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lunedì 1 maggio 2023

🌏💠 LE MULTINAZIONALI E LO SFRUTTAMENTO DELLA MANODOPERA NEL TERZO MONDO

 Scritto da Stefano Marcheselli

Non è possibile possedere un uomo. Non è più possibile farlo, globalmente parlando, dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, adottata dall’Organizzazione delle Nazioni Unite all’indomani della Seconda Guerra Mondiale. Il criterio universalmente riconosciuto di dignità umana è criterio applicabile a qualunque rapporto lavorativo, in qualunque parte del mondo.

In Italia, la schiavitù è punita dal codice penale dagli artt. 600 e seguenti.

“Chiunque esercita su una persona poteri corrispondenti a quelli del diritto di proprietà ovvero chiunque riduce o mantiene una persona in uno stato di soggezione continuativa, costringendola a prestazioni lavorative o sessuali ovvero all'accattonaggio o comunque al compimento di attività illecite che ne comportino lo sfruttamento ovvero a sottoporsi al prelievo di organi, è punito con la reclusione da otto a venti anni”.

Art. 600, c.1, cod.pen.

Il pensiero che una persona possa essere privata della propria libertà, sfruttata per un guadagno da parte di un altro essere umano, è qualcosa che va oltre l’illegalità dei fatti: è moralmente abominevole. Se ci soffermiamo a riflettere, non possiamo far altro che provare vergogna per la razza umana.

Ma la schiavitù non è mai stata davvero abolita, ha solo cambiato forma, si è evoluta; e, come ogni manifestazione di cattiveria umana, si è affinata.

Ad oggi, i Paesi occidentali che erigono muri e fili spinati contro gli immigrati dei Paesi dell’Asia e dell’Africa, depredano questi stessi posti di materie prime e sfruttano la loro gente per la loro produzione.

La schiavitù è un fenomeno tipico delle parti del mondo che si trovano in condizione di grande povertà economica, ma con grande abbondanza di capitale umano e materiale. Inoltre, inutile negarlo, la legge è meno restrittiva nella sua applicazione, consentendo di operare più o meno liberamente all’interno delle proprietà.

Non è un caso se le più grandi multinazionali delocalizzano le prime fasi della produzione in Africa e Asia, adottando le pratiche in uso dai produttori locali in merito allo sfruttamento delle persone e saccheggiando materie prime, al fine di ottenere il massimo guadagno e rendimento produttivo, a costo zero per i loro bilanci economici. Il costo lo pagano, con la vita, centinaia di adulti e bambini in tutto il mondo, costretti a lavorare in condizioni disumane per soddisfare ogni bisogno consumistico dei Paesi industrializzati.

Il problema del lavoro e dello sfruttamento della mano d’opera nel mondo è un problema che diventa ancor più preoccupante quando si pone l’accento sulla gravissima problematica che vede i bambini, anche molto piccoli, come protagonisti. Ce lo dice il gran numero di bambini e di adolescenti che intrecciano i tappeti indiani e pakistani, i raccoglitori di canna da zucchero in Brasile; quelli di tabacco nel Kazakistan; i baby cercatori d’oro delle miniere del Senegal, dove lavorano solo bambini–schiavi.

Si stima che nelle zone rurali della Costa d’Avorio, il maggior produttore al mondo di cacao, lavorano 4 bambini su 5; ogni anno dalle fabbriche del Pakistan, della Cina e dell’India escono 70 milioni di palloni di cuoio cuciti dalle piccole e agili dita dei bambini, impiegati per ore e ore in cambio di pochi spiccioli.

Tra le grandi multinazionali coinvolte nello sfruttamento della mano d’opera minorile, possiamo menzionare la Coca Cola, il colosso americano, o la Apple, la casa madre degli iPod, iPad e iPhone, nelle cui fabbriche dislocate in Cina sono stati trovati nel 2010 ben 91 bambini lavoratori.

Oppure della Mc Donald’s, della Nike, che produce articoli sportivi, o ancora della Timberland, la celebre marca di calzature americane: da un articolo apparso su Repubblica il 19/05/2005, a firma di Federico Rampini, che è stato per anni corrispondente di Repubblica da Pechino, apprendiamo che per confezionare un paio di scarpe Timberland, vendute nei nostri negozi a 150 euro, nella città di Zhongshan, in Cina, un minore di 14 anni percepisce un salario di 45 centesimi di euro. Il lavoro è di 16 ore al giorno, il suo letto è nella fabbrica, non ha assicurazione né ferie.

