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venerdì 14 agosto 2026

👊👑Lo schiaffo di Anagni e la fine dei Cavalieri Templari

Lo “Schiaffo di Anagni” fu l’apice di una tensione che covava da tempo. Alla base c’era il fragile equilibrio dei rapporti tra le famiglie baronali della Campagna, incrinato dalle scelte politiche di Bonifacio VIII a favore dei Caetani.

Il conflitto esplose il 3 maggio 1297, quando Stefano Colonna assalì sulla via Appia un convoglio diretto a Roma con i denari  destinati all’acquisto di Ninfa.

Il papa reagì convocando i cardinali Colonna e chiedendo: restituzione del denaro, consegna di Stefano e resa di Palestrina. Ma solo la prima richiesta fu accolta.

Poco dopo, dal castello di Lunghezza, i Colonna diffusero il famoso “Manifesto di Lunghezza”, che metteva in dubbio la legittimità dell’elezione di Bonifacio VIII. La risposta del pontefice fu durissima: scomunica dei Colonna e dei loro sostenitori.

⚜Sostenuti dal re di Francia, i Colonna si trovarono di fronte a un papa deciso a non arretrare: Bonifacio bandì addirittura una crociata contro di loro, con l’appoggio di Templari, Ospitalieri e Teutonici, e ordinò la distruzione di Palestrina.

I Colonna furono costretti alla fuga: Stefano riparò in Francia insieme a Sciarra.

La frattura era ormai insanabile.

Fonte: Proscio L., Lo Schiaffo di Anagni. La storia, i luoghi, le leggende, Roma 2023.

Lo schiaffo o oltraggio di Anagni fu l'umiliazione inflitta a Bonifacio VIII nella cittadina laziale il 7 settembre 1303 nella Cattedrale di Anagni.

L'oltraggio di Sciarra Colonna a Bonifacio VIII, incisione francese del XIX secolo

Il papa alla Cattedrale di Anagni(Antico episcopio e Canonica)quando venne raggiunto dagli assalitori e lì umiliato e imprigionato. Si trattò in realtà non tanto di uno schiaffo materiale, quanto piuttosto di un oltraggio morale, anche se la leggenda attribuisce a Giacomo Sciarra Colonna l'atto concreto di schiaffeggiare il papa.

Le Cause dello Scontro 

Potere supremo: Bonifacio VIII voleva che il Papa comandasse su tutti i re.

Tasse al clero: il re di Francia Filippo IV il Bello volle tassare i preti francesi.

Rifiuto papale: il Papa vietò la tassa con la bolla Clericos laicos e minacciò la scomunica.

Nemici locali: la nobile famiglia romana dei Colonna si alleò con il re di Francia contro il Papa.


 Lo schiaffo di Anagni (7 settembre 1303) fu l'oltraggio inflitto a Papa Bonifacio VIII da Sciarra Colonna e dagli armati del re francese Filippo il Bello. I Templari non parteciparono direttamente all'attacco, ma la caduta del Papa aprì la strada al re di Francia, che pochi anni dopo distrusse l'ordine dei Cavalieri Templari per brama di potere e ricchezza.

Il contesto dello scontro

La crisi: Papa Bonifacio VIII e Filippo IV il Bello lottavano per il potere politico ed economico sulla Chiesa e sui regni europei.

L'attacco: Le truppe francesi e i mercenari dei Colonna sorpresero il papa nel palazzo di Anagni per umiliarlo e bloccare una bolla di scomunica.

L'esito: Bonifacio VIII fu liberato dal popolo dopo pochi giorni, ma morì poco dopo a Roma.

Il legame con i Templari

Il nuovo papato: Dopo la morte di Bonifacio e il breve pontificato di Benedetto XI, fu eletto Papa Clemente V (1305), un francese devoto a Filippo il Bello.

La fine dell'ordine: Sotto pressione del re, Clemente V avviò la soppressione dei Templari nel 1307, arrestandoli e accusandoli di eresie. Vendicando così i Colonna della crociata contro di loro,realizzata da papa Bonifacio grazie ai Templari. 

