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sabato 25 dicembre 2021

💢⚒Le torture e gli omicidi dei "bella ciao"

 Dopo il primo articolo pubblicato l'anno scorso su questo blog da Stefania Sodacci riguardo alle diaboliche torture dei "bella ciao" i partigiani,  l'eccidio di malga bala che hanno perpetrato nel dopoguerra ai danni di ex fascisti oppure anche solo per antipatie o per tornaconti personali, senza però che il mondo abbia mai citato o ricordato questi orrori,ma che alla fine vengono ancora ricordati come eroi patrioti. Ecco un secondo articolo che parla degli orrori commessi da questi nefasti "eroi"   I PARTIGIANI. In questo articolo si racconta delle torture e le stragi commesse nel dopoguerra, quando ormai potevano anche essere evitate invece di continuare una striscia di violenza inaudita e cattiva,fatta di vendetta e torture.


LA NEMESI DEI 7 FRATELLI GOVONI

Nella campagna bolognese al confine con il territorio ferrarese, il giorno dopo la Liberazione la polizia partigiana infuriò a caccia di ex fascisti più o meno compromessi dalla politica o da rancori personali.
Dopo le decine di contadini più o meno facoltosi destinati a morire, l'11 maggio 1945 fu la volta dei 7 fratelli Govoni di Pieve di Cento.
Portati in un casolare isolato nella fattoria di un certo Emilio Grazia, nelle campagne di Argelato, furono torturati per ore e infine strangolati con delle funi. La più giovane dei Govoni, Ida, aveva vent'anni ed aveva un figlio di due mesi.
Il 24 febbraio 1951, diciassette scheletri furono riesumati in una fossa comune, compresi i resti di questi fratelli. Il referto dell'autopsia ha accertato che la maggior parte delle ossa di quegli scheletri erano fratturate dall'azione di colpi inferti in "limine vitae".
I carabinieri di San Pietro in Casale, comune al quale gravitava la territorialità di quelle stragi, hanno denunciato venticinque ex partigiani, poco dopo colpiti da ordini di cattura con la massima indignazione dell'Anpi.
Tredici furono i più colpevoli, che fiutarono l'aria infida, riuscirono a rifugiarsi in Cecoslovacchia con l'aiuto del partito e tra loro il sanguinario Luigi Borghi, nome di battaglia "Ultimo", comandante della polizia partigiana di Castel Maggiore, sul quale, secondo le carte ingiallite della procura di Bologna peseranno le accuse di centotrenta omicidi tutti commessi nel dopoguerra (FOTO).

Il processo per la strage dei Govoni, iniziato nel '52, si concluse nel '53 con ergastoli che alla fine di quell'anno furono annullati con la provvidenziale amnistia di Azara (dec. 53, n. 922).
Chi dice che le amnistie servissero ai fascisti?
Nemesi volle il sacrificio di questi sette fratelli che Pietro Calamandrei, apologeta della resistenza, volle tuttavia ignorare, riservando belle parole al sacrificio di altri sette fratelli, i Cervi, fucilati dai fascisti con l'acquiescenza della federazione comunista di Reggio .
Conosceva il mascalzone, ma lo ignorò, che i fratelli Govoni sono morti dopo ore di botte e agonia e non dopo i cinque secondi della fucilazione del cervo.
Durante le mie ricerche ho potuto, parlare con questi ex partigiani. Al loro ritorno dalla Cecoslovacchia, il partito li aveva risarciti con un appartamento nelle case popolari della città e un lavoro nei "servizi comunali", in particolare presso l'ATC, l'azienda di trasporti, affinché tutti potessero tranquillamente raggiungere la pensione.
Il boia Luigi Borghi è stato condannato per "solo" 40 dei 130 omicidi (strangolamenti, colpi alla nuca, ecc.) che aveva commesso.
Non poteva mancare una medaglia d'argento al valor militare, che però gli fu revocata dopo l'ergastolo nel '53.
Graziato nel 1966 da Saragat, morì nel 1988 all'età di 74 anni.


Grazie al canale telegram Tafelrunde per l'articolo che abbiamo tradotto in italiano https://t.me/DavidsWelt


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