Questa realtà coinvolge in primo luogo i grandi produttori e distributori della tecnologia e dell’industria tessile: sono i prodotti di lusso, quelli più costosi, che fondano il loro impero su giornate lavorative che durano dalle 12 alle 16 ore di adulti e bambini che vengono pagati pochi centesimi all’ora e dormono dentro le fabbriche.

Le multinazionali in genere appaltano il lavoro a ditte locali, le quali a loro volta lo subappaltano a ditte più piccole. In questo "giro" si annida il lavoro dei bambini, difficilissimo da scovare, soprattutto perché, purtroppo, spesso è tollerato, se non addirittura legale. Ad esempio, in Indonesia il lavoro minorile è legalizzato (ma solo per 4 ore al giorno) e le piccole tute blu dell'industria manifatturiera sono almeno 300.000. Per salari bassissimi bambini e bambine lavoratori di 10-12 anni, assunti al posto dei genitori, vivono lontano dalle famiglie, poverissime e rurali.

In Asia, il lavoro minorile rappresenta un vero e proprio modello produttivo. In Africa, lavora un bambino su tre.

Quando acquistiamo un capo in una boutique o in un qualsiasi altro negozio, il prezzo che ci viene proposto ha una storia lontana, è un insieme di percentuali e numeri che muovono il pianeta intero; ecco la composizione tipica del prezzo di una t-shirt prodotta in Asia e venduta in Europa:

- 3% costo della manodopera;

- 5% dazi e trasporti;

- 6% costi generali di produzione;

- 11% costo materiali;

- 15% costi e profitti del marchio;

- 60% tasse, costi e profitti del distributore.

In quel misero 3% è rinchiuso il valore che a noi interessa. Il salario, così come previsto dalle convenzioni tra i Paesi di tutto il mondo, dovrebbe essere adeguato alla vita, dignitoso e dare la possibilità di mangiare, avere un alloggio e provvedere ai bisogni primari di ogni essere umano.

Ma questo non avviene in ogni parte del mondo e, spesso, quello che per noi è un lusso quasi indispensabile per qualcun altro è una vita misera.

Il monito è quindi uno: non è tutto oro quello che luccica. Ciò che nel mondo occidentale riveste un’importanza quasi morbosa, rappresentando uno status symbol per milioni di persone, è fatto del sangue e della libertà di gente sfruttata quasi fino allo schiavismo.

 

Fonti:

www.greenme.it

ilventunesimosecolo.blogspot.com

artwave.it

Www.humaneuropecapital.com/le.multinazionali.e.lo.sfruttamento.della.manodopera.nel.terzo.mondo.

La Nestlé, una delle multinazionali firmatarie, spicca negativamente. Nel 2005, due ONG (International Labor Rights Fund e Global Exchange) denunciarono Nestlé di sfruttamento del lavoro minorile e manodopera ridotta in schiavitù.

Il report delle ONG aveva come focus, in particolare, la denuncia dello sfruttamento di minori provenienti dal Mali, poi trasferiti in Costa d’Avorio per lavorare gratuitamente e in condizioni disastrose per la salute psico-fisica nelle piantagioni di cacao. La Nestlé è accusata anche di sfruttamento minorile in Thailandia. 

Non solo la multinazionale svizzera: anche Apple, Tesla, Alphabet (Google), Dell e Microsoft sono state accusate, il 12 dicembre 2019, tramite azione legale intentata dall’International Right Advocates (IRA) presso la Corte Federale del Distretto di Columbia negli Stati Uniti, di aver ottenuto considerevoli vantaggi dallo sfruttamento minorile, e di essere responsabili della morte di numerosi bambini e ragazzi impiegati nell’estrazione di cobalto nella Repubblica Democratica del Congo. 

E ancora (l’elenco potrebbe essere piuttosto lungo, nell’articolo sono citate solo alcune multinazionali): nel 2010 la multinazionale del tabacco Philip Morris ammise l’utilizzo della manodopera minorile nella raccolta del tabacco. Furono impiegati 72 bambini dell’età di 10 anni e, in più, l’azienda ha costretto lavoratori migranti ad operare in condizioni di schiavitù, dopo aver sottratto loro i documenti. 