La fine dei rivali: Il vuoto di potere lasciato dal ridimensionamento del papato dopo Anagni rese i Templari indifesi contro la monarchia francese.

Un breve video che racconta i luoghi e la storia del celebre oltraggio a Bonifacio VIII:

La leggenda vuole che non tutti i Templari furono imprigionati o uccisi nei combattimenti contro le truppe del re. Molti riuscirono a fuggire,portandosi con sé i veri tesori e ricchezze,lasciando il re a bocca asciutta...

Ma la leggenda dice soprattutto che al momento del rogo per l'ultimo gran maestro dei Cavalieri Templari, Jacques De Molay gli scaglio' una maledizione,disse che il papa e il re sarebbero morti prima della fine dell'anno,comparendo davanti al tribunale di Dio.

La fine del papa: Papa Clemente V morì appena un mese dopo il rogo, tra dolori atroci.

La fine del re: Re Filippo il Bello morì nello stesso anno in seguito a un misterioso incidente di caccia.


La Leggenda sulla Dinastia

La caduta dei Capetingi: La leggenda dice che la maledizione colpì l'intera casa reale francese.

Tredici generazioni: Si narra che la stirpe del re si sarebbe estinta o rovinata entro la tredicesima generazione.

Luigi XVI: Alcuni storici e romanzi ricordano che Luigi XVI, l'ultimo re di Francia decapitato durante la Rivoluzione, apparteneva alla tredicesima generazione dai discendenti di Filippo.



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giovedì 6 agosto 2026

🌏💠 Göbekli Tepe la nuova culla della civiltà

Prima di stendere questa piccola ricerca vorrei introdurre l'articolo con un mio pensiero...          La riscoperta di Göbekli Tepe ci ha fatto riscrivere la storia,ridatando la culla dell'umanità, il principio della civiltà. Quindi vorrei attirare la vostra attenzione su quante volte vi ho parlato dei reset che l'umanità ha subìto nella sua storia. I disinformatori più ridicoli in questi casi comincerebbero a parlare di extraterrestri,coloro che ci crearono e che vivevano sulla terra,tipo gli Annunnaki...              Ma secondo me la questione è molto più semplice,il pianeta terra ha visto diverse evoluzioni e altrettante distruzioni dell'essere umano,che si parli di autodistruzione o di giudizio Divino,la questione non cambia,volendo ci sarebbe anche una terza ipotesi, cioè L’annientamento da parte di forze oscure,di esseri interdimensionali che non vorrebbero far risvegliare l'umanità, quindi ci annienterebbero ad ogni fine era,ogni volta che l'uomo mostra una fiammella di risveglio...          Altra teoria invece vuole che questi esseri ad ogni fine era tirino le somme spartendosi le anime della terra, tramite "Mietitura".                    Comunque sia questo ritrovamento archeologico in Turchia ci ha fatto rivalutare tutta la nostra conoscenza della storia. Se partiamo da questa introduzione,allora abbiamo impostato la nostra mente su una buona base per far partire un ragionamento o un discernimento valido. 

È possibile quindi che 12.000 anni fa viveva sulla terra una civiltà talmente avanzata da costruire un complesso monumentale che oggi faremo fatica a costruire ?!? Se per noi fino a prima del ritrovamento di Göbekli Tepe i Sumeri erano la prima civiltà conosciuta e a quell'epoca non avevano ancora inventato la ruota,il ferro ecc... Ora invece scopriamo che millenni prima di loro esistevano già civiltà capaci di costruire monumenti e tempi che oggi non riusciremo a costruire. Stessa cosa varrebbe anche per le varie piramidi ritrovate in tutto il mondo. E sapendo questo,potrebbe essere possibile che oggi che siamo alla fine dell'era dei pesci iniziando l'era dell'acquario, potremmo essere proprio nel periodo della "Mietitura" ?!?                                             Dobbiamo ormai ammettere che migliaia di anni prima della nostra civiltà esistevano già altre civiltà, non all'età della pietra,ma molto più evolute di noi. E leggendo questo articolo troverete che Göbekli Tepe non è l'unico sito in Turchia che hanno riscoperto,si parla di altre civiltà ancora,e se prima di loro ci fossero state altre civiltà ancora più evolute?!? La stessa Bibbia ci ha parlato del diluvio universale, cioè un reset da parte di Dio il suo Creatore. Poi ci parla di giudizi Divini come Sodoma e Gomorra, alcuni validi libri ci parlano della dimenticata Tartaria,altri di Atlantide o Lemuria,i due  continenti scomparsi,anche molti teosofisti ci parlano degli atlantidei,degli ariani ecc...e  Rudolf Steiner ha scritto libri molto belli al riguardo. 

