazione finanziaria era la stessa: le sue circostanze esterne non cambiarono, eppure comiciò a gioire, lodare Dio ed entrare nel tempio. Questo miracolo avvicinò molta gente a Cristo. Forse sei seduto all'ingreso del tempio, proprio adesso, in cerca della potenza di Dio. Vorrei portare la tua attenzione dalla potenza di Dio alla presenza dello Spirito Santo. La possiedi già, ora devi solo camminare nello Spirito. Questo cammino cambierà la tua vita e il tuo ministero. Così come Pietro e Giovanni diedero una mano allo zoppo, oggi con questo piano di lettura, Dio mi userà per aiutarti a camminare nello Spirito. 

Pietro e Giovanni non diedero allo zoppo le gambe, semplicemente attivarono qualcosa che lo zoppo già aveva. Io non posso darti lo Spirito Santo, quello lo dona Dio, ma Dio stesso potrebbe utilizzare i prossimi giorni per velocizzare una relazione, stimolare il tuo appetito verso la comunione e rendere più profonda la tua fame per lo Spirito Santo. Forse pensi di avere bisogno dell'elemosina, ma in realtà hai bisogno di camminare. Questo è il dono più prezioso: conoscere lo Spirito Santo e avere una relazione con Lui.

Preghiera: 

Padre, insegnami a camminare e vivere con il mio Mentore, il mio Compagno, il mio Aiuto, il mio Conforto, il mio Amico, lo Spirito Santo. 

Per camminare nello Spirito Santo é essenziale che tu inizi a parlare con lo Spirito stesso, Egli desidera avere una relazione con te. Dio ci dà amore e grazia, lo Spirito ci dà comunione. Molti di noi credono che il dono dello Spirito sia il parlare in lingue o l'avere dei poteri, ma il Suo dono è, innanzitutto, una relazione con Lui. Lo Spirito desidera avere una relazione sempre aperta e costante con te e tu hai tutte le carte in regola per iniziarla, nello stesso modo in cui ricevi l'amore di Dio e la grazia che viene da Gesù. Lui desidera una relazione intima con tutti noi, non è u qualcosa che é riservato solo a pochi.Il Suo dono non è la condanna ma la comunione. Quando i credenti cercano di spiegare a se stessi cosa sia lo Spirito Santo, l'immagine che viene loro in mente è che il ruolo dello Spirito Santo sia quello di punirci per i peccati. Ma se andiamo ad approfondire il contesto della convinzione messa in atto dallo Spirito, notiamo che che Egli viene per condannare il mondo del suo peccato e portare noi sulla rettitudine. Il Suo ruolo è di condannare il mondo del suo peccato in modo che possa credere in Dio e camminare verso Cristo. Condanna anche noi del peccato, ma ci porta verso la rettitudine che abbiamo ottenuto per mezzo di Cristo. Quando è stata l'ultima volta che che lo Spirito Santo ti ha suggerito di vivere in rettitudine? Sai che è anche questo il Suo ruolo? Lo Spirito ti suggerisce, ma il Suo vero dono per noi è la comunione con Lui.

Non puoi avere un'amicizia con qualcuno quando lo definisci meramente come una "entità". Molti non hanno una relazione con lo Spirito Santo perchè Lo considerano come un qualcosa, una forza, piuttosto che un amico. Lo considerano come una pontenza, non come una persona. Gesù non si è mai riferito allo Spirito Santo come una "entità" ma sempre come una persona, un "Lui". Lo Spirito Santo è proprio una persona. Non è una colomba, un vento, un fuoco, una nuvola, una forza o una potenza. Non è neppure un'emozione. Non è una potenza. È una persona reale. Per parlare con lo Spirito Santo, dobbiamo considerarlo come una persona. Alcuni paragonano lo Spirito Santo al parlare in lingue, pertanto, pensano che, poiché parlano in lingue, hanno tutto ciò che puoi ottenere dallo Spirito Santo. Avere comunione con lo Spirito Santo è molto più che parlare in altre lingue. Quello è un dono, ma lo Spirito Santo è una persona. Lo ribadisco: lo Spirito Santo non è l'avere dei doni, è Dio. È possibile parlare in lingue eppure non avere intimità o amicizia con lo Spirito Santo. È possibile vivere con dei doni e mancare di una vera relazione intima con Dio. Sansone esercitava i suoi doni di forza straordinaria ma non era connesso con lo Spirito di Dio. Gesù ci ha messo in guardia da chi caccia demoni, da chi guarisce i malati e profetizza senza conoscere lo Spirito e vivendo nel peccato. Una relazione con lo Spirito Santo deve avere la priorità sul vivere dei Suoi poteri e doni. Parlare in lingue dovrebbe alimentare la tua relazione con lo Spirito Santo, ma è errato considerare lo Spirito Santo meramente come il parlare in lingue. Sarebbe come dire che Gesù è una preghiera per i peccatori. La preghiera del peccatore lo conduce alla salvezza, ma Gesù è Dio ed è una persona, è molto più che una preghiera. E lo Spirito Santo è molto più che un dono, è Dio. Egli desidera una relazione che non può iniziare fintanto che non Lo riconosciamo come persona, non come una "entitá". Lui vuole essere tuo amico. Smetti di vederLo come una forza, lo Spirito Santo non lo è, è una persona.