Cosa dire di Victoria’s Secret, le cui dichiarazioni di provenienza “fair trade” del cotone lasciano l’amaro in bocca. La dicitura dovrebbe assicurare la garanzia di assenza di sfruttamento lavorativo, ma ciò non è risultato valido per l’azienda.

Nel 2007, il marchio statunitense lanciò la linea Burkina fashion, il cui obiettivo era quello di produrre una linea equa e solidale con tessuti esclusivamente africani. Ma il giornalista Cam Simpson, esponente della multinazionale operante nel settore dei mass media Bloomberg, ha testimoniato con un reportage risalente al dicembre 2011 la storia, in particolare, di Clarissa Kambire, tredicenne africana.

Il reportage racconta la giornata tipica di Clarissa, ripetutamente picchiata per svolgere un lavoro duro e doloroso. Come Clarissa, molti altri bambini e ragazzi venivano regolarmente sfruttati e picchiati, in Burkina Faso, al fine di produrre la sexy lingerie americana. 

Questi sono solo esempi. Moltissimi sono i colossi coinvolti in scandali e in ambiguità: Coca Cola, Nike, Benetton, Reebok, Puma, Timberland, Mc Donald’s…

Possedere un uomo non è più possibile da tempi relativamente recenti. L’Organizzazione delle Nazioni Unite lo affermò perentoriamente con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, il 10 dicembre 1948. Tuttavia, questo non sembra essere valido in tutti i contesti, anzi.

La domanda è sempre la stessa: cosa possiamo fare noi consumatori? Anzitutto, documentarci, e i media forniscono un lavoro prezioso a riguardo. Poi, ricordarci che il prodotto che acquistiamo non è solo un oggetto. Ha una storia, un percorso, spesso fatto di sangue, sudore e lacrime. Perfino di bambini. 

Aurora Scarnera

https://www.latestatamagazine.it/2023/01/sfruttamento-minorile-e-multinazionali-un-rapporto-scandaloso/

Vi consiglio vivamente di guardare questo importantissimo video inchiesta dal canale youtube  Daniele Lapenna e il blog "Il Ventunesimo secolo" 👇

Questo purtroppo è il mondo che stiamo creando,aiutando alle potenti multinazionali nel loro sfruttamento soprattutto di minori nei paesi poveri. Tutto questo grazie al nostro consumismo,l'avere avere avere e consumare consumare, buttare,ricomprare....
Noi siamo i più grandi responsabili della creazione di questa società malata, alimentandosi di sfruttamento e guerre per depredare risorse e bene,se questo non lo abbiamo capito fino ad ora,lo capiremo forse ben presto,quando saremo noi al posto di quei paesi....e pensare che tutto questo ha reso felici soltanto i potenti del mondo con le loro multinazionali criminali....perché per caso qualcuno potrebbe dirmi il contrario? Tutto questo consumismo,avere,spendere,buttare ha reso qualcuno veramente felice ed appagato ?!? No vero? Sono solo beni effimeri,beni materiali fini a se stessi,che non riusciranno mai a colmare il vuoto che si ha dentro,quello lo potrai colmare solo spiritualmente,solo grazie a Dio... TORNIAMO AD ESSERE UMANI !!!








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mercoledì 20 aprile 2022

📊📈📉I Maggiori a(ZION)isti della Pfizer sono le solite società piu potenti al mondo che finanziano anche le guerre,diventando sempre piu ricchi🔯

PFE - Pfizer Inc.

NYSE - Prezzo in tempo reale del Nasdaq. Valuta in USD

Principali titolari

Valuta in USD
Guasto
0,04%% di azioni detenute da All Insider
68,21%% di Azioni Detenute da Istituzioni
68,24%% del flottante detenuto dalle istituzioni
3.929Numero di istituzioni che detengono azioni