Lascio a voi l'ardua sentenza...

Göbekli Tepe è un sito archeologico straordinario nella Turchia sud-orientale, vicino a Şanlıurfa. Risalente a circa 11.600 anni fa (9600 a.C.), è considerato il complesso monumentale e tempio più antico del mondo, costruito da cacciatori-raccoglitori prima dell'invenzione dell'agricoltura e della ceramica. Più antico dei Sumeri,il sito resta ancora oggi un mistero riguardo a come sia stato possibile costruirlo a quei tempi.

Gli scavi sono iniziati sotto la direzione dell'archeologo tedesco Klaus Schmidt, che lo ha descritto come il "primo tempio del mondo", un luogo di culto di gran lunga precedente alle piramidi d'Egitto e a Stonehenge in Inghilterra.

Il sito è costituito da cerchi concentrici di enormi pilastri di calcare a forma di T, alcuni alti fino a cinque metri e pesanti oltre 10 tonnellate. Queste colonne sono sorprendenti sia per le loro dimensioni che per i rilievi scolpiti, che raffigurano animali come volpi, cinghiali, avvoltoi, serpenti e simboli astratti. Si ritiene che queste immagini avessero un significato rituale o mitologico, sebbene la loro interpretazione rimanga oggetto di dibattito.

La cosa più sconcertante è che, in un'epoca in cui gli utensili metallici e la ruota non erano ancora stati inventati, le comunità di cacciatori-raccoglitori sono riusciti a spostare, scolpire ed erigere queste masse di pietra con una pianificazione e una cooperazione sociale straordinarie.

Dotato di centinaia di stele antropomorfe, Gobeklii Tepe, in Turchia, è il sito archeologico conosciuto più antico del Mondo: risale a 12.000 anni fa, ma secondo alcuni potrebbe essere stato costruito, con attrezzi di pietra e legno e senza l' ausilio della ruota, molto tempo prima.

Quale Popolo megalitico l'ha costruito? Con quali mezzi? A quale scopo? Quanti sono realmente i cerchi che compongono il sito? E perchè fu accuratamente sepolto sotto tonnellate di terra che l'hanno mantenuto pressoché intatto?

La Turchia ha recentemente confermato ufficialmente il rinvenimento di altri 12 siti simili, tuttora da scavare ed indagare, distribuiti su una superficie enorme.

A questo punto non è più possibile definire Gobekli Tepe un caso unico e singolare, ma iniziano ad esserci prove consistenti di una vera e propria Civiltà antecedente a quelle comunemente ed ufficialmente riconosciute.

L'esistenza di questi siti comporta una ridefinizione della storia umana: o si retrodata l'inizio della civiltà a migliaia di anni prima di quanto convenzionalmente stabilito o si accetta l'idea che ci sia stata almeno una civiltà precedente poi scomparsa a causa di qualche catastrofe totale.


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giovedì 2 maggio 2024

🏹💠 Cimmeri, Sciti e Sarmati: i popoli iranici dell’antica Eurasia

 Viaggio alla scoperta delle antiche popolazioni indoeuropee di cavalieri guerrieri che occuparono, durante l’età del ferro, il vasto territorio compreso fra l’Est Europa, il Caucaso e le steppe dell’Asia centrale

Le popolazioni che – prima dell’irruzione dei Goti – si avvicendarono nell’area del Ponto appartenevano al ceppo iranico: i Cimmeri prima, gli Sciti poi, quindi i Sarmati. Erano irani delle steppe più selvaggi e nomadi.