Ci sono nove doni, ma un solo frutto dello Spirito. È interessante notare che Paolo non li identifica come nove frutti dello Spirito, ma richiama nove caratteristiche e le chiama il frutto.Fai un paragone tra i lavori svolti dal corpo e quelli frutto dello Spirito. Queste nove caratteristiche dello Spirito si sviluppano allo stesso  tempo. Questo frutto è ciò che Egli genera. Con le nostre sole forze possiamo dedicarci ad un solo aspetto del frutto dello Spirito, alle spese degli altri. Quando ci dedichiamo alla pazienza, perdiamo di vista la gentilezza. Se invece, miglioriamo nel convivere con una lunga sofferenza, potremmo perdere la gioia. Ciò costituisce quel che riusciamo a fare senza l'aiuto dello Spirito Santo, non è altro che il lavoro del corpo. Non sono in grado di mettere in atto tutti i frutti dello Spirito contemporaneamente. Faccio fatica a ricordare le nove caratteristiche dello Spirito, ed è per questo che si chiama frutto dello Spirito.Non è il frutto dei miei sforzi. Non è il mio lavoro. Se questo fosse il risultato dei miei sforzi, si chiamerebbe frutto degli sforzi, non frutto dello Spirito. Il frutto non si sviluppa sforzandosi. Gli alberi non si sforzano di produrre frutti. È l'intimità con lo Spirito Santo che porta frutto. Pertanto, non adoperiamoci sul nostro frutto; lavoriamo piuttosto sul nostro rapporto con Lui, e il frutto sarà il risultato.Ciò potrebbe far impressione, ma non siamo chiamati a sviluppare il nostro carattere. Siamo chiamati a migliorare il nostro rapporto con lo Spirito Santo, ed Egli agirà sul nostro carattere in cambio.


A Dio importa il frutto spirituale, non sciocchezze religiose.Una vita ricolma dello Spirito non può esistere se non nel permettere allo Spirito Santo di vivere tramite te. Abbiamo ricevuto la salvezza attraverso la morte di Gesù sulla croce, ma sai in che modo sviluppiamo il carattere?Arrendendoci allo Spirito Santo, permettendo che Egli viva al posto tuo. Esattamente, lascia che Egli viva la Sua vita mediante la tua. Abbiamo ricevuto la salvezza quando Gesù morì al nostro posto, ma la santificazione si compie quando lasciamo che Egli viva per noi.Certo, è più facile per molti lasciar che Dio muoia per noi piuttosto che lasciar che Egli viva per noi. Quest'ultima parte richiede la totale resa.Spesso ci sforziamo inutilmente, piuttosto che arrenderci. Sforzarsi genera la fatica del corpo. Arrendersi invece genera il frutto dello Spirito. Il frutto dello Spirito è come mettere al mondo un bambino, è frutto dell'intimità.Molte persone si recano all'altare affinché il pastore imponga le mani su di loro, così da migliorare il loro atteggiamento. Quest'imposizione delle mani non ti porterà ad essere incinta. Non è sufficiente recarsi all'altare. Hai bisogno di una relazione di intimità, è così che nascono i bambini. La stessa cosa vale per il nostro carattere, è un frutto che scaturisce dall'intimità.Il carattere di un cristiano non si sviluppa attraverso il duro lavoro ma é il risultato della totale resa. Non ha senso lavorare più duramente. Piuttosto comincia ad arrenderti allo Spirito, ogni giorno. Arrenditi in tutto ciò in cui sei debole. Tutte le volte che la tentazione si presenta e ti spinge ad agire al di fuori del tuo carattere, proprio in quel momento, scegli di seguire lo Spirito Santo e allontanati dal peccato. Percepirai il Suo suggerimento; non addolorarti ignorando il Suo sussurro. L'obiettivo non è la santità, ma lo Spirito Santo. Egli ci condurrá alla santità nel momento in cui scegliamo di seguirLo. Egli è l'obiettivo, non è il mezzo per raggiungere l'obiettivo. Non sto utilizando lo Spirito Santo per diventare devoto; mi abbandono completamente allo Spirito Santo. Non posso vivere senza lo Spirito Santo. Il Suo frutto produce santità in me.


Tre rimedi contro il demonio

HOMENEWSTRE RIMEDI CONTRO IL DEMONIO
Padre Adolphe Tanquerey nel ”Compendio di Teologia Ascetica e Mistica” elenca i consigli di Santa Teresa d’Avila per opporsi al Nemico.