I migliori titolari istituzionali -    scorri verso               destra》》 

TitolareAzioniData riportata% FuoriValore
Vanguard Group, Inc. (Il)465.274.92530 dicembre 20218,24%27.474.484.321
Blackrock Inc.409.985.64430 dicembre 20217,26%24.209.652.278
State Street Corporation284.816.83230 dicembre 20215,04%16.818.433.929
Investitori del mondo dei capitali236.858.41630 dicembre 20214,19%13.986.489.464
Wellington Management Group, LLP221.419.68030 dicembre 20213,92%13.074.832.104
Geode Capital Management, LLC101.065.07330 dicembre 20211,79%5.967.892.560
Northern Trust Corporation67.992.18530 dicembre 20211,20%4.014.938.524
Banca d'America Corporation57.448.23530 dicembre 20211,02%3.392.318.276
Gestione degli investimenti della banca Norges56.763.60430 dicembre 20211,01%3.351.890.816
Banca di New York Mellon Corporation54.674.45230 dicembre 20210,97%3.228.526.390

I migliori detentori di fondi comuni - scorri verso    destra 》》》

TitolareAzioniData riportata% FuoriValore
Fondo Vanguard Total Stock Market Index159.512.69530 dicembre 20212,82%9.419.224.639
Fondo indice Vanguard 500118.865.65030 dicembre 20212,10%7.019.016.632
Fondo per gli investitori comuni di Washington65.825.74930 gennaio 20221,17%3.468.358.714
SPDR S&P 500 ETF Trust59.642.33030 gennaio 20221,06%3.142.554.367
Income Fund of America Inc58.264.90030 gennaio 20221,03%3.069.977.581
Fondo indicizzato Fidelity 50057.480.22327 febbraio 20221,02%2.698.121.667
Fondo per l'assistenza sanitaria specializzata Vanguard56.494.75230 gennaio 20221,00%2.976.708.482
Fondo bilanciato americano50.421.18330 dicembre 20210,89%2.977.370.856
iShares Core S&P 500 ETF46.675.49030 gennaio 20220,83%2.459.331.568
Vanguard Index Value Index Fund42.888.90430 dicembre 20210,76%2.532.589.781

Anche le persone guardano

SimboloUltimo prezzoModificare% Modificare
JNJ

Johnson & Johnson

183.46+0,38+0,21%
MRK

Merck & Co., Inc.

86.38+0,59+0,69%
INTC

Intel Corporation

48.24+0,31+0,65%
JPM

JPMorgan Chase & Co.

132.18+1.06+0,81%
XOM

Exxon Mobile Corporation

88.21+0,44+0,51%

Simile a PFE

SimboloUltimo prezzoModificare% Modificare
JNJ

Johnson & Johnson

183.46+0,38+0,21%
MRK

Merck & Co., Inc.

86.38+0,59+0,69%
ABBV

AbbVie Inc.

156.93+0,57+0,37%
BMY

Società Bristol-Myers Squibb

77.31+0.91+1.19%
LLY

Eli Lilly e compagnia

295.72-1.29-0,43%

Covid. La Pfizer raddoppia il fatturato ma gli azionisti vogliono di più

Senza precedenti il bilancio 2021, l’azienda è ora la più grande multinazionale farmaceutica del mondo. L’anno prossimo il fatturato potrebbe raggiungere i 100 miliardi di dollari, grazie alla pillola antivirale. Ma gli investitori non si accontentano e chiedono profitti ancora più alti

 

Gli azionisti della Pfizer non dimenticheranno facilmente il 2021. Nell’appuntamento trimestrale con gli investitori in cui ha presentato il bilancio dell’anno passato, l’amministratore delegato Albert Bourla ha snocciolato cifre impressionanti persino per una multinazionale farmaceutica. In un anno, il fatturato della Pfizer è praticamente raddoppiato, passando da 42 miliardi di dollari del 2020 agli 81 del 2021. Solo nel quarto trimestre, l’azienda ha registrato ricavi per quasi 24 miliardi di dollari e un utile di 3,39 miliardi. Grazie a questi numeri record, la Pfizer è destinata a diventare la più grande casa farmaceutica al mondo per fatturato (era l’ottava un anno fa), superata solo dalla Johnson & Johnson le cui attività però spaziano anche oltre il settore biomedicale. Le proiezioni per il 2022 sono ancora più rosee: le previsioni parlano di cento miliardi di ricavi.

QUESTA MONTAGNA di denaro si è accumulata grazie alla pandemia, che per Pfizer ha aperto un mercato senza precedenti. Circa 36 miliardi di dollari del fatturato 2021 provengono infatti da due soli prodotti legati al Covid-19: il vaccino Comirnaty e il farmaco anti-virale Paxlovid. Senza questi ricavi, l’azienda sarebbe cresciuta di un modesto 6%. L’espansione dell’azienda è stata aiutata anche dall’azione dei governi, che con acquisti anticipati per molti miliardi di euro negli Usa e nell’Unione Europea hanno rimosso ogni rischio d’impresa. In queste aree, il vaccino Pfizer rappresenta il 70% del mercato.