I più antichi ad apparire in furono i Cimmeri, che colpirono la fantasia dei Greci. Per Omero i Cimmeri vivevano “di nebbia e nube avvolti” nell’estremo settentrione. La loro terra senza Sole veniva considerata un tramite per comunicare col mondo dei morti. Per questo Ulisse nella Odissea si reca appunto in Cimmeria per praticare la nekya, l’evocazione dei morti, compiendo un sacrificio di sangue che attira le anime dei morti dall’Erebo. Il mondo culturale romano curiosamente attribuì ai Cimmeri una serie di località italiche, localizzandone le sedi nella zona del Lago d’Averno o di Lucrino o a Cuma (secondo un ragionamento etimologico che collegava Cuma e Kymmeri): in tutti questi casi era esplicito il riferimento alla contiguità tra il popolo dei Cimmeri e il Mondo dei Morti. Infatti il Lago d’Averno veniva considerato porta d’accesso all’Ade e Cuma era sede di una celebre Sibilla che appunto viveva sospesa tra il mondo dei vivi e l’aldilà per poter pronunciare i suoi enigmatici vaticini.

Edmund Dulac, “The Dreamer of Dreams”, 1915.

Ma questo è mito. Nella realtà storiografica i Cimmeri furono una antica popolazione indoeuropea del Caucaso. A un certo punto pressati dagli Sciti si spostarono a Ovest e Sud, dilagando nel Vicino Oriente, dove furono alla fine sconfitti dagli Assiri. Gli Assiri stessi si accorsero che tra Cimmeri e Sciti avveniva una guerra in famiglia dal momento che entrambi appartenevano alla genia degli irani delle steppe.

Dei Cimmeri sono stati tramandati i nomi di tre re: Teushpa, Tugdamme e Sandakshatra. Si noti soprattutto nel terzo nome la forte valenza indo-iranica (gli Kshatrya in India erano gli appartenenti alla casta guerriera). I Cimmeri diedero il primo nome alla penisola di Crimea in antico denominata appunto Cimmeria.

A distanza di secoli fu Goethe a riprendere l’immagine omerica nella sua opera “Italienische Reise”, identificando con i Cimmeri i popoli del Nord immersi nelle nebbie, in contrapposizione al luminoso Mediterraneo. È cimmero il barbaro Conan partorito dalla fantasia dello scrittore americano del Novecento Robert E. Howard.

Il secondo popolo ad apparire nell’area a nord del Mar Nero per effetto di uno spostamento in direzione est-ovest furono gli Sciti. I Greci li consideravano progenie di Eracle e del mostro serpentino Echidna. Anche la loro origine storica si riconduce alla famiglia iranica. Gli Sciti chiamavano sé stessi Scoloti (Skuta o Saka), dal nome del re Skules. Nel nome nazionale si riconosce la radice indoeuropea *skeud: “gettare”, “tirare” (confronta con l’inglese to shoot), nome adeguato a un popolo di arcieri e cacciatori.

Ma, tornando al mito, da Eracle ed Echidna nacquero tre figli e l’eroe li sottopose alla prova del tendere l’arco. Il terzogenito vinse la prova e divenne primo re di Scizia. Un altro mito narra che il primo uomo nato in Scizia fosse Targitao, figlio di Zeus e del fiume Boristene. Anche questi generò tre figli. Un giorno dal cielo scesero tre doni divini: una coppa, un’ascia bipenne e un aratro. Anche in questo caso il terzogenito riuscì a impadronirsi dei doni e del regno. È evidente in questi miti lo schema della tripartizione indoeuropea duméziliana. La coppa è simbolo della funzione sacerdotale e della scienza divina, l’ascia bipenne rimanda alla funzione guerriera e l’aratro alla fecondità/ricchezza garantite dalla terza funzione sociale. La Coppa degli Sciti è il predecessore di ciò che nel Medio Evo celtico-germanico sarà la Coppa del Graal.

         Tappeto raffigurante cavalieri Sciti.