PRIMO RIMEDIO:

 LA PREGHIERA UMILE E FIDUCIOSA
Il primo è una preghiera umile e fiduciosa, per trarre dalla nostra parte Dio e gli angeli suoi. Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi? Chi infatti può essere paragonato con Dio? “Quis ut Deus?”
Questa preghiera dev’essere umile; perché nulla v’è che metta più rapidamente in fuga l’Angelo ribelle, il quale, ribellatosi per orgoglio, non seppe mai praticare questa virtù: l’umiliarsi dinanzi a Dio, il riconoscersi impotenti a trionfare senza il suo aiuto, sconcerta i disegni dell’Angelo superbo.
Dev’essere pure fiduciosa; perché, premendo alla gloria di Dio il nostro trionfo, possiamo avere piena fiducia nell’efficacia della sua grazia.
È bene pure invocare San Michele Arcangelo, che, avendo inflitto al demonio una splendida sconfitta, sarà lieto di coronare la sua vittoria in noi e per mezzo di noi. E volentieri lo asseconderà il nostro Angelo custode se confidiamo in lui. Ma non dimenticheremo di pregare specialmente la Vergine immacolata, che col piede verginale non cessa di schiacciare il capo al serpente ed è per il demonio più terribile di un esercito schierato in battaglia.

SECONDO RIMEDIO: 

I SACRAMENTI E I SACRAMENTALI:
Il secondo mezzo è l’uso confidente dei sacramenti e dei sacramentali. La confessione, essendo un atto d’umiltà, mette in fuga il demonio; l’assoluzione che dona ci applica i meriti di Gesù Cristo e ci rende invulnerabili ai suoi dardi; la Santa Comunione, mettendo nel nostro cuore Colui che ha vinto Satana, ispira al demonio un vero terrore.
Gli stessi sacramenti, il segno della croce o le preghiere liturgiche fatte con spirito di fede in unione con la Chiesa, sono pure di prezioso aiuto. Santa Teresa raccomanda in particolare l’acqua benedetta, forse perché è molto umiliante per il demonio vedersi sbaragliato con un mezzo così semplice.


TERZO RIMEDIO: 

IL DISPREZZO DEL DEMONIO:
Ultimo mezzo è un sommo disprezzo del demonio. Ce lo dice pure Santa Teresa: “Frequentissimamente mi tormentano questi maledetti; ma mi fanno proprio poca paura; perché essi, e io lo vedo benissimo, non possono muovere un passo senza il permesso di Dio…. Vorrei che si sapesse bene, tutte le volte che noi li disprezziamo, essi perdono di loro forze, e l’anima acquista su loro un sempre maggior impero… Sono forti solo contro le anime codarde, che cedono loro le armi; contro di costoro fanno mostra del loro potere”. Vedersi disprezzati da esseri più deboli è infatti una dura umiliazione per questi spiriti superbi. Ora noi, come abbiamo detto, appoggiati umilmente su Dio, abbiamo il diritto e il dovere di disprezzarli: “Si Deus pro nobis, quis contra nos?” Possono abbaiare ma non possono mordere, se, per imprudenza o per orgoglio, noi non ci mettiamo in loro potere: “latrare potest, mordere non potest nisi volentem”.
A questo modo pertanto la lotta che dobbiamo sostenere contro il demonio, come pure contro il mondo e la concupiscenza, ci rassoda nella vita soprannaturale, anzi vi ci fa anche progredire.
Cerchiamo lo Spirito Santo con tutte le nostre forze,con tutto il cuore,con tutta la mente e l'anima. Chiediamo a Dio di mandarci il suo Santo Spirito,in tutte le nostre preghiere, e che ci porti tutti i suoi doni in abbondanza. 

NON PER POTENZA NE PER FORZA, MA PER LO SPIRITO DI DIO...
RUAH  !!!!


Non pensiate nemmeno per un momento che nelle mie guerre contro i posseduti mandati dal demonio sin da piccolo,non mi abbiano causato nulla...
Prima di sapere cosa davvero esistesse in questo mondo marcio,prima di svegliarmi, prima di comprendere che ognuno di loro avesse dei poteri,ne ho dovute subire e subire prima di CAPIRE !!! Ottuso senza fede che non sono stato altro... Oggi porto ancora strascichi di quelle trappole subite,di quelle cattiverie,porto ancora i segni delle lotte contro demoni e posseduti,che cercano di continuare a spezzarmi per mettermi fuori gioco per zittirmi. Perché in realta' mi hanno spezzato!!! E solo attraverso un uomo "spezzato" che lo Spirito Santo potrà agire al massimo della sua potenza. Le lotte sono continue come le prove da superare,tutto per renderci forgiati nella FEDE IN CRISTO !!! Vorrei con tutto il cuore darvi la forza e le armi giuste per affrontare ciò che va affrontato in questa vita,senza che nessuno se ne renda conto, perché non c'è più fede. Si pensa a Gesù Cristo e satana come cose astratte e non VIVE e VERE !!! Per chi mi ha compreso NON C"E PIU BISOGNO DI PAROLE,E PER CHI NON HA ANCORA COMPRESO,NON CREDO COMPRENDERÀ MAI.,..
VI VOGLIO BENE ❤️
SIATE SEMPRE CON CRISTO NOSTRO SIGNORE E SALVATORE !!!

Questa era la terza parte della miniserie "Jesus R-evolution" le altre due le aggiungo qui👇👇👇



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Fonti: 

Libro - Il risveglio dei carismi di Serafino Falvo 

https://bible.com/it/bible devozionale del piano - Cammino nello Spirito Santo dell'  app la bibbia




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