SONO NUMERI che basterebbero per una finanziaria, ma in futuro potrebbero addirittura crescere. Nel 2022, l’azienda prevede di incassare ancora di più grazie alla pandemia: 32 miliardi di euro dal vaccino e 22 miliardi dalla pillola. Secondo Bourla, la corsa al vaccino continuerà anche negli anni a venire. «I nostri ricercatori continuano a monitorare il virus Sars-Cov-2 e ritengono improbabile che esso venga eradicato del tutto nel prossimo futuro», ha detto il manager. Tra le ragioni, ha indicato «la distribuzione globale del virus», «la sua abilità di mutare ripetutamente» e la durata limitata dell’immunità. Bourla non ha fatto alcun riferimento alle disuguaglianze vaccinali, che hanno lasciato scoperte dal vaccino intere aree del pianeta da cui si sono regolarmente sviluppate nuove varianti. Si è limitato a riferire che un miliardo di dosi di vaccino sono state consegnate al governo Usa a prezzo di costo affinché siano distribuite nei paesi poveri. Il manager ha però dispensato ottimismo: «Ora disponiamo degli strumenti, come vaccini e trattamenti, che ci consentiranno non solo di gestire meglio la pandemia, ma anche di affrontare la fase endemica. Questi strumenti ci permetteranno di tornare alla normalità».

IL FUTURO DELL’AZIENDA è legato ai richiami di chi è già vaccinato. Proprio ieri l’Agenzia Europea del Farmaco ha iniziato a valutare il booster negli adolescenti, mentre la statunitense Food and Drug Administration ha sollecitato l’azienda a fornire i dati sul vaccino anche nei bambini al di sotto dei 5 anni. L’azienda, inoltre, ha iniziato la sperimentazione di una nuova dose di Comirnaty specifica per la variante omicron in volontari adulti.

L’altro tesoretto arriverà dal farmaco antivirale Paxlovid, che secondo i primi dati ha un’efficacia dell’89% nel prevenire le ospedalizzazioni nei pazienti ad alto rischio, del 70% nei pazienti a rischio standard e ha già ricevuto ordinativi in tutto il mondo. La previsione è di 120 milioni di trattamenti prodotti nel 2022, di cui 90 nella seconda metà dell’anno.

L’azienda ha anche stretto accordi con il Medicine Patent Pool, un fondo che gestisce le licenze brevettuali cedute dalle aziende dei paesi ricchi ai paesi più poveri. Questo permetterà di avviare anche una produzione di generici a basso costo del Paxlovid, che nei paesi più ricchi costa circa 600 dollari a trattamento. Nella seconda metà del 2022, inoltre, l’azienda sperimenterà un nuovo farmaco orale contro il Covid.

NONOSTANTE LE CASSE piene, l’azienda non intende però rinunciare ai profitti e collaborare con le agenzie di salute globale. Come la rivale Moderna, Pfizer ha rifiutato ogni aiuto al programma dell’Oms per portare in Africa la capacità locale di produrre vaccini. Né intende rinunciare al monopolio garantito dai brevetti, come chiedono i paesi a basso reddito all’Organizzazione mondiale del commercio. D’altronde il mercato non concede distrazioni umanitarie. Anzi, le comunicazioni della Pfizer hanno deluso gli investitori che si attendevano cifre addirittura migliori. Alla chiusura dell’incontro il titolo in borsa perdeva il 4% rispetto al giorno precedente.

* Fonte/autore: Andrea Capocci, il manifesto

https://www.dirittiglobali.it/2022/02/covid-la-pfizer-raddoppia-il-fatturato-ma-gli-azionisti-vogliono-di-piu/

Vorremmo farvi rendere conto chi sono queste potentissime 3 società di investimento aZIONisti che controllano la Pfizer ma allo stesso tempo controllano quasi il mondo intero....                    Se si è il maggior azionista di una qualunque semplice azienda, sicurissimamente sarà anche colui che la controlla,molto spesso arrivando anche a condizionare o consigliare o cambiare e deviare la stessa azienda o corporation,nella produzione o distribuzione o altro ancora, addirittura occupandosi anche delle questioni ai vertici della direzione.