Nel fisico gli Sciti erano tipicamente europei, come confermano gli studi mitocondriali del 2002: spiccata la somiglianza con gli attuali abitatori dell’Europa dell’Est (con la diffusione dell’aplogruppo R1a1-M17). Secondo uno studio genetico del 2009, gli Sciti presentavano occhi blu o verdi, pelle e capelli chiari. I sovrani venivano scelti in base a criteri eugenetici, così stabilmente i corpi riesumati dei re presentano altezza di 1,80 m, spiccatamente superiore alla media del clan.

Provenendo dall’area compresa tra il Mar Caspio e i Monti Altaj a ridosso della Siberia, gli Sciti si stanziarono nella vasta area tra il Don e il Danubio nel X secolo avanti Cristo. Da quell’area scacciarono i Cimmeri che erano precedentemente stanziati lì. Avanzando gli Sciti, i Cimmeri si diedero alla fuga.

Una suddivisione interna dell’etnia attestata dai Greci era tra gli Sciti dell’Ovest, più dediti all’agricoltura, e quelli dell’Est fieri cacciatori nomadi. Nella loro fase di furore espansionista gli Sciti sconfinarono in Medio Oriente, sottomisero Assiri e Medi, entrarono in Palestina nel 700 avanti Cristo. L’impero mediorientale degli Sciti durò trenta anni e manifestò le sue intemperanze.

Racconta Erodoto che gli Sciti depredarono la città di Ascalona in Siria; un gruppo di loro saccheggiò il santuario di Afrodite Urania. La Divinità sdegnata per l’affronto punì i saccheggiatori e la loro discendenza con una “malattia femminile”: li rese impotenti e androgini: i loro figli andarono a formare la classe degli indovini androgini degli Enarei. Ricacciati a Nord da una coalizione di Medi e Babilonesi, gli Sciti subirono l’invasione persiana di Dario I. Intanto da Est avanzavano i Sarmati che spinsero gli Sciti a spostarsi più a Ovest. Il Regno Scita fu definitivamente estinto dai Goti nel II secolo dopo Cristo.

L’arte scita si trasmise nell’area ucraina alle successive popolazioni slave: un’arte fatta di vivaci decorazioni con scene di animali in movimento: il cervo, in particolare. L’elemento delle corna – simbolo di fecondità e rigenerazione – fu oggetto di miriadi di raffigurazioni. Gli Sciti ritenevano che il cervo conducesse anche gli uomini nell’aldilà. Le raffigurazioni degli uccelli rapaci lasciarono traccia nella successiva arte dei Goti e dei Franchi.

Carlo Bossoli, “Tomba di Mitridate”, un kurgan nei pressi di Kerch.

Tipici degli Sciti furono i Kurgan: tumuli funerari risalenti alla più alta preistoria indoeuropea. I capitribù venivano seppelliti nei Kurgan insieme a gioielli e suppellettili, con grande sfarzo. Ma le dimore stabili erano più per i morti che per i vivi: essi infatti non possedevano città strutturate, prediligendo la vita nomade.

Lo stile di vita era nomade e poligamo, ma gli Sciti erano anche decisamente xenofobi: punivano con la morte chi si ellenizzava nei costumi. Come iniziazione guerriera ogni Scita doveva bere il sangue del primo nemico ucciso. Alla fine di ogni battaglia il guerriero portava al re almeno una testa recisa, per guadagnarsi il diritto alla spartizione del bottino. Chi non ne aveva era escluso con disprezzo. Praticavano anche lo scalpo e lo scuoiamento del nemico, pelli e chiome diventando ornamenti.

Sascha Schneider, “The Shaman”, 1901.

A parte questa barbarie profonda, si ravvisa nei culti degli Sciti una somiglianza con quelli dei civilizzati Persiani nella loro fase pre-zoroastriana: il culto del fuoco, il culto di Mitra, lo sciamanesimo, l’uso di bevande inebrianti durante i riti, il sacrificio di cavalli, il giuramento presso il focolare del sovrano. Elementi tipici della cultura aryo-iranica e altri più generalmente indoeuropei (il sacrificio del cavallo è un caposaldo rituale dell’India e di Roma).