Tim Cook

Tim Cook è l'attuale CEO e precedente COO di Apple, succedendo a Steve Jobs nel ruolo di CEO nel 2011, sei settimane prima della sua scomparsa a causa di un cancro al pancreas. Oltre ad essere CEO di Apple, Cook fa parte del consiglio di amministrazione di Nike.

Quindi nelle grandi multinazionali o corporation possiamo trovare gli stessi uomini in svariate dirigenze,addirittura alla Apple troviamo anche           

Al Gore

Al Gore è principalmente conosciuto per essere stato ex vicepresidente degli Stati Uniti, ma è anche membro del consiglio di amministrazione di Apple. È entrato nel consiglio nel 2003, tre anni dopo aver sofferto la sconfitta presidenziale di Bush nel 2000.

È famoso per il suo attivismo riguardo i cambiamenti climatici, per cui ha vinto il premio Nobel per la pace nel 2007. Sin dal suo ingresso nel consiglio di amministrazione, Al Gore ha accumulato 115.014 azioni. Considerando il prezzo per azione di $352,84, la sua quota di partecipazione equivale a $40.581.539.  

Pensate un po quanto conflitto d'interessi che troviamo in giro per il mondo,tra politica finanza multinazionali e industria farmaceutica....

Un esempio della potenza di queste corporation che controllano la Pfizer ve lo mostriamo qui di seguito,portando alla vostra conoscenza che gli stessi controllano anche la Apple,tra le tante...   Questi 3 gruppi non hanno solo Pfizer e Apple ma vi ripeto che ormai nelle loro grinfie hanno quasi il mondo intero. 
I maggiori azionisti istituzionali di Apple

Al momento della pubblicazione (10 giugno 2020), solo tre azionisti istituzionali sono stati inclusi nella presentazione del documento SEC 14A di Apple, poiché in possesso di una quota superiore al 5% delle azioni dalla società. Queste tre sono: The Vanguard Group, BlackRock e Berkshire Hathaway.

The Vanguard Group

Il Vanguard Group è una delle maggiori società di investimento al mondo, con 620mila miliardi di asset gestiti. 2 La società è guidata da Mortimer Buckley nel ruolo di presidente del consiglio di amministrazione e CEO.

La società deteneva 338.53.988 azioni, come riportato dal documento 14A consegnato al SEC. 1 Tenendo in considerazione il prezzo per azione di $352,84, la quota totale di Apple posseduta dal Vanguard Group vale $119.448.332.325 (quasi $120 miliardi).

BlackRock

BlackRock Inc è un'altra delle maggiori società d'investimento a livello mondiale, con 747 mila miliardi di dollari di asset gestiti.3 L'attuale CEO e presidente del consiglio di amministrazione di BlackRock è Larry Fink. Susan Wagner, membro del consiglio di amministrazione di Apple è fondatrice, ex direttrice e attuale membro del consiglio di amministrazione di BlackRock Inc.

BlackRock possiede 296.598.349 azioni di Apple, per un valore di $104.651.761.461 (quasi $105 miliardi) al prezzo di $352,84 per azione.

Berkshire Hathaway

Berkshire Hathaway è la società d'investimento di proprietà di Warren Buffet, uno degli uomini più ricchi al mondo. La compagnia viene descritta come un conglomerato finanziario più che come una società d'investimento, poiché possiede interamente marchi conosciuti quali Dairy Queen, Fruit of the Loom, Helzberg Diamonds e BNSF.

Berkshire Hathaway detiene anche quote di minoranza di Kraft Heinz, American Express, Coca-Cola e Bank of America, così come di Apple. Con un numero di azioni pari a 255.300.329, e considerando il valore di $352,84 per azione, Berkshire possiede circa $90.080.168.084 in titoli Apple.

Il movimento del prezzo delle azioni di Apple

Il seguente grafico, preso dalla nostra piattaforma, mostra l'andamento del prezzo delle azioni Apple dal 1 gennaio 2020 al 10 giugno 2020.

Come la maggior parte delle aziende in tutto il mondo, Apple è stata colpita dagli effetti della pandemia di Coronavirus, che ha temporalmente bloccato le vendite negli Apple store a causa dei lockdown imposti dai governi locali. Ma Apple sembra aver recuperato terreno avendo raggiunto il prezzo per azione più alto di sempre.