Alcuni studiosi sottolineano l’importanza fondamentale del culto di una Grande Dea dal corpo femminile e serpentiforme. Questo culto spiegherebbe anche il mito della origine degli Sciti da Erakle e dal mostro serpentiforme Echidna. Però solo al Dio della Guerra gli Sciti ergevano un tempio.

Erodoto attesta presso gli Sciti una straordinaria fascinazione per l’oro, metallo di valenza magica: l’oro era fondamento del potere, era ponte tra l’umano e il divino. Il re era il custode dell’oro sacro. Un altro elemento fondamentale della vita di questi barbari era – per ovvie considerazioni – il cavallo: compagno in vita e nell’oltretomba. Dal suo latte ricavavano una bevanda particolare: il kumys.

“Scythians at the Tomb of Ovid”, c. 1640.

A ridosso del crepuscolo dell’impero zarista e della rivoluzione bolscevica, in Russia si sviluppò un revival del mito scita. Il fiero barbaro scita dell’Est fu interpretato come figura libera e indomita e contrapposta al sedentario borghese occidentalizzato. Dello Scita si fece l’archetipo dell’identità russa profonda. È del 1914 la “suite scita” di Sergej Sergeevič Prokof’ev.

La terza popolazione della famiglia iranica-indoeuropea ad avvicendarsi nella vasta regione a Ovest del Caucaso sul Mar Nero fu quella dei Sarmati. Erano divisi in quattro grandi tribù, la più importante delle quali era quella degli Alani. Anche il movimento originario degli Alani fu da Est a Ovest: dalle regioni degli Urali meridionali (dove si scontravano con Battriani e Parti), i Sarmati si proiettarono verso la Russia meridionale europea ponendo fine al dominio degli Sciti sulla regione.

I Romani li percepirono principalmente come grandi allevatori di cavalli. Con l’Impero i Sarmati ebbero rapporti periodici di pace e guerra: schierandosi con i Daci al tempo di Traiano subirono una netta sconfitta nel momento della massima espansione di Roma. Ma fu il crollo dell’Urbe che espose i Sarmati ai movimenti di popoli da Nord e da Est: furono dominati prima dai Goti e poi dagli Unni.

Ma gruppi consistenti di Alani furono inglobati nell’impero e giocarono a suo favore. Già Marco Aurelio impiegò in Britannia gli eccellenti cavalieri alani. Nella battaglia di Pollenzo i cavalieri Sarmati fronteggiarono i Visigoti nelle file delle truppe dell’estenuato Impero. Come premio per questi servizi gli Alani ottennero di stanziarsi in alcuni centri nell’Italia Settentrionale sul Tanaro creando Sarmatorium.

Vasnetsov Viktor, “Battle between Scythians and Slavs”, 1881.

La valenza guerriera dei Sarmati era tutta concentrata sulla Cavalleria: si dividevano in cavalieri leggeri (arcieri a cavallo) e cavalieri catafratti: la cavalleria pesante dotata di armature formate da squame metalliche e di una lunga lancia d’impatto. Alcuni storici e lo stesso Pio Filippani-Ronconi vedono nella cavalleria catafratta degli Alani-Sarmati addirittura la premessa logistica a quella che sarà la Cavalleria feudale dell’Europa Medievale.

Poco dopo i Variaghi della Rus’ anche i Sarmati si convertirono al Cristianesimo Ortodosso. Subirono l’onda d’urto dei Mongoli e ne divennero popolo tributario. Poi dovettero subire l’espansionismo turco e generalmente islamico: assimilarono alcuni tratti di quelle culture, ma mantennero salda la fede ortodossa. Curiosamente i Sarmati esistono ancora e rappresentarono una delizia per le orecchie di Georges Dumézil: sono gli Osseti delle due repubbliche settentrionale e meridionale.

         Viktor Vasnetsov, “Knight at the Crossroads”, 1878.

Vi aggiungo una piccola parentesi di un articolo precedente, perché ormai sembra che involontariamente abbiamo creato una trilogia di questa storia,quindi vi esorto a leggere anche i due capitoli precedenti....

Facciamo adesso un passo indietro nel tempo, arrivando alle loro origini,la discendenza dei Cazari che abbiamo detto si pensa fossero Sciti e Sarmati che regnavano quelle terre da centinaia di anni prima di loro. Erodoto diceva che vi fossero oscure popolazioni di guerrieri dagli occhi di serpente, altri invece dicono che provenissero da un accoppiamento tra alcuni sciti con Amazzoni,le donne guerriere nate da popolazioni rettiliane. Infatti nella cultura Sarmata vigeva il matriarcato e le donne guerreggiavano come gli uomini. Ma in realtà oltre a Sciti e Sarmati a sud della Siberia vi erano popolazioni della steppa e delle foreste più profonde,il quale non si menzionano neanche di nome,alcuni come strabone le chiama le popolazioni oscure della steppa. Vi posto un piccolo articolo da Wikipedia sui sauromati 👇

I Sauromati 

I Sauromati (occhio di lucertola) sarebbero nati dall’Unione genetica degli indigeni con le specie animali, il termine significa: unire con i sauri. Vari autori antichi hanno parlato di questo popolo, tra loro Tacito, Plinio, Strabone, Pomponio Mela, Ippocrate, Diodoro di Sicilia e altri ancora. Il loro luogo di origine corrisponde all’odierno kazakistan, ovvero una vasta regione facente parte di quella che un tempo veniva chiamata Scizia.

Erodoto scriveva che i Sauromati non vanno confusi con gli Sciti e tutti quei popoli ad essi collegati, soprattutto con i Sarmati e gli Slavi: questi ultimi infatti non abitavano all’oriente del Tanai (l’odierno fiume Don).

Giovanni Battista Ramusio riporta che: “Onde furono primieramente Sauromati da’ Greci chiamati, dasauros che, come di sopra si è detto, vipera significa, e omma, che vol dire occhio, quasi volendo dire gente terribile e con occhi di vipera; dal qual tempo questa gente e questi paesi da essi abitati ritengono il nome di Sauromati e di Sauromazia”

L’unione mitologica della donna con il Serpente diede origine alle Amazzoni, che era un popolo diverso dagli altri, con leggi ed usanze uniche e questo ancor prima del racconto greco.Queste guerriere nacquero da una vera e propria selezione genetica che eliminava i nati di sesso maschile,non furono i "Sauromati" a discendere dalle Amazzoni ma bensì queste ultime a nascere dai primi. 

Dal post precedente: Alfa-romeo-visconti-sarmati-kazari-LA STIRPE DEI SAUROMATI



Articolo di: Alfonso Piscitelli

articolo originariamente pubblicato su EreticaMente

immagine: Viktor Vasnetsov, “Knight at the Crossroads”, 1878.


Bibliografia:

  • Fonti classiche:
    Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, libro LI
    Erodoto, Le Storie, libro IV
    Omero, Odissea, cap. X e XI.
    Plinio, Naturalis Historia, libro III
    Strabone, Geografia, libro V
  • Fonti Moderne:
    Enciclopedia Italiana Treccani, I Sarmati, consultabile on-line
    Georges Dumézil, Storie degli Sciti, Milano, Rizzoli, 1980
    Villar F., Gli indoeuropei e le origini dell’Europa, Bologna, Il Mulino, 1997


Fonte principale 👇

https://axismundi.blog/2018/03/10/cimmeri-sciti-e-sarmati-i-popoli-iranici-dellantica-eurasia/amp/


Articoli precedenti della trilogia: 

Alfa-romeo-visconti-sarmati-kazari- LA STIRPE DEI SAUROMATI



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mercoledì 4 maggio 2022

🔯🕎Michael Tsiron ci racconta la storia dei Kazari e dei falsi Ebrei - video

 In questo video Michael Tsiron ci parla di tutta la storia riguardo a chi erano i Kazari che mansioni avevano e quali rapporti con gli ebrei. Intervistato da red ICE creations,Tsiron racconta anche dei falsi ebrei e delle loro mansioni al potere....LA FRATELLANZA DELLA MORTE. Davvero un ottimo racconto molto informativo, buona visione.

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