Jp Morgan, State Street, Fidelity, Vanguard, Capital Research, Blackrock sono i grandi azionisti dei principali produttori di armi al mondo. La sola State Street ha visto il valore delle suo quote salire di oltre 3 miliardi di dollari in meno di un mese. Tra i soci di molti produttori di armi anche la Banca centrale norvegese
Dallo scoppio del conflitto i titoli dei grandi gruppi della difesa hanno spiccato il volo. Nulla di strano, è chiaro che, indipendentemente da come e quando finirà la guerra in Ucraina, i budget per la difesa di molti paesi sono destinati a salire nei prossimi anni. Germania, Norvegia, Italia, Danimarca hanno già annunciato revisioni più o meno consistenti dei loro stanziamenti. Berlino sta per firmare un assegno da 100 miliardi di euro che serviranno per acquistare anche 35 jet F35 allo scopo di integrare meglio la sua aviazione con quelle degli altri paesi Nato, svolta epocale per il paese. Di conseguenza titoli come le statunitensi Northrop Grumman e Lockheed Martin hanno guadagnato oltre il 30% in meno di un mese. In deciso rialzo anche il terzo colosso della difesa Usa Raytheon Technologies. Sono le aziende che costruiscono, tra l’altro, i missili stinger e javelins di cui si sente molto parlare nello scenario ucraino, oltre ai jet F35 per cui stanno fioccando nuovi ordini. In Europa è accaduto lo stesso, anzi di più. Il più grande produttore di armi tedesco Rheinmetall ha quasi raddoppiato il suo valore così come Hensoldt, Leonardo e Thales hanno incamerato rialzi del 50%, la britannica Bae systems si è limitata a un progresso di circa il 30%.

Ma chi c’è dietro a questi big della difesa e delle armi? Ci sono i grandi nomi della finanza, più o meno i soliti che hanno quote significative dei gruppi di mezzo mondo. Nell’industria delle armi si distingue in particolare la statunitense State street global advisory, quarto gestore di patrimoni al mondo. Detiene una partecipazione del 14,5% in Lockheed Martin, del 9,2% in Raytheon Technologies e del 9,5% in Northrop Grummann. Altro grande socio dell’industria militare è Vanguard, società statunitense che gestisce asset per oltre 5mila miliardi di dollari. Possiede il 7,2% di Northrop Grummann, il 7,2% di Lockheed Martin, il 7,5% di Raytehon. Ha una quota del 2,8% nella tedesca Rheinmetall, l’ 1,3% della francese Thales, l’1,9% di Leonardo e lo 0,7% di Hensoldt. Tra i nomi più noti della finanza si segnalano l’onnipresente Blackrock che in portafoglio tiene il 4,1% di Northrop Grummann , il 4,8% di Lockheed Martin, il 4,7% di Raytheon, il 3% di Leonardo e lo 0,2% della britannica Bae Systems. C’è poi Jp Morgan, con quote in Northrop Grumann (2,9%) e Raytheon (1,5%). Soci di peso sono anche i gruppi di investimento Fidelity e Capital Research.

Meno prevedibile la presenza, in molti di questi gruppi, della divisione di investimenti della Banca centrale norvegese. “Lavoriamo per costruire la sicurezza e la ricchezza finanziaria delle nuove generazioni” si legge nella home page del sito. Norges bank è presente nell’azionariato di Rheinteall (2,5%), di Hensoldt (0,6%), Leonardo (0,6%), Thales (1,2%). In concreto cosa significa avere in portafoglio queste partecipazioni? Prendiamo ad esempio il caso di State Street, uno dei più rappresentativi. Le tre aziende di armi in cui è presente hanno registrato nelle ultime settimane un incremento della capitalizzazione complessivo di circa 35 miliardi di dollari. Significa che il valore delle sue partecipazioni è cresciuto di 3,7 miliardi in meno di un mese. C’è anche qualcuno che forse, nonostante tutto, stappa champagne.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/03/26/la-guerra-fa-ancora-piu-ricchi-i-big-della-finanza-la-mappa-degli-azionisti-dei-grandi-produttori-di-armi-soliti-noti-con-qualche-sorpresa/6536214/amp/




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